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Aeramya

LE LINEE DI NAZCA

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L’articolo che vogliamo condividere con Voi nella rubrica “Aeramya” di Hack the Matrix riguarda una zona del pianeta il cui terreno è costituito da oltre tredicimila linee che formano più di ottocento disegni. Qualcuno avrà già inteso l’argomento che approfondiremo, si tratta delle “linee di Nazca”.

 

Nazca si trova nel Perù meridionale in un il luogo tra i più aridi e inabitabili. Nessuna popolazione umana ha mai voluto mettere le proprie radici qui e si capisce il perché, in quanto il suolo lunare sarebbe certamente più accogliente.

L’ampio spazio rende invece molto appetibile la creazione di opere su vasta scala. Con trecento chilometri di tavolato ininterrotto, non sorprende sia stato scelto dagli ignoti artisti. Decisivo è anche il fatto che, nonostante il soffiare di venti impetuosi, per una felice combinazione della fisica essi perdono intensità a livello del terreno, che genera a sua volta un campo di forza protettivo e ciò impedisce che le opere vengano rovinate.

Essendo quindi uno dei luoghi più secchi al mondo, le cose qui tendono a conservarsi. Impresse sul terreno giacciono gigantesche figure zoomorfe e una miriade di linee che incrociandosi formano reticolati.

 

 

Sono stati eseguiti su scala gigantesca, quindi osservabili e apprezzabili solo sorvolando la zona con un aereo o una mongolfiera.

Secondo ciò che afferma la gente di queste parti, non è opera degli antenati Incas, ma dei Viracochas, gli antichi Dei della mitologia andina, collegabili agli Anunnaki della mitologia Sumera o ai Neteru di quella Egizia. Migliaia di anni orsono lasciarono le loro impronte anche in altre zone della regione andina, vogliate pensare a Tiahuanaco e Macchu Picchu, tra i luoghi più rappresentativi.

VIRACOCHA

Gli esperti riguardo l’età di Nazca si sono basati su frammenti di vasellame e altri cocci trovati incastonati tra i disegni. I materiali organici rinvenuti hanno fornito una data che approssimativamente va ad orientarsi tra il 350 a.C e il 650 a.C.

In realtà, le stime, non ci dicono nulla sull’età delle linee poiché è impossibile datarle con precisione. In teoria potrebbero essere di migliaia di anni più antiche e i manufatti rinvenuti opera di popolazioni posteriori.

I disegni sono sparpagliati a caso e vi sono centinaia di figure diverse. Troviamo la rappresentazione di animali e uccelli, ma anche un numero vasto di forme geometriche come triangoli, trapezi, rettangoli. Vi sono anche linee rette che rendono il tutto quasi incomprensibile. Dall’alto danno l’impressione di essere piste di atterraggio, ma dalla forma fanno pensare che l’ideatore di tutto abbia avuto una fervida immaginazione.

 

Essendo visibili bene soltanto dall’alto, dobbiamo considerare che a quei tempi gli esseri umani non erano in grado di volare, per questo non ci sorprendiamo al pensiero che se si fosse trattato realmente di piste di atterraggio, i mezzi in questione sarebbero potuti essere velivoli alieni. Questa la teoria dello scrittore svizzero Erich Von Daniken.

Altri invece sostengono che esseri progrediti abbastanza da fare viaggi interstellari, avrebbero fatto abbassare i loro dischi volanti in linea verticale per cui non avrebbero avuto bisogno di piste sulle quali atterrare.

Viste da terra le linee sono scalfitture apportate sulla superficie asportando tonnellate di ciottoli vulcanici fino al punto di rendere visibile il fondo più chiaro del deserto di sabbia e argilla dorata. Inoltre il terreno risulta essere troppo molle e veicoli pesanti avrebbero trovato difficoltoso il percorrerle. La stessa matematica tedesca Maria Reiche affermò: “temo che i cosmonauti si sarebbero insabbiati”.

Se non si tratta di piste di atterraggio cos’altro potrebbero essere? Nessuno è stato in grado di rispondere a questa domanda. Le figure rappresentanti animali sono più antiche dei reticolati geometrici, quindi probabilmente l’opera a noi visibile oggi è il risultato di due fasi di lavorazione distinte e distanti tra loro temporalmente. Lo si nota dato che le linee rette intersecano e cancellano parzialmente le altre figure. I creatori originari delle linee di Nazca quanto erano sofisticati? Che conoscenze avanzate avevano per apporre le loro firme gigantesche sull’altipiano?

Secondo la dottoressa Philis Pitluga (astronoma di un prestigioso planetario di Chicago), essi eccellevano in astronomia poiché la figura del “ragno” rappresenterebbe la Costellazione di Orione. Altre linee sempre collegate alla stessa figura, rilevano il variare delle declinazioni delle tre stelle della Cintura. Interessante che la Costellazione di Orione è presente in più di un’opera maestosamente ricca di mistero. Anche la figura della “scimmia” alcuni sostengono si tratti della rappresentazione dell’Orsa Maggiore.

Inoltre c’è da aggiungere un particolare da tenere in considerazione, il “ragno” raffigura precisamente il “Ricinulei”, un genere rarissimo di aracnide che è possibile incontrare soltanto in zone inaccessibili della Foresta Amazzonica. Vi sono dettagli che sottolineano la profonda conoscenza di quest’ultimo poiché troviamo nel disegno anche l’organo riproduttore all’estremità del prolungamento della gamba destra, ed è visibile nella realtà solo al microscopio. Tra le figure solo il Condor sembra essere di casa.

 

Se volessimo analizzare la figura rappresentante l’uomo con il braccio alzato in segno di saluto, essa calza stivali pesanti e gli occhi sono tondi. Una raffigurazione insolita che non è nota a nessuna cultura. Vi sono rappresentazioni dalla forma umana con teste circondate da auree splendenti che non fanno assolutamente pensare a esseri di questo pianeta.

 

Tutti i disegni sono enormi e sono stati creati tracciando una sola linea continua e già questo rende quasi impossibile il solo pensiero di una facile realizzazione. Senza l’aiuto di un aeromobile non era possibile controllare i lavori e nelle vicinanze non c’è nessuna costruzione talmente alta da permetterne la medesima cosa. Troviamo solo una torretta recente ma anche da li non è possibile osservare al meglio.

Non a caso sono state “scoperte” nel Ventesimo Secolo da Paul Kosok, precisamente nel 1938. Egli fu il primo ad aver sostenuto la connessione tra le linee e i Viracochas.

Successivamente se ne occupò Maria Reiche, menzionata prima nel nostro articolo, che nonostante abbia dedicato quasi la sua vita al tentativo di risolvere il dilemma non giunse mai ad una conclusione soddisfacente.

Una cosa è certa, non possiamo sapere con certezza il motivo per cui queste linee furono create, ma date le varie raffigurazioni non possiamo affermare che si tratti di formazioni naturali. Un lavoro di questo calibro porterebbe ad un grande sforzo da parte dell’essere umano. Il fascino misterioso delle linee continuerà a destare stupore in studiosi e appassionati.

Articolo di Aeran & Maya – Hackthematrix

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