Gli studi condotti dal dottor Sam Parnia e dai suoi colleghi presso la NYU Langone School of Medicine di New York City hanno rivelato informazioni intriganti riguardo alla coscienza dopo la morte.
Secondo la loro ricerca, molte persone sopravvissute ad un arresto cardiaco, dopo essere biologicamente attraversate la soglia della morte prima di essere rianimate, hanno riportato esperienze di lucidità e processi di pensiero ben strutturati. Alcuni di loro hanno descritto di vedere parenti defunti e di rivedere le loro azioni e intenzioni verso gli altri durante la vita. Inoltre, molti hanno ricordato dettagli della propria rianimazione [1].
Ciò ha suscitato interesse anche nei confronti di un fenomeno poco compreso chiamato lucidità paradossale (PL) riscontrato in pazienti con demenza avanzata. Tale fenomeno si manifesta con improvvisi momenti di chiarezza cognitiva e comunicazione verbale, soprattutto vicino alla fine della vita. Il dottor Parnia e il suo team hanno ottenuto un finanziamento quinquennale dall’Istituto Nazionale dell’Invecchiamento per creare la prima definizione e scala di misurazione del fenomeno PL. La ricerca mira anche a identificare nuove vie per la lucidità in pazienti con demenza e a comprendere meglio l’esperienza cognitiva della morte [1].
La ricerca del dottor Parnia ha dimostrato che le esperienze di morte riportate da coloro che hanno avuto un arresto cardiaco non corrispondono a allucinazioni, illusioni o esperienze indotte da droghe psichedeliche.
Piuttosto, queste esperienze seguono un particolare sviluppo narrativo che coinvolge la percezione di separazione dal corpo, un senso di coscienza amplificata e la consapevolezza della morte, un viaggio verso una destinazione, una revisione significativa e mirata della propria vita, una percezione di essere in un luogo che si sente come “casa” e un ritorno alla vita. Si è osservato che tali esperienze sono associate a trasformazioni e crescita psicologica a lungo termine e sembrano correlare con l’attivazione di attività gamma e picchi elettrici nel cervello, che sono indicativi di stati di coscienza amplificati su elettroencefalografia (EEG) [3].
Queste scoperte hanno portato a una maggiore comprensione di come la coscienza possa persistere anche in relazione alla morte e hanno aperto nuovi orizzonti nella comprensione della morte stessa e dei fenomeni ad essa correlati.
Nonostante il fatto che studi sistematici non abbiano ancora potuto dimostrare in modo assoluto la realtà o il significato di queste esperienze riportate dai pazienti in relazione alla morte, le evidenze suggeriscono che né i processi fisiologici né quelli cognitivi terminino con la morte. Ciò offre spunti intriganti sul modo in cui la coscienza esiste negli esseri umani e potrebbe aprire la strada a ulteriori ricerche [3].
Unisciti a noi. Segui Hackthematrix su Facebook. Unisciti al nostro gruppo Telegram . Seguici anche su Google News
