Negli ultimi mesi il Medio Oriente è tornato a essere l’epicentro di una crisi che sta facendo tremare gli equilibri globali. Stati Uniti, Iran, Israele e Palestina si trovano coinvolti in una serie di eventi che vanno ben oltre i semplici scontri militari. Sullo sfondo si muovono interessi geopolitici, ma anche suggestioni che affondano le radici nelle antiche profezie bibliche e in quelle di Nostradamus. Una miscela potente, che alimenta timori, teorie e interrogativi sul futuro del pianeta. In questo articolo provo a fare il punto, cercando di collegare i fatti con le visioni profetiche che, oggi più che mai, sembrano prendere forma.

Attacchi USA all’Iran: cambia lo scenario

Il 22 giugno 2025, gli Stati Uniti hanno colpito tre siti nucleari strategici in Iran – Fordow, Natanz e Isfahan – con bombardieri B-2 e bombe penetranti “Bunker-Buster”. Un’operazione chirurgica, secondo l’amministrazione Trump, definita un “successo spettacolare”. Nessuna vittima diretta, né radiazioni secondo l’AIEA, ma la risposta iraniana non si è fatta attendere: missili su Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa, con almeno 86 feriti.

Questo attacco segna un cambio di passo. Non siamo più davanti a un conflitto per procura: ora lo scontro è diretto, aperto. L’attacco USA è arrivato dopo il fallimento dei negoziati sul nucleare e le accuse dell’AIEA verso Teheran per il mancato rispetto degli obblighi. L’Iran ha promesso “conseguenze eterne”, mentre Russia e Cina hanno subito condannato l’azione americana. La paura di un’escalation regionale – se non globale – è tutt’altro che infondata.

Israele-Palestina: un conflitto che non si spegne

Contemporaneamente, il conflitto tra Israele e i palestinesi ha vissuto un nuovo drammatico capitolo. Tutto è esploso di nuovo il 7 ottobre 2023, con l’attacco di Hamas che ha causato oltre 1.200 morti, per lo più civili. La reazione di Israele è stata devastante: bombardamenti a tappeto e operazioni terrestri nella Striscia di Gaza hanno fatto migliaia di vittime, aggravando una crisi umanitaria già ai limiti.

L’offensiva su Rafah, avviata nel 2024, ha ulteriormente peggiorato la situazione. Hamas ha invocato la “mobilitazione totale”, mentre Israele ha giustificato l’intervento come atto di difesa, puntando il dito contro l’influenza iraniana sui gruppi armati. Le immagini di Gaza distrutta hanno però riacceso il dibattito globale: dal 1948 a oggi, la frattura israelo-palestinese resta una ferita mai davvero rimarginata.

Le profezie bibliche: echi antichi nel caos moderno

Conflitti come questi riportano inevitabilmente alla luce le profezie contenute nella Bibbia. Libri come Ezechiele, Daniele e l’Apocalisse parlano di guerre, tribolazioni e di un futuro che assomiglia inquietantemente al nostro presente. In particolare, Ezechiele 38-39 descrive l’attacco a Israele da parte di “Gog di Magog”, una potenza del nord – che molti oggi associano alla Russia, storicamente vicina all’Iran (l’antica Persia).

Zaccaria 12:10 annuncia che Israele riconoscerà il Messia dopo una grande tribolazione. Alcuni teologi cristiani leggono nei nemici che oggi circondano Israele – Iran, Hamas, Hezbollah – i segnali di questa fase finale. Anche il Vangelo di Luca (21:20-24) evoca Gerusalemme “circondata da eserciti”, immagine che sembra sempre meno metaforica alla luce degli eventi recenti.

Ma c’è anche una lettura più ampia: Genesi 25:18 parla dei discendenti di Ismaele – considerato l’antenato degli arabi – come un popolo che vivrà “accanto a tutti i suoi fratelli”. Alcuni studiosi ritengono che una soluzione duratura al conflitto tra israeliani e palestinesi potrebbe nascere dal riconoscimento delle promesse divine fatte sia a Isacco (Israele) che a Ismaele (popoli arabi). Una visione di pace spirituale, oggi ancora lontana dalla realtà politica.

Nostradamus e la guerra “di sette mesi”

Quando la realtà sembra superare la fantasia, tornano anche le profezie di Nostradamus. Nelle sue quartine enigmatiche, scritte nel 1555, si parla di una “guerra sanguinosa” della durata di sette mesi, a volte collegata alla situazione in Ucraina, altre volte alla crisi in Medio Oriente. L’attacco USA-Iran e la crescente tensione nella regione sembrano – secondo alcuni – aderire più chiaramente a questa predizione.

In un’altra quartina si fa riferimento a “battaglie navali” e a un “avversario rosso” che inquieta “il grande Oceano”. Per alcuni è un’allusione alla Cina, per altri all’Iran e al suo crescente ruolo nel Mar Rosso, grazie anche al supporto degli Houthi. Resta il fatto che le profezie di Nostradamus sono spesso ambigue e soggette a interpretazioni a posteriori. Le sue predizioni sull’IA o su un impatto di asteroide nel 2022 non si sono avverate, lasciando spazio a chi le considera solo suggestioni letterarie.

Fede, geopolitica e realtà: come orientarsi?

L’impressione è che ci troviamo davanti a una sovrapposizione di piani: la cronaca degli eventi si intreccia con le grandi narrazioni profetiche, creando un’atmosfera in cui tutto sembra possibile, persino inevitabile. Ma è importante mantenere lucidità: la Bibbia e Nostradamus offrono spunti interessanti, ma non sono mappe certe del futuro.

La crisi mediorientale va letta anche – e soprattutto – attraverso le lenti della politica, degli interessi economici e delle alleanze strategiche. Le profezie possono ispirare riflessione, ma non devono mai sostituire la necessità di comprensione critica. La soluzione non sta nei testi antichi, ma nel dialogo, nella diplomazia e nella volontà di costruire un futuro comune.

In conclusione, ciò che accade oggi in Medio Oriente non è solo un fatto di cronaca, ma un fenomeno carico di simbolismo e conseguenze globali. Le profezie continuano a stimolare la nostra immaginazione, ma il futuro – quello vero – dipende dalle scelte che l’umanità farà nei prossimi mesi. Il Medio Oriente resta un crocevia decisivo, sospeso tra tragedia e possibilità di rinascita. Sta a noi decidere in che direzione far pendere la bilancia.

Con la recente scomparsa di Papa Francesco, la Chiesa Cattolica si trova a vivere uno dei momenti più delicati e carichi di significato della sua lunga storia. Non si tratta solo della fine di un pontificato, ma, per alcuni osservatori e studiosi di escatologia, di un evento che potrebbe segnare l'inizio di una fase storica e spirituale senza precedenti: l'apertura dei Sette Sigilli descritti nel libro dell'Apocalisse.

Questa interpretazione profetica suggerisce che la morte di Papa Francesco non sia un evento isolato, ma piuttosto il primo segnale di una sequenza di avvenimenti che scuoteranno non solo la Chiesa, ma l'intera umanità, conducendola verso un periodo di tribolazioni e rivelazioni profonde.

I Sette Sigilli dell'Apocalisse: una chiave di lettura per il nostro tempo

Nel testo sacro dell'Apocalisse, attribuito all'apostolo Giovanni, viene descritta una visione di grande potenza simbolica: un libro sigillato con sette sigilli che nessuno può aprire, tranne l'Agnello, simbolo di Cristo. L'apertura di ciascun sigillo dà avvio a eventi drammatici sulla terra, segnando tappe cruciali del percorso umano verso il giudizio e la redenzione:

Questi eventi, pur narrati in forma simbolica, sono stati da sempre interpretati come rappresentazioni di fasi di profonda crisi e trasformazione, sia spirituale che materiale.

Il prossimo Papa: sarà Pietro il Romano?

La tensione escatologica cresce anche alla luce della profezia attribuita a San Malachia, un vescovo irlandese del XII secolo, secondo la quale vi sarebbe una lista di 112 papi che culminerebbe con la figura di "Petrus Romanus", l'ultimo pontefice, destinato a guidare la Chiesa nel momento della grande tribolazione.

Secondo la profezia, durante il suo pontificato, la Città Eterna sarà distrutta e il giudice supremo verrà a giudicare il suo popolo. Sebbene la Chiesa non abbia mai riconosciuto ufficialmente l'autenticità di questa profezia, il suo fascino e la sua forza evocativa hanno attraversato i secoli.

Alla luce di questi eventi, molti si interrogano se il prossimo Papa sarà davvero l'incarnazione di questa figura profetica, se sarà chiamato a condurre il gregge cristiano attraverso tempi di immensa prova, di purificazione e di rinnovamento spirituale.

Un'interpretazione simbolica: oltre il catastrofismo

È importante sottolineare che l'apertura dei sigilli non deve necessariamente essere interpretata come l'annuncio di eventi fisici catastrofici, ma può anche rappresentare una serie di trasformazioni spirituali e sociali profonde.

La morte di un Papa, specialmente di una figura simbolica come Francesco — promotore di dialogo, umiltà e riforma — segna inevitabilmente una transizione. L'elezione del suo successore potrebbe coincidere con l'inizio di una nuova era per la Chiesa, un'epoca di grandi sfide, ma anche di nuove possibilità di rinascita.

In questo senso, ogni "sigillo" potrebbe rappresentare la fine di un'illusione, la caduta di certezze mondane e il richiamo a una fede più autentica, meno legata alle strutture di potere e più radicata nel mistero e nella speranza cristiana.

Un tempo di vigilanza e di speranza

Siamo dunque davvero all'inizio dell'apertura dei sette sigilli? Nessuno può rispondere con certezza. La storia della Chiesa è costellata di crisi e rinascite, di momenti oscuri e di nuove albe. Eppure, l'invito che emerge da questi eventi, sia che li si interpreti in chiave letterale o simbolica, è lo stesso: essere vigilanti, non cedere alla paura, riscoprire l'essenza profonda della fede, prepararsi a un tempo di purificazione e di verità.

In questo scenario, il prossimo pontefice avrà un compito immenso: non solo guidare la Chiesa attraverso i tumulti di un'epoca incerta, ma anche essere segno vivente della presenza di Cristo nel mondo, luce tra le tenebre, pastore tra lupi famelici, testimone di una speranza che non muore mai.

Da secoli, la cosiddetta "Profezia di Malachia" affascina e inquieta studiosi, teologi e appassionati di misteri. Attribuita a San Malachia, arcivescovo irlandese del XII secolo, questa profezia consisterebbe in una lista di 112 brevi motti latini che descrivono altrettanti papi, dal suo tempo fino alla fine della Chiesa cattolica. Ma è davvero possibile che un santo medievale abbia predetto il futuro della Chiesa fino ai nostri giorni? E soprattutto, siamo davvero giunti all'ultimo papa?

Origine e Storia della Profezia

La profezia sarebbe stata riscoperta nel 1595 dal monaco benedettino Arnold de Wion, che la pubblicò nel suo libro Lignum Vitae. Tuttavia, molti studiosi dubitano della sua autenticità, ritenendo che sia un falso creato nel XVI secolo per influenzare il conclave di quell’epoca.

I sostenitori della profezia, tuttavia, evidenziano come le descrizioni dei papi del passato siano state sorprendentemente precise. Ad esempio, papa Pio VII, descritto con il motto Aquila Rapax (Aquila rapace), fu effettivamente imprigionato da Napoleone, il cui simbolo era proprio l’aquila imperiale. Anche papa Giovanni Paolo II, associato al motto De labore solis (Dal lavoro del sole), nacque e morì durante un'eclissi solare. Questi e altri esempi hanno alimentato il fascino e il mistero intorno alla profezia.

L’Ultimo Papa: Pietro Romano

L’elemento più inquietante della profezia riguarda l’ultimo papa della lista, indicato come Petrus Romanus (Pietro Romano). Secondo il testo:

"Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa, siederà Pietro Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni. Passate queste, la città dei sette colli sarà distrutta e il terribile Giudice giudicherà il suo popolo. Fine."

Questo passaggio lascia intendere che dopo l’ultimo papa ci sarà una grande crisi per la Chiesa, fino alla sua distruzione o trasformazione radicale. Alcuni vedono in questa profezia un riferimento all’Apocalisse, suggerendo che la fine del papato possa coincidere con eventi escatologici di grande portata.

Papa Francesco è l’Ultimo?

Secondo alcuni interpreti, Papa Francesco potrebbe essere l’ultimo pontefice della profezia. Il suo predecessore, Benedetto XVI, sarebbe stato il penultimo papa, mentre Francesco, pur non avendo il nome "Pietro Romano", avrebbe comunque segnato la fine di un’era.

A rafforzare questa tesi vi sono diversi elementi. Innanzitutto, il pontificato di Francesco è stato segnato da eventi drammatici: scandali interni, crisi di fede, tensioni con alcuni cardinali conservatori e una progressiva perdita di fedeli. Inoltre, papa Francesco ha più volte lasciato intendere che potrebbe essere l’ultimo papa "tradizionale", aprendo la strada a un cambiamento radicale del papato o addirittura alla sua dissoluzione.

Un altro aspetto interessante è che il nome di battesimo di papa Francesco è Jorge Mario Bergoglio, ma il suo secondo nome, Mario, ha la stessa radice di Marius, un antico nome romano. Alcuni teorici suggeriscono che questo possa essere un collegamento nascosto con Petrus Romanus.

Interpretazioni e Scetticismo

Molti studiosi considerano la profezia un falso storico, ritenendo che i primi motti latini siano sorprendentemente accurati solo perché scritti dopo i fatti. Inoltre, l’assenza di documenti antecedenti al XVI secolo solleva dubbi sulla sua autenticità. Anche la Chiesa cattolica non riconosce ufficialmente la profezia e la considera una leggenda priva di fondamento.

Tuttavia, l’idea che la Chiesa sia vicina a una svolta epocale non è del tutto infondata. Negli ultimi decenni, la Chiesa ha affrontato una serie di crisi senza precedenti: lo scandalo degli abusi sessuali, la crescente secolarizzazione, il declino delle vocazioni e le tensioni geopolitiche che minano il suo ruolo tradizionale nel mondo.

Conclusione

Che la profezia di Malachia sia autentica o meno, resta un argomento affascinante che continua a generare dibattiti. Se Papa Francesco fosse davvero l’ultimo papa della lista, cosa accadrà alla Chiesa? Siamo vicini a una grande trasformazione o a una crisi irreversibile?

Alcuni ritengono che la Chiesa possa adattarsi ai tempi moderni, modificando profondamente le sue strutture e il suo messaggio per rimanere rilevante nel XXI secolo. Altri, invece, credono che siamo all’alba di un periodo oscuro che porterà alla fine del papato come lo conosciamo oggi. Il tempo sarà il giudice ultimo di questa antica profezia, e solo il futuro potrà dirci se si tratta di una rivelazione divina o di un semplice mito storico.

 

Negli ultimi anni, il mondo della controinformazione e delle teorie degli Antichi Astronauti ha puntato i riflettori su un'antica e affascinante civiltà: gli Anunnaki. Si tratta di un popolo misterioso, proveniente dalle antiche tavolette sumere, che avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella storia dell'umanità. Ma chi sono davvero gli Anunnaki? Sono semplici miti creati dagli antichi, o dietro queste figure si cela una verità inquietante che ci è stata nascosta per millenni?

Chi sono gli Anunnaki?

Secondo le antiche leggende sumere, gli Anunnaki erano esseri potenti provenienti dal cielo, descritti come divinità che giunsero sulla Terra migliaia di anni fa. La teoria degli Antichi Astronauti afferma che non si tratta solo di miti o allegorie religiose, ma di testimonianze storiche reali di visite extraterrestri. Gli Anunnaki, originari del pianeta Nibiru (un misterioso pianeta che secondo alcuni sarebbe nascosto ai margini del nostro sistema solare), sarebbero arrivati sulla Terra per sfruttare le sue risorse e, secondo alcuni, per modificare geneticamente l'umanità per i propri scopi.

Manipolazione Genetica e il Lato Oscuro della Storia Umana

Una delle teorie più dibattute è quella della manipolazione genetica: gli Anunnaki avrebbero creato l'essere umano moderno mischiando il loro DNA con quello delle specie autoctone della Terra. Questo per trasformarci in una forza lavoro obbediente, capace di servire i loro bisogni, soprattutto l'estrazione dell'oro, un minerale che, secondo le stesse teorie, sarebbe stato essenziale per preservare l'atmosfera del loro pianeta morente.

Le tracce di questa manipolazione genetica potrebbero essere presenti nella nostra stessa evoluzione, che presenta "salti" inspiegabili. Perché, per esempio, l'Homo sapiens è improvvisamente diventato più avanzato rispetto agli altri ominidi? Gli studiosi tradizionali parlano di evoluzione naturale, ma i sostenitori di questa teoria credono che sia stata l'ingegneria genetica degli Anunnaki a dare inizio alla nostra civilizzazione.

Il Ritorno degli Anunnaki: Una Minaccia o una Salvezza?

Il vero punto cruciale delle teorie sugli Anunnaki non è solo il loro passato, ma il loro futuro. Molti ritengono che gli Anunnaki siano destinati a tornare sulla Terra. Nibiru, il pianeta da cui proverrebbero, è ancora là fuori, e si dice che stia per fare il suo passaggio vicino alla Terra, come ciclicamente avviene ogni migliaia di anni. Ma perché dovrebbero tornare?

Alcuni teorici affermano che il ritorno degli Anunnaki sia imminente, e che le élite mondiali siano già consapevoli di questo evento. Forse, la crescente concentrazione di potere e ricchezza da parte di pochi non è una coincidenza, ma una preparazione per accogliere i loro antichi "padroni". O forse, questo ritorno rappresenta una possibilità di redenzione per l'umanità, un'occasione per liberarci dalla schiavitù imposta da secoli di manipolazioni governative e religiose.

Ovviamente, ci sono molti che scartano queste teorie come semplici fantasie, affermando che non ci siano prove concrete a sostegno dell'esistenza degli Anunnaki o di Nibiru. Ma è proprio qui che si insinua il sospetto: e se le prove fossero state nascoste deliberatamente? E se governi, istituzioni religiose e scientifiche fossero tutti coinvolti in una cospirazione per mantenere la verità lontana dal pubblico? Forse la verità sugli Anunnaki è stata celata per proteggere interessi che non comprendiamo completamente.

L'arrivo degli Anunnaki rimane un enigma avvolto nel mistero. Sono solo figure mitologiche, o c'è qualcosa di più oscuro e profondo che ci riguarda tutti? Le varie teorie, come sempre, lasciano più domande che risposte. Tuttavia, in un mondo in cui le informazioni vengono filtrate e manipolate, non è irragionevole chiedersi: quanto c'è di vero dietro a ciò che ci viene raccontato?

Il tempo, forse, ci darà delle risposte. Ma nel frattempo, la possibilità che antichi visitatori spaziali possano tornare a reclamare ciò che una volta hanno creato rimane una delle teorie più intriganti (e inquietanti) del nostro tempo.

di Sergio T.

Gli Hopi sono una delle più antiche civiltà del Nord America. Gli Hopi sin dai tempi più antichi vivono di rituali e lpreghiere, che che vengono tramandati di generazione in generazione.

Gli Hopi secondo un’antica leggenda, sono in possesso di antichi manoscritti lasciati da un’antica popolazione che scomparve all’improvviso.

Secondo loro stiamo vivendo nella “quarta terra” o “quarto mondo” in quanto le civiltà precedenti sono scomparse per vare catastrofi diverse tra loro. Le ciciltà precedenti si erano allontanate dal mondo spirituale per concentrarsi sul dominio e sul potere e questa è la vera causa della loro scomparsa.

Per questo ci stanno avvisando, la nostra epoca sembra essere come quelle precedenti, anzi è peggiorata.

L’era che stiamo vivendo secondo loro, sta per finire, una catastrofe si avvicina per porre fine a questa umanità. La chiamano la Quarta Apocalisse Terrestre.

Questa si sta avvicinando, in quanto gli Hopi dicono che questa società si sta allontanando definitivamente dai veri valori della vita, quindi non siamo molto differenti dalle civiltà che ci hanno preceduto.

Gli Hopi con le loro preghiere e i loro rituali non sono riusciti ad influenzare l’umanità quanto basta per evitare la fine.

Gli sciamani in una conferenza, per la prima volta hanno mostrato al pubblico i loro antichi manoscritti, sottolineando che la strada che sta percorrendo l’umanità ci porterà alla fine dei tempi.

Naturalmente come in altri casi, le parole degli Hopi non sono state nemmeno prese in considerazione dagli Stati Uniti. Nella conferenza hanno anche detto che tante persone sul nostro pianeta si stanno risvegliando ai valori della vita e il numero crescente di questi individui, può evitare che l’apocalisse ci distrugga.

Il rischio di una guerra nucleare è sempre alle porte, ma gli Hopi credono che qualcuno cercherà di evitare che questo accada.

Gli sciamani Hopi sperano che questo non accada e che la nostra civiltà cambi presto strada  per garantirne una continuazione. La coscienza e le conoscenze accumulate ad oggi non devono andare perse perché saranno d’aiuto per la quinta razza di terrestri della nuova epoca, questa è la speranza egli Hopi.

a cura di Hackthematrix

Secondo un teologo evangelico, l’apocalisse sta arrivando e la fine del mondo sarà intorno al 2021, e la nostra civiltà è sul punto di essere annientata.

Il defunto teologo evangelico Dr. F. Kenton Beshore, presidente della “World Bible Society” ha affermato che, secondo una serie di messaggi nascosti nelle profondità della Bibbia, la fine del mondo averebbe prima dell’anno 2021 e includerebbe una violenta invasione extraterrestre.

La World Bible Society è convinta che non solo l’apocalisse si verificherà molto presto, ma Gesù tornerà sulla Terra poco dopo. Secondo la World Bible Society il mondo finirà entro o prima dell’anno 2021, e Gesù ritornerà sulla Terra nel 2028 dopo l’Apocalisse.

Beshore ha basato le sue curiose previsioni apocalittiche su vari versetti della Bibbia che prevedono la venuta di voci forti e luci dai cieli che annunciano il secondo arrivo di Gesù Cristo sulla Terra.

Il teologo, inoltre, amava mettere in guardia durante i suoi sermoni, che prima dell’arrivo di Cristo sul pianeta sarebbero avvenute una serie di catastrofi che includevano l’ascesa dell’Anticristo al potere e numerosi segni nel sole, la luna e le stelle avrebbero generato panico tra la popolazione mondiale.
Nel suo libro Quando: quando avverrà il rapimento ?, il teologo scrive: “La parabola del fico è una profezia della rinascita della nazione di Israele”.

Spiega: “La frase greca” panta tauta “che è tradotto” tutte queste cose “si riferisce all’inizio dei dolori del parto (Matteo 24: 8).”

“Gesù stava dicendo, in effetti, che quando vedi i dolori del parto – la prima e la seconda guerra mondiale e carestie, pestilenze e terremoti – saprai che il suo ritorno si sta avvicinando. La parola greca genea è tradotta ‘generazione’. ”

“Letteralmente significa” nato uno “. Gesù ha detto che questo “nato” (nazione di Israele) sarà in esistenza al suo ritorno. ”

Il dott. Beshore ha spiegato: “Sette segni principali sono già stati soddisfatti, cinque segni principali sono attualmente soddisfatti e 15 ulteriori segni importanti devono ancora essere soddisfatti.

“Quelli che stanno guardando sono i servi obbedienti del Signore. Il Signore Gesù ci ha comandato di guardare per il suo ritorno. ”

Tuttavia, gli scettici e molti altri ritengono che non accadrà nulla entro il 2021 e che nessuno dei precedenti segni dovrebbe essere preso sul serio. Persino i seguaci di Beshore hanno iniziato a dubitare delle profezie poiché l’uomo ha affermato che queste manifestazioni apocalittiche sarebbero iniziate nel 2018 e, sorprendentemente, nulla è accaduto finora.

Riferimenti

Quest’anno potremmo avere poco tempo per realizzare i nostri piani futuri. O almeno avremo poco tempo se la profezia che vede il mondo finire nel 2019 dovesse risultare corretta.

Un esperto di Storia delle Profezie, David Montaigne, avrebbe trovato alcuni segni biblici che indicherebbero come data del giorno del giudizio il 28 dicembre 2019.

Montaigne, che è diventato famoso per le sue bizzarre e controverse profezie, aveva già in passato provato a prevedere la fine del mondo così come lo conosciamo. Una volta predisse che nel 2016 l’Anti-Cristo si sarebbe reincarnato sulla Terra attraverso l’ex Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama. Cosa che evidentemente non è accaduta o che non ha avuto effetti visibili. Ma è stata davvero così apocalittica l’Amministrazione Obama?

Ma questa volta, spiega lo l’esperto, è diverso: nel suo libro scritto nel 2013, “Il 2019 e La fine del Mondo: La Fine del Calendario Maya e il Conto alla rovescia per la Fine del Mondo”, Montaigne analizza una serie di allineamenti delle stelle e testi biblici che nasconderebbero la data dell’Apocalisse.

Secondo la bizzarra profezia, l’allineamento delle stelle del prossimo dicembre genererà una serie di eventi catastrofici come tsunami, terremoti ed eruzioni vulcaniche.

Sul suo sito scrive: “Il 21 dicembre del 2019 i sopravvissuti conosceranno il primo giorno dell’inversione dei poli, quando l’intera superficie terrestre invertirà la sua posizione con gli strati fluidi al di sotto della crosta terrestre.”

“Nel giorni successivi questo causerà terremoti, tsunami e intensa attività vulcanica che causerà la completa distruzione della nostra civiltà.”

“Ci sono numerosissime prove storiche, geologiche e biologiche che dimostrano che l’inversione dei poli magnetici sono già avvenuti in passato. Anche la Bibbia li ha descritti più di una volta.”

“Credo che noi vivremo una nuova inversione dei poli nella settimana del 21 dicembre del 2019. La situazione peggiorerà di giorno in giorno con numerosi disastri naturali che culmineranno con il giorno del giudizio, il 28 dicembre del 2019.”

Montaigne non sarebbe il primo ad aver individuato questa data come data possibile per stravolgimenti che colpiranno il mondo.

Un uomo che ha riferito di essere un viaggiatore del tempo ha spiegato di essere tornato indietro nel tempo dall’anno 2030 per avvertirci di qualcosa che accadrà quest’anno.

Cosa accadrà veramente? Come al solito staremo a vedere...

Con tutte le profezie catastrofiche fatte sulla fine del mondo in questi anni, il nostro pienata non dovrebbe più esistere da un pezzo.

 

Riferimenti

 

Gli Hopi sono una delle più antiche civiltà del Nord America. Gli Hopi sin dai tempi più antichi vivono di rituali e lpreghiere, che che vengono tramandati di generazione in generazione.

Gli Hopi secondo un’antica leggenda, sono in possesso di antichi manoscritti lasciati da un’antica popolazione che scomparve all’improvviso.

Secondo loro stiamo vivendo nella “quarta terra” o “quarto mondo” in quanto le civiltà precedenti sono scomparse per vare catastrofi diverse tra loro. Le ciciltà precedenti si erano allontanate dal mondo spirituale per concentrarsi sul dominio e sul potere e questa è la vera causa della loro scomparsa.

Per questo ci stanno avvisando, la nostra epoca sembra essere come quelle precedenti, anzi è peggiorata.

L’era che stiamo vivendo secondo loro, sta per finire, una catastrofe si avvicina per porre fine a questa umanità. La chiamano la Quarta Apocalisse Terrestre.

Questa si sta avvicinando, in quanto gli Hopi dicono che questa società si sta allontanando definitivamente dai veri valori della vita, quindi non siamo molto differenti dalle civiltà che ci hanno preceduto.

Gli Hopi con le loro preghiere e i loro rituali non sono riusciti ad influenzare l’umanità quanto basta per evitare la fine.

Gli sciamani in una conferenza, per la prima volta hanno mostrato al pubblico i loro antichi manoscritti, sottolineando che la strada che sta percorrendo l’umanità ci porterà alla fine dei tempi.

Naturalmente come in altri casi, le parole degli Hopi non sono state nemmeno prese in considerazione dagli Stati Uniti. Nella conferenza hanno anche detto che tante persone sul nostro pianeta si stanno risvegliando ai valori della vita e il numero crescente di questi individui, può evitare che l’apocalisse ci distrugga.

Il rischio di una guerra nucleare è sempre alle porte, ma gli Hopi credono che qualcuno cercherà di evitare che questo accada.

Gli sciamani Hopi sperano che questo non accada e che la nostra civiltà cambi presto strada  per garantirne una continuazione. La coscienza e le conoscenze accumulate ad oggi non devono andare perse perché saranno d’aiuto per la quinta razza di terrestri della nuova epoca, questa è la speranza egli Hopi.

a cura di Hackthematrix

Che tutto abbia un inizio ed una fine ci mette tutti d'accordo, almeno sul pianeta Terra è così.

Sono molte le profezie che girano ormai da anni in rete e fuori rete.  Antiche scritture, profeti... le date che rivelano la fine del mondo e della distruzione del nostro pianeta sono ormai centinaia.

Altri teorici della cospirazione hanno affermato che la fine del mondo sta arrivando e sarà effettivamente proprio  quest'anno.

Un'altra profezia parla di un invasione extraterrestre che si svolgerà tra 2017-2020.

Nostradamus e le profezie della Rivelazione sembrano lasciare qualche indizio abbastanza spaventoso ...

Secondo i credenti, il "libro della Rivelazione" parla della profezia dell' Apocalisse specificando l'origine e la sconfitta dell' ''Anticristo''.

Profezie di Nostradamus e del "libro della Rivelazione" rivelano l'invasione aliena della Terra e la modifica del DNA umano.

Apocalisse 19 , parla del ritorno di Gesù Cristo, presumibilmente su un UFO.

Apocalisse 21 - la Nuova Gerusalemme arriverà dallo spazio esterno.

Rev. 22 - Il DNA della specie umana verrà modificato. L'invasione aliena sulla Terra sembra che accadrà secondo la Bibbia. La Nuova Gerusalemme è una città aliena gigantesca.

Le profezie bibliche del Libro della Rivelazione, dicono anche che gli alieni invaderanno e domineranno la Terra. Gesù Cristo condurrà la flotta che sconfiggerà l'Anticristo e portare la pace alla terra.

Gli antichi scritti e Nostradamus spesso vengono tirati in ballo annunciando cataclismi ed altri eventi distruttivi del nostro pianeta.

Se guardiamo indietro nel tempo e leggiamo  le varie profezie, non solo di Nostradamus, il nostro pianeta dovrebbe già essere stato distrutto almeno un centinaio di volte.

Redazione Hackthematrix

Date un occhiata a questo video:

https://youtu.be/N3meujS-MJE

 

 

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