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Il significato di Stranger Things: perché il Sottosopra assomiglia sempre più alla realtà

A volte mi domando se Stranger Things non sia soltanto una serie, ma un modo elegante di raccontarci ciò che già vediamo ogni giorno senza volerlo vedere davvero. Perché il Sottosopra, quel mondo oscuro che vive accanto al nostro, non è poi così lontano. Lo percepiamo nelle notizie del mattino, nei volti stanchi della gente, nei gesti che non riusciamo a spiegare. È un’ombra che filtra nelle crepe della realtà, insinuandosi silenziosa finché non diventa parte del paesaggio.

Viviamo in un’epoca in cui il male non ha più bisogno di nascondersi dietro creature mostruose: sono gli esseri umani stessi a diventare portali aperti verso qualcosa di più buio. Guerre che esplodono come varchi improvvisi, violenze che nascono da persone insospettabili, suicidi che lasciano dietro di sé solo un sussurro d’incomprensione. Ogni femminicidio è un Demogorgone che strappa un pezzo di luce dal nostro mondo. Ogni gesto di cattiveria, ogni atto di crudeltà quotidiana, è un tentacolo che si infila silenzioso tra le pieghe della nostra umanità.

Stranger Things ci mostra che il Sottosopra non è semplicemente un luogo, ma una condizione. Un modo di essere, una vibrazione che si attiva quando la paura supera il coraggio, quando il silenzio prende il posto della voce, quando l’indifferenza diventa più comoda della responsabilità. E allora quel mondo oscuro prende forma attraverso di noi, come se fossimo antenne che captano frequenze distorte. Non servono portali nascosti in un laboratorio segreto; il portale più potente è sempre la mente umana.

Ma c’è un dettaglio che spesso dimentichiamo: nella serie, il Sottosopra non vince mai da solo. Ha bisogno di crepe, di punti deboli, di persone che abbassano la guardia. Allo stesso modo, nella realtà il male non nasce dal nulla. Si nutre delle nostre paure, dei nostri rancori, del bisogno disperato di sentirsi superiori o vendicati. È un virus emotivo che trova terreno fertile in chi non ha mai imparato a guardarsi dentro.

Eppure, la bellezza di Stranger Things non è l’oscurità, ma il fatto che l’oscurità può essere combattuta. Non con superpoteri, ma con ciò che di più umano possediamo: amicizia, amore, fiducia, spirito di sacrificio. Undici non vince perché è forte, ma perché è amata. Mike non guida il gruppo perché sa tutto, ma perché crede negli altri. Hopper sopravvive all’inferno perché ha una ragione per tornare.

È questa l’analogia più potente: il male nel nostro mondo avanza solo quando dimentichiamo il valore delle connessioni. Le guerre nascono quando gli uomini smettono di riconoscersi fratelli. Le violenze esplodono quando qualcuno rinuncia all’empatia. I suicidi aumentano quando chi soffre viene lasciato solo troppo a lungo. La cattiveria prospera quando la gentilezza viene considerata debolezza.

Non c’è Demogorgone più pericoloso di un cuore che si chiude.

Ma, allo stesso tempo, non c’è potere più grande di uno che decide di aprirsi nonostante tutto. Perché siamo fatti di luce tanto quanto di ombra, e spesso basta una sola persona che ti dice “Io ti vedo” per richiudere un portale che sembrava destinato a inghiottire tutto.

Forse Stranger Things funziona così bene perché non racconta un mondo immaginario: racconta il nostro, tradotto in simboli più semplici da riconoscere. È un mito moderno che ci ricorda quanto sia fragile la linea che separa il bene dal male, e quanto sia importante sceglierla ogni giorno. Il Sottosopra non scompare mai del tutto, ma nemmeno la luce lo fa. Vivono insieme, e dipende da noi alimentare l’una o l’altra.

E allora, mentre fuori continua a succedere di tutto, mentre gli esseri umani mostrano il loro lato peggiore e il mondo sembra perdere pezzi, ricordiamoci che la battaglia non si combatte fuori, ma dentro. Ogni volta che scegliamo di non rispondere alla rabbia con altra rabbia. Ogni volta che tendiamo una mano invece di voltare la testa. Ogni volta che trasformiamo il dolore in consapevolezza invece che in distruzione. Quelli sono i momenti in cui il Sottosopra si richiude, anche solo per un istante.

Forse non avremo mai i poteri di Undici, ma abbiamo qualcosa di altrettanto potente: la capacità di non lasciar vincere il buio. E questo, nel nostro mondo reale, vale molto di più di qualsiasi superpotere.

di Sergio T.

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