Mar. Ago 25th, 2026

C’è una remota ma affascinante possibilità che, nel punto esatto in cui Platone collocava la leggendaria Atlantide, si nasconda una gigantesca struttura artificiale? Alcuni studiosi e appassionati sostengono che, sotto le acque dell’Atlantico, nei pressi delle Azzorre, esista una piramide sommersa di proporzioni colossali: circa 60 metri di altezza e con una base di oltre 8.000 metri quadrati.
Un ritrovamento che, se confermato, potrebbe riscrivere la storia antica.

Da secoli, il mito di Atlantide continua ad affascinare archeologi, storici e sognatori. Platone la descrisse come una civiltà grandiosa, avanzata e potente, distrutta da una catastrofe improvvisa che la fece sprofondare nelle profondità del mare. Per alcuni si tratta solo di una parabola filosofica, per altri di un ricordo storico di un mondo realmente esistito, spazzato via da forze naturali o da eventi cosmici di cui abbiamo perso la memoria.

La fonte del mito: Solone e il racconto di Sonchis di Sais

Secondo quanto riportato nei dialoghi di Platone, Timeo e Crizia, il racconto di Atlantide non nacque dalla fantasia del filosofo, ma dalle parole di Solone, legislatore e poeta ateniese vissuto due secoli prima.
Durante uno dei suoi viaggi in Egitto, Solone incontrò un anziano sacerdote chiamato Sonchis di Sais, custode di antichi testi e conoscenze tramandate da millenni. Fu lui a raccontargli di una grande civiltà che sarebbe esistita 9.000 anni prima di Solone, una potenza marinara e militare che dominava gran parte dell’Europa occidentale e del Nord Africa.

Platone narra che Atlantide si trovasse oltre le Colonne d’Ercole (l’attuale stretto di Gibilterra), e che fosse un’isola “più grande della Libia e dell’Asia Minore messe insieme”. Un impero vasto e tecnologicamente avanzato, la cui superbia avrebbe però attirato l’ira degli dèi. In un solo giorno e una notte di catastrofe – racconta Platone – terremoti e inondazioni avrebbero inghiottito l’isola e i suoi abitanti, facendola scomparire nel mare.

“Attraverso violenti terremoti e alluvioni, in un solo giorno e notte di disgrazia, l’intera razza fu inghiottita dalla Terra, e l’isola di Atlantide scomparve nelle profondità del mare.”
Platone, Timeo

Mentre in Grecia il ricordo dell’evento svanì col tempo, in Egitto la memoria di quella civiltà continuò a essere custodita nei templi, finché Solone non riportò la storia in patria. Da lui la ascoltò Crizia, e da Crizia infine Platone, che la immortalò nei suoi scritti.

Le Azzorre: le “isole di Atlantide”?

Cosa c’è oggi, dunque, oltre le Colonne d’Ercole che possa far pensare a un legame con la mitica Atlantide?
Le Azzorre, un arcipelago di nove isole vulcaniche situate nell’Atlantico, a più di mille chilometri da Lisbona, rappresentano da tempo uno dei luoghi più citati quando si parla di Atlantide.
La loro posizione geografica corrisponde sorprendentemente con quella indicata da Platone, e la loro origine geologica, di tipo vulcanico, si accorda con la descrizione di un’isola scomparsa a causa di cataclismi naturali.

La scoperta di una piramide sottomarina

Proprio al largo delle isole di São Miguel e Terceira, alcuni ricercatori hanno individuato una struttura piramidale sommersa che ha alimentato nuove ipotesi sul mistero. Secondo le prime analisi, si tratterebbe di una costruzione di forma perfettamente quadrata, orientata con precisione verso i punti cardinali, come se fosse stata realizzata da una civiltà dotata di conoscenze avanzate in astronomia e ingegneria.

Il primo a segnalare la presenza della presunta piramide fu Diocleciano Silva, un navigatore portoghese che nel corso di una battuta di pesca notò, grazie alle apparecchiature di batimetria della sua imbarcazione, un rilievo anomalo sul fondale.
La batimetria, infatti, è la scienza che studia la profondità dei fondali marini e permette di mappare le strutture sottomarine con grande precisione. Le letture indicavano una forma perfettamente regolare, alta una sessantina di metri, la cui base copriva un’area di 8.000 metri quadrati.

Intervistato dal quotidiano portoghese Diário Insular, Silva dichiarò:

“La piramide è perfettamente modellata e sembra essere orientata verso i punti cardinali. È difficile credere che si tratti di una semplice formazione naturale.”

Una costruzione di 20.000 anni?

Alcune stime ipotizzano che la piramide sia sommersa da oltre 20.000 anni, periodo che coinciderebbe con la fine dell’ultima era glaciale, quando i ghiacciai iniziarono a sciogliersi e il livello dei mari si alzò di decine di metri. Se questa datazione fosse corretta, significherebbe che la struttura è più antica delle piramidi egizie, e appartiene a un’epoca di cui la storia ufficiale non conserva alcuna traccia.

Naturalmente, gli scienziati più cauti ritengono che possa trattarsi di una formazione naturale, modellata da fenomeni vulcanici e geologici nel corso dei millenni. Tuttavia, la precisione geometrica e l’allineamento ai punti cardinali lasciano aperta la porta al dubbio.

Atlantide: mito o memoria di un mondo perduto?

Il fascino di Atlantide continua a resistere al tempo, sospeso tra mito e realtà. Forse Platone non intendeva descrivere un luogo reale, ma un simbolo della caduta di una civiltà arrogante e potente. Oppure, come suggeriscono alcuni ricercatori indipendenti, il suo racconto potrebbe essere la traccia sbiadita di una verità storica, tramandata per via orale e deformata nel corso dei millenni.

Che si tratti di pura leggenda o di un frammento di storia dimenticata, il mistero di Atlantide e della presunta piramide sommersa delle Azzorre rimane uno dei più grandi enigmi del nostro pianeta. E chissà: forse, nascosta sotto le acque dell’Atlantico, dorme ancora una parte del passato che non abbiamo mai davvero conosciuto.

Di Deslok

Indagatore dell'insolito e dei fenomeni inspiegabili.

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