Hack The Matrix
Riflessioni

Je ne suis pas Charlie

loading...
Non è attraverso la violenza che si risolvono i problemi del mondo. Noi crediamo nell’esercizio e nella diffusione di un pensiero plurale, fondato sull’armonia e sulla concordia. Gli atti terroristici di Parigi non possono trovare alcuna giustificazione, essendo il frutto di un pensiero monistico orripilante; ma non è di questa violenza che vogliamo in questo primo editoriale parlare. Bensì dell’altra, quella perpetrata dalle penne insolenti di Charlie Hebdo.
Ricordate la Guerra del Peloponneso? Sono passati troppi anni, certo! Pare vi sia stato un politico di nome Cleone, nell’Atene periclea, convinto assertore della guerra. Un uomo spregevole, pronto a schiavizzare o a uccidere i superstiti della città sconfitta di Mitilene. Tra loro anche donne e bambini. Odioso. Ricco e cattivo. Ma un momento… è proprio così? Senza il ritratto che ne diede Tucidide e senza il personaggio che ne fece Aristofane nelle sue commedie, non ne sapremmo molto. Neppure di Socrate sappiamo molto. È Platone, lo stesso Aristofane e qualcun altro che ce ne parlano. Così, capita, certe volte, che gli “ideali” della storia e della letteratura disperdono gli esseri in carne e ossa, dei quali non interessa più serbar memoria.
Ma c’è di più.
Aristofane ad Atene praticava l’arte della satira, quel genere letterario caratterizzato da una fervente critica alla politica e alla società. Un modo diverso di fare politica. Invero, esistono due vie principali per promuovere il cambiamento: o attraverso la legge (ciò presuppone occupare posizioni di comando), oppure indirettamente, attraverso la letteratura e l’arte in genere. Si possono discreditare avversari, deriderli a tal punto da farli apparire poco più che delle macchiette (il termine è associato a un numero comico a metà strada tra un monologo e una canzone umoristica e burlesca, con una musica in sottofondo che aveva lo scopo di accompagnare le trovate sceniche del macchiettista).
Attraverso l’artifizio creativo si può calpestare la dignità delle persone. Con delle vignette si possono scatenare più guerre di quelle che Cleone avrebbe voluto fare. Si possono smuovere le acque dell’odio, con il pretesto di far ridere. Far ridere chi non può ridere. Costringere a ridere chi sente il bisogno di piangere. E se il manganello dei nazifascisti picchiava sui corpi, la penna dei vignettisti ingiuriosi colpisce l’anima.
La filosofia del pensiero plurale, invece, è proprio all’anima delle persone che si rivolge, tra gioie e disgrazie. Essa interviene quando la politica esaurisce i suoi mezzi – in un certo senso, è anche prima della politica, dacché guida e orienta l’azione prima che questa possa scappare di mano. Utilizza l’ironia, sana, geniale, profonda, sciolta dalla politica e tendente alla dissimulazione del mondo per sviscerarlo meglio. Per questo è di origine filosofica. Infine, la filosofia plurale è combattiva; ma non si prefigge di diffondere l’odio tra le genti di religioni diverse; crede nella coesistenza di più fedi e più punti di vista (anche in una stessa mente, che peraltro si sviluppa in conformità all’essenza plurale e diveniente del cosmo).
Libertà di poter dire tutto?
Macché! La vera libertà consiste nella capacità di sapersi controllare, senza cedere all’impulso degli artigli, di mettersi nei panni dell’altro, evitando di innescare eventi karmici a catena. Si è liberi quando si è in grado di fermarsi.
Non vogliamo affatto insinuare che la satira pur desolante e deleteria di Charlie Hebdo sia assimilabile agli atti terroristici dei suoi aguzzini, ma è senz’altro un modello da evitare.
E je ne suis pas Charlie!
scritto dal prof. Antonio di Bartolomeo
loading...

Related posts

Uno sguardo alla semplicità

L’albero di Natale della città di Ferrara

La competizione e la saggezza del mettersi in disparte.