L’OLIO DI PALMA E LA FERVENTE CRITICA DI SERGIO TRACCHI

È anche grazie ai lavori pionieristici di Sergio Tracchi e, in particolare, a una serie di articoli pubblicati su PENSIEROPLURALE.IT tra il 2012 e il 2014 che, quando oggi comprate biscotti e merendine, trovate la gradevole dicitura “Senza olio di palma”, sbandierata adesso come certificazione di salubrità e genuinità del prodotto, evitando così gli effetti dannosi di un olio vegetale costituito da trigliceridi con altissime concentrazioni di acidi grassi saturi, ricavati, appunto, dalle palme da olio (Elaeis guineensis, Elaeis oleifera, Attalea maripa).

Nello specifico, si ricavano olio di palma e, dai semi, olio di palmisto: entrambi in forma solida o semi-solida, a temperatura ambiente ma, attraverso un processo di frazionamento, si possono separare in componente liquida (olio di palma bifrazionato, usato per la frittura) e solida.

Sin dagli anni Cinquanta se ne faceva un uso del tutto scriteriato, tanto da assurgere a ingrediente diffuso nell’industria alimentare a tutto tondo, più che per le sue caratteristiche per il basso costo. Non soltanto negli alimenti lo trovavamo – e, purtroppo, tuttora lo troviamo – ma anche in alcuni cosmetici come saponi, polveri detergenti, prodotti per la cura della persona. Incredibile a dirsi… l’olio di palma incide per quasi un terzo della produzione mondiale di oli e grassi, ma le cose stanno decisamente cambiando: perlomeno c’è una maggiore consapevolezza.

E grazie anche a chi?

Grazie al fondatore di Hachthematrix! Il grande blogger, infatti, libero pensatore senza peli sulla lingua, non ha esitato in tempi particolarmente sospetti a denunciare l’uso di queste odiose prassi produttive, in difesa dei diritti dei consumatori, alimentando il dubbio con uno stile a interrogativi incalzanti e facendo leva su testimonianze relegate ai margini dal potere ma illuminate dall’interesse tracchiano.

La fornitura e distribuzione annua su scala mondiale nel 2016 si attestava su 66,22 milioni di tonnellate per l’olio di palma e 7,33 milioni di tonnellate per l’olio di palmisto. Sarebbe il caso di valutare dati più recenti, ma non li abbiamo trovati nel web. Basti sapere che sul banco degli imputati ormai questo olio deprecabile c’è a tutto spiano.

Poi, ovviamente, il tempo passa e con le solite piroette mediatiche i meriti sfociano altrove. Nell’epoca dell’irriconoscenza e dell’ingratitudine, siamo ancora quo, noi, a restituire a Cesare ciò che è sempre stato di Cesare. Tengo molto a questa precisazione, poiché Sergio si è sempre battuto per l’eliminazione dell’olio di palma, per il trionfo della verità e per una filosofia della pluralità che è poi confluita in una casa editrice, PLURIVERSUM EDIZIONI, che ne incarna i valori e le finalità.

di Antonio di Bartolomeo

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