Hack The Matrix
Riflessioni

Sul Bene e il Male

loading...

?????????????????

Desidero iniziare questo documento con il farvi immaginare una scena, spero di riuscire nel mio intento.
Siamo nella savana africana; in lontananza, un gruppo di leoni è fermo sotto l’ombra di un albero, forse in attesa di una preda che passi da quelle parti. Poco lontano un gruppo di gazzelle; non si sono ancora accorte del pericolo in agguato a poca distanza da loro.

Improvvisamente i leoni si attivano insieme per catturare almeno una delle gazzelle in pascolo cercando di puntare alla preda più debole.

D’un tratto, mentre il gruppo delle gazzelle si sperde in lontananza, da un grosso polverone spunta uno dei leoni con ancora una gazzella fra le possenti fauci. I leoni adesso, si stanno cibando di carne fresca di gazzella tutti insieme. Adesso che avete immaginato la scena, facciamo finta di entrare nella testa di uno dei leoni che sta mangiando quella succulenta carne fresca. A cosa sta pensando secondo voi il leone in quell’istante? Forse sta pensando a quanto sia buona quella preda? Forse pensa a quanto sia felice di star mangiando dopo diversi giorni di digiuno?
Adesso invece proviamo ad entrare nella testa di una delle gazzelle che sono riuscite a scappare. Cosa immagina questa gazzella? Forse quanto è stata fortunata ad averla scampata?
Forse pensa a quanto siano “cattivi” i leoni per aver ucciso una loro simile solo per poterla mangiare?
Diciamo che da una parte ci sono i leoni felici e contenti per i loro affari.

Dall’ altra parte ci sono le gazzelle morte di paura. Questa situazione se attentamente analizzata, ci porta ad una semplice conclusione: il bene ed il male non sono realmente uno stato dell’essere che si può assegnare a un qualcosa che sia un oggetto o un essere vivente. Guardiamo la scena leone-gazzella cercando di rimanere neutrali, notiamo che lo stato di bene o male non è oggettivo ma in realtà soggettivo;dipende dal punto di vista, da chi è l’osservatore.

il-bene-e-il-male-1

Infatti supponiamo di aggiungere nella scena precedente un cacciatore che da lontano con il suo binocolo stia osservando la scena. Il cacciatore da lontano vede i leoni che inseguono la gazzella e che alla fine la catturano. Il cacciatore, come osservatore, non si pone ne dalla parte della gazzella ne dalla parte del leone. Semplicemente, osserva ed esclama: “è la legge della natura…”.

In questo caso il cacciatore è l’osservatore fuori campo, assolutamente neutrale che vede la scena semplicemente per come è: un evento del tutto naturale.
Da questo caso, possiamo allora affermare che: “il bene ed il male universalmente, non esistono affatto, sono solo il risultato di un ragionamento cognitivo capacità percettiva”.
Si potrebbero fare mille esempi su questo argomento e tutti vi porteranno alla medesima conclusione; il bene e il male, il bianco e il nero, il brutto e il bello, sono tutti concetti soggettivi e non oggettivi. In pratica, l’essere buono o essere cattivo non è una qualità oggettiva attribuibile ad un individuo in modo specifico. E’ invece, una proprietà assegnata ad un individuo in risposta ad una nostra percezione di esso, dettata dalla nostre esperienze precedenti.

Queste nostre esperienze accumulate formano una sorta di sistema di riconoscimento o di filtro con il quale successivamente nella vita di tutti i giorni impariamo a giudicare gli altri. Il problema è che non tutti hanno gli stessi filtri, perché non tutti abbiamo fatto le stesse esperienze nella vita e di conseguenza ogni singolo individuo possiede un proprio bagaglio cognitivo con il quale giudicare il prossimo. Potremmo ad esempio odiare con tutte le nostre forze il nostro insegnante perché ci mette sempre in difficoltà e ci trova sempre in errore, per poi un giorno scoprire che quest’ultimo ci ha voluto un gran bene e ci ha sempre messo di proposito in difficoltà per spronarci a fare meglio. Il problema è che magari, questo lo abbiamo capito da grandi, quando a nostra volta siamo diventati insegnanti è abbiamo imparato a fare lo stesso con i nostri alunni che ritenevamo più promettenti. In questo caso da piccoli avevamo un punto di vista che era quello dello scolaro che si sentiva frustrato dalla troppa rigidità del proprio insegnante: “è troppo cattivo, per lui sbaglio sempre…”. Da grandi, diventati insegnanti a nostra volta, abbiamo assunto il punto di vista dello stesso con il quale (col senno di poi) abbiamo compreso quello del nostro vecchio professore. Da giovani eravamo i buoni e da grandi siamo diventati i cattivi per i nuovi giovani.

Tutto quindi, dipende sempre dal punto di vista…
Adesso vorrei portare un ulteriore esempio, un po’ estremo ma abbastanza utile per comprendere al meglio il discorso che stiamo affrontando. Pendiamo un Assassino seriale, un pazzo che dice di sentire la voce di Dio che gli intima di uccidere tutti gli uomini che tradiscono la propria moglie. Ragionando con la sua testa, egli non è cattivo; lui sente Dio che gli dice di compiere una missione: “affinché siano salvati, uccidi tutti coloro che tradiscono la propria moglie, figlio mio…”. Cioè, quest’uomo sente la voce di Dio dentro la testa; lui sta facendo quello che ritine essere la cosa giusta, lui è nel giusto. Ma se ci mettiamo nei panni di uno dei poliziotti che lo stanno cercando, quest’uomo è solo un pazzo scatenato che uccide uomini sposati che hanno tradito la moglie. E’ un assassino, un delinquente che va fermato a tutti i costi… Chi ha ragione tra i due? Naturalmente come ho detto in precedenza questo è un caso estremo e chiunque di noi, condannerebbe il pazzo come uno dei peggiori assassini,sempre però tenendo conto del proprio punto di vista. Il pazzo per suo conto è perfettamente sano e sta addirittura compiendo una missione per conto di Dio, di conseguenza, dal suo modo di vedere le cose, sono gli altri che lo ostacolano ad essere i cattivi. Dove sta la verità?
Chi è nel bene e chi è nel male? E’ sempre tutto nella nostra mente; lì fuori, oltre i nostri sensi esiste solo il mondo, l’universo che si mostra a noi ogni istante sotto infinite forme. Siamo noi,con la nostra percezione che decidiamo se l’esperienza che stiamo vivendo è buona o cattiva.
In se, l’esperienza che ci viene proposta non ha nessuna polarità, è solo una sfumatura dell’esistenza. Inconsapevolmente ogni volta che giudichiamo qualcuno lo facciamo in base alla nostra esperienza passata con altri individui che si sono comportati in modo similare a quello attuale. Il leone che mangia la gazzella non lo fa certo per cattiveria o perché si diverte, è solo e semplicemente una questione di istinto di sopravvivenza.

bene-e-male

Una madre che sgrida il proprio figlio che non deve mettere le dita nella presa della corrente, non lo fa per cattiveria ma per proteggerlo dal farsi male. Mettiamo un’etichetta ad ogni cosa ma non perché ci piaccia farlo, in realtà ne abbiamo proprio il bisogno perché è così che funziona il nostro sistema percettivo. Probabilmente tutto questo, fa parte del nostro sistema di sopravvivenza;
Senza la capacità di classificare un’esperienza come buona o non buona non riusciremmo a sopravvivere più di un certo periodo su questo pianeta. In conclusione, credo che sarete d’accordo se mi permetto di dire che, nella nostra capacità di fare esperienza, sia insita la necessità di classificare tale esperienza come buona o cattiva; allo stesso tempo come esseri spirituali e intelligenti sappiamo che la nostra classificazione è soggettiva, è nostra e non appartiene all’esistenza. E’ solo nostra, è la nostra percezione soggettiva del mondo in cui viviamo. Questo naturalmente è applicabile a come percepiamo tutto l’universo…

di Vincenzo Celano per hachthematrix

loading...

Related posts

Una ventata ironica sul mondo distorto

Ampliamo lo spirito e svegliamo le coscienze

QUANDO UN ALBERO DI NATALE FA LA DIFFERENZA