Nel cuore della Sardegna, un mistero millenario è stato occultato per secoli. Stiamo parlando del ritrovamento di ossa giganti, prove tangibili di una civiltà dimenticata che avrebbe popolato l'isola molto prima delle civiltà note. Le leggende locali e i racconti tramandati dai pastori parlano di "giganti", esseri alti oltre tre metri, che un tempo regnavano su questa terra. Ma perché queste scoperte non sono mai arrivate al grande pubblico? Chi ha interesse a seppellire la verità?

Le Prove Seppellite

Diversi scavi archeologici in Sardegna hanno portato alla luce ossa dalle dimensioni spropositate rispetto a quelle umane. In molti casi, si è parlato di ritrovamenti che sfidano le spiegazioni tradizionali, ma stranamente questi reperti finiscono sempre nel dimenticatoio o vengono etichettati come "inconcludenti". Alcuni sostengono che vi sia una vera e propria cospirazione internazionale per nascondere la verità sull'esistenza di questi giganti. Musei locali, che inizialmente avevano mostrato interesse per questi scheletri, sono stati improvvisamente silenziati, con i reperti spariti o archiviati senza ulteriori indagini.

La Connessione con i Nuraghi

Gli antichi Nuraghi, torri megalitiche disseminate per tutta l’isola, sono da sempre al centro di ipotesi sul loro utilizzo e sui loro costruttori. Secondo la narrativa tradizionale, queste strutture furono costruite dai Sardi Nuragici, una civiltà indigena dell'Età del Bronzo. Tuttavia, molti sostengono che queste torri siano troppo complesse e imponenti per essere opera di uomini della statura comune. È possibile che siano stati i giganti a costruirle? Alcuni archeologi indipendenti credono che i Nuraghi siano stati utilizzati come fortezze o santuari dai giganti, le cui ossa oggi vengono ritrovate vicino a questi antichi edifici.

Cospirazione del Silenzio

Ogni volta che si affaccia una scoperta di ossa giganti in Sardegna, gli eventi seguono un copione ormai familiare: si parla di un ritrovamento eccezionale, l'entusiasmo cresce, e poi, improvvisamente, il silenzio. Gli archeologi locali che osano parlare apertamente di queste scoperte si trovano improvvisamente ostracizzati dalla comunità accademica. I finanziamenti per ulteriori ricerche vengono misteriosamente interrotti, e le ossa scompaiono, spesso trasferite in laboratori segreti o, secondo alcuni, distrutte per evitare imbarazzanti domande.

Cosa si nasconde dietro questa cospirazione? È possibile che le autorità vogliano evitare di riscrivere la storia dell'umanità? Forse scoprire che una razza di giganti ha vissuto sulla Terra potrebbe destabilizzare troppe credenze consolidate. Ma se fosse vero, non sarebbe la prima volta che una verità scomoda viene tenuta nascosta al pubblico.

Le Testimonianze Oculari

Numerosi abitanti locali affermano di aver visto queste ossa prima che venissero "confiscate" dalle autorità. "Erano enormi", racconta un anziano pastore di una zona vicino ad Arzachena. "Lunghe più di tre metri, chiaramente non umane". Eppure, quando si tenta di documentare queste testimonianze, ci si scontra con un muro di omertà e diffidenza. Molti si chiedono: perché nessuno vuole parlarne apertamente?

Conclusione: Una Verità Nascosta?

La storia delle ossa di giganti in Sardegna è solo l’ennesimo esempio di come le forze che controllano il sapere sembrano disposte a fare di tutto per mantenere lo status quo. I giganti di cui parlano le leggende sarde potrebbero essere stati reali, ma la loro storia continua a essere sepolta, letteralmente e figurativamente, sotto uno spesso strato di segreti e menzogne.

Finché non ci sarà trasparenza su queste scoperte, la domanda rimane: cosa stanno cercando di nasconderci? Forse è giunto il momento di guardare oltre le versioni ufficiali e di scoprire finalmente la verità su una civiltà antica e dimenticata, una civiltà di giganti.

Questo pozzo sacro, costruito con un’incredibile conoscenza della geometria, dell’ingegneria e dell’astronomia, fu eretto da una misteriosa civiltà circa 3.500 anni fa.

Uno dei siti antichi più incredibili d’Europa si trova in Sardegna, Italia, in pochi conoscono l’esistenza di questo posto. L’antico monumento fa parte di un insediamento nuragico e si ritiene risalga ad almeno 3.000-3.500 anni fa.

Un pozzo sacro di 3.500 anni che sfida ogni spiegazione

Alcuni dicono che questo antico sito ospita la più impressionante pietra scolpita con precisione nel Mediterraneo. Altri sostengono che la sua precisione, bellezza e forma ricordano l’antica lavorazione egizia o quella delle culture pre-Inca in Perù. La verità è che il sito ospita un vero capolavoro.

Un pozzo sacro di 3.500 anni che sfida ogni spiegazione

Il Pozzo Sacro di Santa Cristina è un’antica struttura ritenuta l’espressione più alta e sofisticata dell’antica civiltà nuragica. Costruito con massi di pietra incredibilmente precisi e perfettamente posizionati, il sito è ancora più affascinante se consideriamo la geometria perfetta incorporata al suo interno.

Il Pozzo Sacro è stato costruito con un orientamento da Nord-Nordovest a Sud-Sudovest. Tre elementi distinti compongono il Pozzo Sacro. Tutti e tre sono stati accuratamente costruiti e cesellati. C’è l’atrio, il vano scala e la camera ipogea. Due di questi tre sono elementi esterni, l’atrio e il vano scale. Il capolavoro architettonico è visibile osservando il vano scala trapezoidale. Questo pozzo sacro è uno dei pozzi meglio conservati dell’isola.

Caratteristiche astronomiche del Pozzo Sacro

Sebbene avvolto nel mistero come molte altre strutture antiche, il Pozzo Sacro ha alcune caratteristiche specifiche che sembrano puntare verso uno scopo astronomico. Uno è che negli equinozi il sole illumina l’interno del pozzo.

La luce del sole penetra perfettamente all’interno, riflettendosi sull’acqua. La seconda e forse più affascinante caratteristica è che ogni diciotto anni e sei mesi, quando la Luna raggiunge il suo punto più alto nel cielo, la luce lunare attraversa l’apertura del pozzo, illuminandone l’interno.

I suoi costruttori sono avvolti nel mistero

Il Pozzo Sacro diventa ancora più suggestivo se all’equazione aggiungiamo che la civiltà che lo ha costruito, la cultura nuragica, è completamente avvolta nel mistero. Nonostante abbiano costruito monumenti incredibili e massicci, non hanno lasciato documenti scritti che possano dirci di più su di loro.

È impressionante che, sebbene i nuragici fossero costruttori così prolifici, non siano mai stati trovati documenti scritti su di loro. Infatti, gli unici documenti scritti di cui disponiamo che menzionano la civiltà nuragica provengono dalla letteratura romana e greca. Anche così, la maggior parte degli esperti ritiene che molti dei resoconti scritti siano considerati di natura mitologica.

Cosa sono i nuraghi?

I nuraghi sono le costruzioni più caratteristiche di questa antica cultura. Un nuraghe non è altro che una torre in pietra costruita con muratura ciclopica. Per erigere le torri, i costruttori usavano blocchi di pietra poligonali e li posizionavano uno sopra l’altro.

Su alcune torri, gli antichi costruttori usavano fango e malta per tenere in posizione le pietre. Tuttavia, le torri sono caratterizzate dall’uso di pietre tagliate uniformemente, un metodo chiamato stile isodomico.

Le torri che costruirono testimoniano che la civiltà nuragica era estremamente avanzata. Sulla base di stime, si ritiene che questa antica civiltà abbia eretto in Sardegna tra le sette e le ottomila torri di pietra.

Il semplice numero di torri suggerisce che queste persone fossero architetti, ingegneri e progettisti altamente avanzati.

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Una legenda Sarda, molto antica, di circa 3 mila anni addietro, racconta una storia che a dir poco sembrerebbe fantascienza, ma che, se preceduta dalla dichiarazione che un grande scienziato Italiano fece, si direbbe che è solo la narrativa di una storia avvenuta e vissuta qualche migliaio di anni fa dagli abitanti dell’isola, ovvero un contatto con esseri di altri mondi..

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Gli abitanti di altri mondi in contatto con i protosardi

“Quanto agli “uomini blu”, con tale denominazione venivano chiamati gli abitanti di altri mondi in contatto con i protosardi, secondo un rituale che presentava diverse varianti.
In altre parole, certi protosardi comunicavano con gli extraterrestri mettendosi sopra i nuraghi o in un altro luogo dove regnava il silenzio, stesi col corpo nudo su una pietra levigata, in linea con le stesse che emanano micro onde cosmiche capaci di essere ricevute dai recettori umani. Oltre a ciò occorreva una grande concentrazione che consentiva di ricevere questi suoni muti.”
Raimondo De Muro nasce a Siurgus Donigala nel 1916, scrittore e organizzatore culturale, ha dedicato la sua vita alla conoscenza e alla promozione delle tradizioni del suo paese natio e della Sardegna, ma sempre con grande curiosità e apertura per le cose del mondo.

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Nibiru nei racconti dei grandi padri della Sardegna

I racconti della Nuragheologia sono stati scritti da Raimondo de Muro, nell’arco di oltre trent’anni. L’opera completa consta di cinque romanzi, più un sesto libro che è una sorta di compendio di quelle che egli definisce “le norme di vita della Nuragheologia”. Cosa sia la Nuragheologia, non è facile da spiegare. De-Muro sostiene che, in Sardegna è esistita, e forse in qualche modo sopravvive ancora, una sorta di “organizzazione comunitaria”, diffusa soprattutto nel mondo agro-pastorale, con proprie leggi e norme di condotta; un ordinamento sociale che, correndo parallelo alle vicende storiche ”ufficiali” dell’isola, affonda le sue radici nei millenni, risalendo fino all’epoca nuragica. I racconti furono pubblicati nei primi anni ottanta da una piccola casa editrice, ora non più attiva, e ormai sono in circolazione poche copie; nonostante ciò La memoria della Nuragheologia è ancora viva, non solo in Sardegna. Nei racconti leggiamo che i grandi padri della Sardegna hanno tramandato che un corpo celeste (Nibiru?) centrò la terra e questa si incurvò dalla parte orientale. Perciò le antenne dei Nuraghi persero per sempre la loro finalità di comunicazione con gli abitanti degli altri mondi. Ma come avvenne questa comunicazione? L’uomo sarebbe dotato di orecchie nascoste (i recettori magnetici) in grado di captare le voci di mondi lontani, a patto che questi organi di senso vengano esercitati. Ma se non si conosce l’alfabeto di questi segnali non si comprendono i messaggi.

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Lo stesso Raimondo De Muro, nei “Racconti della Nuragheologia” scriveva:
“Cento bisavoli prima del bisavolo mio, nella Sardegna, raccontano gli antichi, sono venuti gli uomini del pianeta blu, a pelle blu e liscia che pareva di porcellana, con un corpo che pareva pieno di aria, ma non era di aria ma trasparente come una vetrina, che non era possibile toccarli se uno non voleva essere fulminato all’istante. Dicono gli antichi che erano uomini di alta statura, con la faccia uguale alle statue di bronzo e di pietra che ricordano questa venuta. Sulla testa portavano un corno come un vomere e sulla fronte un porro che lampeggiava. Si erano fatti vie di fuoco e in queste vie restava la polvere della vita e da questa polvere è nato ogni essere vivente, racconta il proverbio antico.
Si tratta di una spiegazione, questa della nuragheologia, piuttosto avventurosa, ma che dimostra, ancora oggi, la sua validità, posto che non si possano essere certezze in materia. In realtà non sappiamo che cosa sia realmente la vita. Sappiamo solo che alcuni suoi ingredienti di base come l’idrogeno, l’ossigeno, l’azoto, il carbonio esistono un po’ dappertutto e che questi, aggregandosi, servono come materiali della struttura vivente. Ma, scoperti i mattoni della vita, il resto è buio completo! Resta solo questo racconto della nuragheologia, che non è racconto mitologico ma una esperienza vissuta da lontani progenitori, che può essere e non può essere!”

 

Poi De Muro scrive anche sulla Grotta del Bue Marino:
“Sicché, quando i giovani saranno i vecchi e i vecchi saranno i giovani l’avvenimento ricordato con quella scrittura figurata, nella parte della grotta del Bue Marino e non solo in quella ma in mille altre grotte marine e terrestri dell’isola, se queste fossero state lasciate intatte con la loro storica narrazione, si ripeterà, cioè, l’incontro avvenuto nell’isola tra i Sardi che avevano esperienze di galazzoni e quindi a conoscenza dell’esistenza, non solo di altre infinite umanità più o meno a somiglianza della nostra, ma anche di infiniti altri pianeti, più o meno consimili alla terra, coi quali è possibile, un incontro, come quello già avvenuto circa tremila anni fa.
Si dirà che questo è fantascienza, ma non lo è affatto, perché un simile avvenimento è scientificamente probabile che sia avvenuto, perché, oggi, siamo in grado di provare che a quell’epoca, un gruppo di pianeti della Via Lattea e precisamente quelli della costellazione di Sino si trovavano dalla terra, per via dell’eterno spostarsi nell’universo, a circa cinquanta anni luce di distanza (la galassia è un disco di centomila anni luce). A quella distanza era possibile «incontrarsi», perché, i Sardi e quindi gli extra terrestri ancora di più, i loro «messaggi» li trasmettevano con la percezione sensoriale (oggi purtroppo un esercizio impossibile per l’uomo non più addestrato da sessanta generazioni) il che permetteva loro di ricevere e trasmettere col pensiero, ad una velocità di gran lunga superiore ai trecentomila chilometri al minuto secondo.”

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C’è un fatto testimoniale incontrovertibile, che nessuno può negare, ed è che in Sardegna, nelle sue grotte e anche nelle grotte di altri popoli, esistono ancora e sono alla vista di tutti, delle incisioni o figurazioni schematiche antropomorfe che raccontano questo incontro.

“Non è pensabile che questi esseri umani abbiano perso il tempo a fare ciò per gioco – racconta De Muro – se lo hanno fatto vuol dire che hanno trovato bisogno di eternare e far sapere ai posteri questo straordinario avvenimento. Avvenimento che si ripeterà, ed è questo forse il motivo che li ha indotti a fare quelle iscrizioni in ogni grotta, perché lo capissero e lo sapessero tutti e tutti si preparassero, quando i giovani saranno i vecchi e i vecchi saranno i giovani. Ma quando? Quando quel pianeta si ritroverà nella medesima distanza di quella epoca? Questo è il punto, quando avverrà ciò?
In qualunque tempo avvenga questo ritorno degli uomini blu è un problema che riguarderà le generazioni future, a noi, oggi, ci serve, prendere atto che gli antichi ci hanno lasciato una «notizia», in cui ci dicono che altri esseri umani di altri mondi, sono venuti qui su questo pianeta e che torneranno. Prendiamo atto di questa «documentazione»”

 

UOMINI DI ALTRI MONDI DALLA PELLE BLU, RICORDANDO I W56 DEL CASO AMICIZIA

Da sempre gli extraterrestri ci bombardano di notizie, solo che noi non le sentiamo e non le comprendiamo: L’uomo avrebbe perduto tante capacità che lo rendevano simile agli abitanti di altri mondi, allontanandolo da un tipo di vita che asseconda la natura umana. Ma quando questa possibilità di comunicazione era attiva, ecco come avveniva, secondo i precetti di un tempo codificati in sardo, che De Muro ha reso così in lingua italiana:
“Se vuoi avere le orecchie accese, mettiti in testa il casco con le orecchie riceventi, come facevano gli antichi, quando andavano al nuraghe per ascoltare le voci dei pianeti. Narra la storia antica che il casco con le antenne (fatto di sottili fili di rame e pelle di daino), come la protuberanza carnosa (fatta di sensibili organi riceventi) che ha la forma di un vomere, degli uomini blu, sono stati ricordati con le statue di bronzo nascoste in luogo sicuro e che gli stranieri hanno interpretato per un elmo cornuto e un copricapo di ferro”.
Secondo questa antica testimonianza, gli elmi di certi bronzetti sarebbero sormontati da antenne sofisticate, non da corna di animale. Quanto agli “uomini blu”, con tale denominazione venivano chiamati gli abitanti di altri mondi in contatto con i protosardi, secondo un rituale che presentava diverse varianti. Questi esseri somigliano molto alla storia dei W56, si, il Caso Amicizia!!

 

In altre parole, certi protosardi comunicavano con gli extraterrestri mettendosi sopra i nuraghi o in un altro luogo dove regnava il silenzio, stesi col corpo nudo su una pietra levigata, in linea con le stesse che emanano energie cosmiche capaci di essere ricevute dai recettori umani. Oltre a ciò occorreva una grande concentrazione che consentiva di ricevere questi suoni muti.
De Muro tratta l’argomento con molta perizia e lo tratta in maniera scientifica segnalando e argomentando su ciascuna fase di quella che fu un esperienza senza pari. I nomi dei 170 Nuraghi, così ben studiati e usati per un fine celeste, la grafia, i petroglifi, le norme di comportamento della nuraghia, i brebus, i precetti salmodiati col tono di voce bassa, i diccius, i racconti popolari, rendono l’idea a chiunque voglia accostarsi e comprendere. Questo materiale, andrebbe preso sul serio, non solo affinché possiate conoscere, ma anche affinché possiate seriamente sperimentare di persona cosa significhi tutto ciò.

di Massimo Fratini

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