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Daniel Whitmire: “il Pianeta 9, potrebbe essere in parte la causa delle tante estinzioni di massa avvenute sulla Terra.”

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Il 17 Marzo 2016, osservando Giove con l’utilizzo dei loro telescopi, alcune persone hanno assistito a uno strano fenomeno. Un flash di grandissima portata. Si noti che la luce emessa ha superato in intensità la luminosità dei “satelliti galileiani” (Io, Europa, Ganimede e Callisto).

Il primo a evidenziare il fenomeno è stato un appassionato astrofilo austriaco.

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Le prime ipotesi sono state varie e la più probabile, ma non ancora confermata, è quella dell’impatto di una cometa sul gigante gassoso del nostro sistema solare. Si pensi che Giove è il pianeta con la più alta frequenza di impatti tra quelli del sistema e ciò è dovuto alla sua enorme massa. La sua influenza gravitazionale, la terza dopo quella del Sole e di Nettuno, e la sua posizione a ridosso dei cosiddetti “pianeti interni” gli permette di catturare con una certa facilità comete e asteroidi in orbita attorno al Sole o provenienti direttamente dalla Nube di Oort.

Inoltre la sua grande attrazione di gravità aumenta la “velocità di caduta” del corpo di circa cinque volte rispetto al medesimo fenomeno sulla Terra, cioè ca. 150/160 km/s, pari a ca. 540 mila km/h.

Va ricordato che in epoca recente è stato osservato e fotografato un impatto cometario, proprio su Giove, di grande rilevanza. Nel 1994, tra il 16 e il 22 Luglio, la cometa D/1993 F2, conosciuta come Shoemaker-Levy 9, dopo un lungo tragitto di avvicinamento, si disgregò in più parti per la terribile forza gravitazionale del pianeta per poi abbattersi sulla sua atmosfera. La collisione del frammento G deflagrò con un’energia approssimativa di 6 milioni di megaton (più o meno 750 volte tutto l’arsenale nucleare mondiale) e venne giudicato come il più grande della serie.

Fino ad allora, e per diversi anni a seguire, si era pensato che fossero proprio le masse del Sole, di Giove e di Nettuno a influenzare i corpi celesti “naviganti” attorno e all’interno del sistema solare. Poi, però, la teoria riguardante un ipotetico “pianeta 9” esterno all’orbita di Plutone (declassato a pianetino, o pianeta nano) aveva iniziato a turbare le convenzioni dell’astronomia classica.

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Il principale teorico del Pianeta 9, Michael Brown (Professore di Astronomia Planetaria presso il California Insitute of Technology -Caltech-), tramite il Progetto OSSOS (Outer Solar System Origin Survey) avrebbe calcolato che nella fascia di Kuiper ci sarebbe un oggetto molto grande dall’orbita estremamente eccentrica e ampia: la sua orbita impiegherebbe più di 18mila anni per compiersi e non arriverebbe mai a una distanza inferiore ai 60 miliardi di km dal Sole. Dieci volte più lontano di Plutone.

Daniel Whitmire
Daniel Whitmire

Proprio in questi giorni Daniel Whitmire, Professore di Astrofisica, ha formulato una ipotesi secondo la quale il Pianeta 9, nascosto appunto ai confini del nostro sistema, potrebbe influenzare migliaia di comete e meteoriti “scagliandoli” verso i pianeti interni. Per capire come questo possa accadere va considerata l’ipotetica massa di questo oggetto celeste (secondo calcoli degli astronomi del Caltech): circa dieci volte la massa della Terra. Sulla sua composizione si scatenano molte ipotesi, da quella che lo vorrebbe molto simile ai giganti gassosi noti (Giove, Urano e Nettuno), a quella per cui si tratterebbe di un pianeta roccioso, pertanto, probabilmente, dotato di un nucleo attivo con conseguente enorme campo magnetico.

 

Secondo la teoria di Whitmire potrebbe essere proprio l’immensa influenza gravitazionale di questo “pianeta nascosto” ad aver provocato i tanti impatti nel nostro sistema e anche, forse, essere in parte responsabile delle tante estinzioni di massa avvenute sulla Terra.

Il mistero delle grandi estinzioni che pare avvengano con varia ciclicità è oggetto di studio di scienziati e studiosi che ancora oggi non hanno trovato una risposta.

Su queste estinzioni esistono numerose teorie, tra le quali le più accreditate vedrebbero cinque Grandi Estinzioni (chiamate Big Five) avvenute rispettivamente 450, 377, 251, 203 e 66 milioni di anni fa e una serie di “Piccole Estinzioni”di frequenza media di circa una ogni 26 milioni di anni.

Se la teoria di Whitmire fosse esatta (va detto che è stata riportata anche sulla nota rivista “The Independent”) si potrebbe finalmente fare un po’ di luce su enigmi di grande rilievo per la storia della Terra: non solo la scoperta di un pianeta lontano e ancora invisibile, ma soprattutto la sua incredibile influenza su tutti i corpi del sistema solare.

Sicuramente abbiamo ancora moltissime cose da scoprire e grazie alle nuove tecnologie messe a disposizione dalla ricerca scientifica conosceremo sempre meglio l’Universo di cui facciamo parte.

Notizie scientifiche tratte da Wikipedia e pagina Facebook, chi ha paura del buio?

di Sergio Tracchi e Rolando Cimicchi – Redazione Hackthematrix

Sergio Tracchi - Rolando Cimicchi
Sergio Tracchi – Rolando Cimicchi

 

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