Disclosure Day: il film che mi ha fatto riflettere più di quanto immaginassi
Ieri sera ho visto Disclosure Day, il nuovo film di Steven Spielberg.
Devo essere sincero: mi aspettavo un grande film di fantascienza. Quello che non mi aspettavo era di ritrovarmi, a fine visione, con la mente piena di domande.
Da molti anni seguo il tema UFO, oggi chiamato più correttamente UAP. Ho letto documenti, ascoltato testimonianze, seguito audizioni ufficiali e osservato con attenzione come questo argomento sia lentamente passato dall’essere un tema di nicchia a qualcosa che viene discusso sempre più apertamente anche da istituzioni, militari e governi.
Forse è stato proprio questo a colpirmi del film.
Pur essendo un’opera cinematografica, Disclosure Day sembra inserirsi perfettamente in un momento storico molto particolare. Un momento in cui sempre più persone si stanno chiedendo se la realtà che conosciamo sia davvero tutta la realtà.
Durante la visione mi sono trovato più volte a pensare a una domanda che mi accompagna da anni: cosa accadrebbe se un giorno arrivasse una conferma ufficiale che non siamo soli nell’universo?
Non parlo necessariamente di astronavi che atterrano nelle piazze delle nostre città o di scenari hollywoodiani. Parlo di qualcosa di molto più profondo.
Come reagirebbe l’umanità?
Saremmo pronti ad accettare che la nostra civiltà potrebbe non essere l’unica forma di intelligenza presente nell’universo?
Oppure quella scoperta metterebbe in discussione molte delle certezze sulle quali abbiamo costruito la nostra visione del mondo?
Mentre guardavo il film, mi è venuto in mente che forse il vero shock non sarebbe la presenza di altre civiltà.
Il vero shock sarebbe comprendere quanto poco sappiamo ancora della realtà in cui viviamo.
Viviamo in un’epoca straordinaria. Negli ultimi anni abbiamo assistito a dichiarazioni ufficiali che fino a poco tempo fa sarebbero state considerate impensabili. Abbiamo visto piloti militari raccontare pubblicamente esperienze difficili da spiegare. Abbiamo assistito a udienze parlamentari dedicate ai fenomeni aerei non identificati. Abbiamo visto il termine UAP entrare nel linguaggio comune.
Eppure, nonostante tutto questo, la maggior parte delle persone continua la propria vita senza porsi troppe domande.
Forse perché le grandi domande fanno paura.
Oppure perché intuire che la realtà possa essere molto più vasta di quanto immaginiamo significa anche accettare che molte delle nostre convinzioni potrebbero essere incomplete.
Spielberg, a mio avviso, riesce ancora una volta a fare ciò che gli riesce meglio: utilizzare la fantascienza per parlare dell’essere umano.
Dietro il tema extraterrestre, infatti, io ho visto soprattutto un film che parla di coscienza, di evoluzione e di apertura mentale.
Un film che non cerca necessariamente di fornire risposte, ma che invita lo spettatore a guardare oltre ciò che considera possibile.
E forse è proprio questo il punto più interessante.
Da anni mi occupo di misteri, ufologia e temi legati alla natura della realtà. Non ho mai pensato che fosse importante convincere qualcuno di qualcosa. Ho sempre creduto che il vero valore stia nel continuare a farsi domande.
Perché ogni grande scoperta dell’umanità è iniziata esattamente così.
Con una domanda.
Alla fine del film sono rimasto qualche minuto in silenzio.
Non perché avessi trovato delle risposte.
Ma perché mi ero ricordato di quanto sia affascinante continuare a cercarle.
Che Disclosure Day si riveli soltanto un grande film di fantascienza o qualcosa di più, lascio che sia ogni spettatore a deciderlo.
Una cosa però posso dirla.
Quando sono uscito dalla sala, ho alzato lo sguardo verso il cielo.
E per qualche istante l’universo mi è sembrato ancora più grande, misterioso e pieno di possibilità.
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