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Riflessioni

Il diritto negato alla comunicazione.

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Il diritto negato alla comunicazione.

Non è un dovere comunicare; abbiamo tutto il diritto alla taciturnità, e nessuno può costringerci a parlare. Men che mai sotto tortura. Allo stesso modo, avremmo un diritto alla comunicazione, a dire la nostra, ad esprimerci ed essere ascoltati. E sì, quello dell’ascolto sarebbe proprio il più importante dei principi della democrazia – cosa significa partecipazione se non rivolgersi a qualcuno disposto a prestare ascolto?

Eppure, oggi, nell’epoca della post-comunicazione e dell’iper-connessione, il diritto a comunicare e ad essere ascoltati sembra non aver più senso. È completamente negato ai più. E ciò impedisce all’essere umano di potersi esprimere in tutte le sue potenzialità. Certo, si potrebbe obiettare: c’è un diritto di pensiero e di parola costituzionalmente garantito. Tuttavia, di fatto esso è pressoché azzerato nella stragrande maggioranza dei casi.

Anzitutto, pensiamo all’editoria. Esistono 5 gruppi «che in barba a qualsiasi legge antitrust controllano non solo gran parte della produzione libraria, ma anche le principali catene di librerie e, cosa ancora più grave, le società che si occupano di promuovere i libri e di rifornire le librerie stesse»1. Stiamo parlando della Mondadori, la RCS, la GeMS, la Giunti e la Feltrinelli, che controllano oltre il 50 % del mercato editoriale e producono più della metà dei libri che arrivano nelle librerie.

E già, le librerie, che non promuoverebbero mai un libro di esordienti, anche se dalle sue pagine colasse oro. Gli esordienti, che dopo aver sborsato fior di quattrini giungono in libreria, hanno degli appositi scaffali, tutti per loro: libri gettati alla rinfusa, senza distinzione disciplinare, come se fossero immondizia, mentre nei piani alti della letteratura, della filosofia e delle scienze imperversano i nomi di Alessandro Baricco, Massimo Cacciari e Piergiorgio Odifreddi. Tre oscenità che vendono in abbondanza, perché la gente è stupida, in abbondanza. Ma la gente è stupida proprio perché è costretta a leggere, da sempre, solo i testi dei magnati comunicatori, che si riservano, e difendono a spada tratta, il diritto a comunicare; gli altri hanno il più imbelle diritto a spendere per conoscere il loro messaggio.

Si consulti il sito http://www.maurispagnol.it/ e non ci sarebbe altro da dire su questo argomento… è tutto sotto il controllo di pochi aristocratici comunicatori. Che pubblicano cose trite e ritrite, perché hanno capito – ma non ci voleva tanto! – che la gente è sempre disposta ad aprire il portafoglio per portarsi a casa Le città invisibili di Italo calvino o Ragione e sentimento di Jane Austen. Tutto ciò porta a uno svilimento della relazione interpersonale, a una massiccia omologazione e al trionfo del pensiero unico.

Se poi qualche esordiente avesse il ghiribizzo di inviare un proprio manoscritto a una delle mirabili e divine case editrici nazionali si vedrebbe rispondere, dopo minimo sei mesi:

Gentile Autore, La ringraziamo per averci interpellati inviandoci la Sua proposta. Tuttavia, dopo averla presa in esame, siamo spiacenti di comunicarLe che al momento non rientra negli interessi della nostra Casa Editrice. Augurando Le future e più favorevoli occasioni di pubblicazione, La preghiamo gradire cordiali saluti.

Ovviamente i saluti della Rubbettino preferiremmo rimandarli al mittente o anche, meglio forse, altrove…

Se infine si tentasse la carta della piccola casa editrice, le ipotesi sono due: o ti rispondono nel seguente modo:

Abbiamo attentamente valutato il progetto che ci avete gentilmente proposto. Nel ringraziarvi per la fiducia accordata, ci spiace tuttavia comunicarvi che il libro in questione, al momento, non rientra nelle linee di sviluppo editoriale della casa editrice. Con l’augurio di poter trovare quanto prima un editore capace di dar corso e valorizzare al meglio il vostro progetto, vogliate con l’occasione gradire i nostri più cordiali saluti.

(E qui c’è davvero da ridere, perché la Festina Lente Edizioni non ha affatto valutato “attentamente” il progetto – come avrebbe potuto farlo senza leggere neppure per intero il manoscritto?1 – ma solo annusato un probabile guadagno, che un libro di un esordiente non può fornire).

Oppure, come nel caso della Albatros, riceverete un contratto di pubblicazione che richiede l’acquisto di centinaia di copie per diverse migliaia di euro, a seconda del pollo da spennare. Inviate un elenco della spesa… vi verrà pubblicato!2

***

Allora? Allora niente, non c’è nulla da fare, perché se non si hanno santi in paradiso non si arriva ad essere pubblicati dalle grandi case editrici, e nemmeno dalle piccole e medie che ne seguono la scia, scimmiottandone le strutture. D’altronde, pensate che il manoscritto inviato da un candidato Strega era tale e quale a quello che poi gli è stato pubblicato? Ma va là! Il testo passa attraverso l’editing architettato a pennello dagli editor della casa editrice per rendere il libro appetibile al gran pubblico consumatore… roba di marketing, non certo di qualità.

Optare per il Self Publishing non è che la conseguenza nefasta di un percorso irto di ostacoli e frustrazioni. L’esordiente afferma: due anni di lavoro… devo assolutamente pubblicare… come? Con l’on-demand! Ma una siffatta disperata decisione non potrà mai appagare le sue reali aspettative. Intanto il libro non passa attraverso il benché minimo controllo, per cui se l’esordiente è un mostro di scrittura riuscirà a ottenere l’auto-pubblicazione di un buon testo. Altrimenti, non si conteranno i refusi, gli anacoluti, le discordanze di tempo e le cavolate… che richiederebbero un editing ad hoc (che non ne snaturi il contenuto ma ne ridefinisca la forma, un lavoro che solo in pochi sanno fare), un editing che però non è previsto in contratto. Anche gli editori apparentemente più seri e affidabili, come le Edizioni del Faro, Narcissus o Youcanprint, operano tramite la loro piattaforma di pubblicazione che nella maggior parte dei casi è assai limitata e limitativa. È vero, l’autore può scegliere la copertina, decidere il tipo di carta e il numero di copie, senza curarsi della parte pratica e burocratica del processo di creazione del libro; se però ti fanno arrivare a casa un centinaio di libri al prezzo di più di 1.000 euro, e non c’è traccia del tuo libro in libreria, semmai solo un misero e-book su IBS o Amazon, e sarai costretto a vendere le copie ai tuoi amici più cari, che se lo compreranno perché solo agli immigrati di solito si rifiuta la questua, quali soddisfazioni si possono avere? Insomma, estenuante auto-distribuzione, oltre che inutile vana auto-pubblicazione; e non basterà certo vederlo in mostra virtuale sul sito-community allestito da queste sedicenti case editrici alternative. Cosa vuoi che interessi all’autore lo specchietto delle allodole di un vano scambio di idee, opinioni, spunti, con qualche manciata di Mi piace su Facebook, Twitter e Linkedin. Se decidesse, con coraggio, di rivolgersi autonomamente a una libreria, si vedrebbe ancora una volta sbattere la porta in faccia, perché non è possibile, legalmente, per un privato farsi, persino, auto-distributore. Non resterebbe che riporre le copie invendute in cantina e maledire il giorno in cui ci si è messi in testa di scrivere un libro.

***

È così. La comunicazione non è un diritto nelle nostre società democratiche. Non lo è, a tutti i livelli. Prendiamo per esempio il conclamato diritto di parola. Vuoi essere ascoltato? Devi parlare bene! Devi esprimerti bene! Ma che significa? Come si fa a parlare bene? Chi te lo insegna? Poi, s’immagini di dover prendere la parola in pubblico. Bisognerebbe essere quantomeno preparati, abituati a parlare in pubblico; nella maggior parte dei casi, ciò non avviene. Agiscono peraltro fattori emotivi che spingono i più a non alzare la mano neppure per chiedere di andare in bagno. Inoltre, si dimentica spesso che la verità è una questione di potere: in democrazia vince la verità del più forte, quella che sa imporsi perché può imporsi. Provate a contraddire un dirigente scolastico. Non la farete franca. O un direttore di banca. Non la farete franca. Provate a contraddire un deputato, sempre se riuscite a interloquire con lui. Non la farete franca. Provate a dimostrare al vostro medico specialista che non avete capito cosa vi ha detto. Non la farete franca. Non avrete mai ragione, perché chi ha potere non si lascerà condizionare dalle vostre esigenze. Sarete ridotti al silenzio in bello stile; al più, faranno finta di ascoltarvi, poi un po’ di fumo negli occhi e sarete ridotti al silenzio tombale.

***

Parliamo di scienze, ora. Avete mai letto un trattato di scienze (ad esempio uno di biologia, di fisica, di neurologia)? Credo che la maggior parte di voi neppure sa che la lingua in uso non è certo l’italiano ma l’inglese. E se non sai l’inglese, ciccia! D’altronde, anche se fossi un fortunato bilingue non te ne faresti nulla della tua lingua in più. Non basta leggere, occorre interpretare, e per interpretare occorre essere del settore. Significa non solo avere delle lauree ma anche i più alti titoli accademici… cosa riservata ovviamente ai pochi eletti. Gli scienziati si permettono di evitare chiunque tenti di scalfirne il potere. Non dimentichiamo che scienza, tecnologia, economia e politica sono i grandi pilastri del capitalismo moderno, fondato sul dominio delle lobby e sull’ignoranza dei molti. E cosa ce ne facciamo, alla fin fine di una scatola di antinfiammatori, di uno psichiatra che ci sistema il cervello, di un computer straordinario, di una scopa elettrica se non abbiamo più il diritto di rivelare il nostro essere più profondo? Chi lavora nell’ambito delle scienze farà di tutto per ignorare il libero ricercatore, il quale, ovviamente, non può avere a disposizione gli strumenti da milioni di dollari in possesso dei grandi enti di ricerca della scienza ufficiale, ed è costretto a far leva sulla sola umile ragione. Quando la Scienza non li ignora, li smentisce e li ridicolizza attraverso i suoi lacchè – una svariata quantità di operatori che si calano le brache in difesa delle scienze, pronti a segnalare la disinformazione di chi non ha titoli, la bufala e la diceria, solo perché s’illudono, un giorno, di poter entrare a far parte di quella struttura.

***

Infine, il discorso della religione. Il fedele è la persona più imbelle che c’è, degradato al nulla dalle imposizioni dell’Uno. Se l’Uno proclama la genuflessione, il fedele si genufletterà. Se l’Uno proclama di non adorare nessun altro dio, il fedele non aprirà mai la mente alle forze straordinarie del cosmo, e adorerà ciò che si spaccia come unico (impossibile) dio. Se l’Uno azzittisce, il fedele si taglia la lingua. Se decreta: «a chiunque ha, verrò dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha» (Matteo, 25-29), tutti ci crederanno… perché, appunto, i fedeli sono le persone più imbelli!

Ci si rivolga all’Uno… neppure Lui, l’Onnipotente, ti ascolterà… anche Lui, l’Onnisciente, ti ridurrà al silenzio, perché tu non hai alcun diritto ad essere ascoltato… Non hai alcun diritto alla comunicazione. Tu hai una condanna… che pesa greve sulla tua vita: essere forgiato come argilla. D’altronde, il mito di Genesi non afferma che «il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo» (Genesi, 2-7)?

di Antonio Di Bartolomeo

1 Fonte: Editoriale di Mimmo Tringale, direttore responsabile di Terra Nuova, n. 306, Giugno 2015. Per un approfondimento, si veda l’articolo Bibliodiversità a rischio, di Alexis Myriel, pp. 9-14, condivisibile in ogni riga.

2 Il modulo di presentazione prevede infatti: “Abstract pubblicazione (massimo 3000 battute)”.

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