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Archeologia Misteriosa

LE DIVINITÀ CHE SI RIBELLARONO AGLI ANUNNAKI

Gli Igigi danno ascolto al loro compagno e gettano nel fuoco gli strumenti da lavoro, e marciando uniti, si indirizzano verso il santuario di Enlil. Così si legge nel poema:

“Quando gli dèi erano uomini, sottostavano alle fatica, portavano il canestro di lavoro; il canestro di lavoro degli dèi era troppo grande, il lavoro oltremodo pesante, la fatica enorme; i grandi Anunnaki, i sette, avevano imposto la fatica agli Igigi”.

Quello che segue è in parte danneggiato, ma sembra indicare che gli Igigi non volessero più sottostare alla fatica, costringendo gli Annunaki a trovare una soluzione definitiva. Ecco allora che gli Annunaki crearono gli esseri umani, che da allora in poi dovettero sopportare il lavoro degli dèi.

Enlil piange e medita di abbandonare la terra e salire in cielo con Anu, restituendo a lui le competenze divine sulla terra. Anu replica che ben comprende le ragioni degli Igigi, troppo grande è la loro fatica, quindi suggerisce di creare l’uomo (Lullû), quindi fa convocare la dea Mammu (Ea), la dea madre, affinché operi questa creazione e fa comunicare la sua decisione agli Igigi, i quali, sentendosi sollevati dalle estenuanti fatiche, esultano.

Mammu si prepara quindi all’opera di creazione, per questa ragione gli dèi Igigi decidono di indicare Mammu in qualità di “Signora di tutti gli dèi” (Bêlet-kala-ilî). Ea (o Mammu) mescola l’argilla quindi convoca gli Anunnaki e gli Igigi che sputano sopra l’impasto.

L’uomo si prepara a “essere” e gli verrà assegnato il compito che prima spettava agli dèi Igigi: il pesante lavoro sulla terra.

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