Hack The Matrix
Articolando tra le Stelle

MONDO CIBERNETICO: MICROCHIP SOTTOPELLE

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L’articolo che vogliamo condividere con Voi oggi nella rubrica “Articolando tra le Stelle” di Hack the Matrix riguarda un argomento particolarmente delicato che sta divampando sul web da un buon periodo a questa parte. Si tratta del microchip sottocutaneo che vorrebbero impiantare in tutti noi.

Vorremmo esprimere un nostro parere a riguardo. La maggior parte della popolazione non ne è a conoscenza e quindi chiediamo gentilmente divulgazione anche come “passa parola” in modo che maggior numero di persone ne acquisiscano consapevolezza.

L’impianto dei microchip negli esseri umani è un metodo utilizzato per inserire nel corpo umano un dispositivo di identificazione a radiofrequenza a circuiti integrati o transponder RFID incapsulati in un involucro di vetro. L’impianto sottocutaneo contiene, di solito, un numero identificativo unico che può essere collegato a informazioni contenute su un database esterno, contenente, ad esempio, dati identificativi personali, dati anamnestici e sanitari, cure mediche, allergie, e informazioni di contatto. (Wikipedia)

Sebbene tempo fa sembrava essere soltanto una cosa esagerata e un pò pacchiana, questa “messa in scena” sta prendendo forma ed è diventata al giorno d’oggi una realtà. Da anni ormai il microchip viene usato sugli animali, sopratutto sui cani. Ma questo è servito forse a proteggere i nostri amici pelosi? Spesso vengono ritrovati cani con tanto di microchip ma a causa di errori di trascrizione all’anagrafe canina, non si riescono a trovare i proprietari.

Un’altra cosa da tenere presente è che l’impianto può spostarsi, sovente chi porta il cane dal veterinario, scopre che il microchip si è spostato, oppure smagnetizzato  e quindi illeggibile. Per non parlare del fatto che chi rapisce i cani o chi decide di “liberarsi” di loro non ha difficoltà a rimuoverlo. Infine c’è da dire che è impossibile localizzare un cane smarrito a grandi distanze e non è fattibile tecnicamente, basti pensare a quanto deve essere grande anche il più piccolo dei cellulari per essere localizzato.

Detto questo, a cosa serve un microchip nel corpo umano?

Attualmente nel mondo ci sono già tra le 30mila e le 50mila persone impiantate con microchip sottocutaneo. Secondo Arianne Shahvisi della Brighton and Sussex Medical School, l’uso di un “tag” potrebbe andare bene per chi soffre di artrite grave e quindi impossibilitato all’attività manuale, ma se il microchip venisse usato su persone affette da demenza o con vari problemi mentali, ad esempio per impedire che perdano le chiavi o per facilitare l’uso di un dispositivo con fotocellula ecc., sarebbe un problema in quanto essi non potrebbero dare il proprio consenso informato.

Ma chi è stato il primo a farsi impiantare un microchip sottopelle?

Nel 1998 lo scienziato britannico Kevin Warwick, con un operazione della durata di venti minuti, fece un impianto nella mano e riusciva ad accendere e spegnere le luci con il solo movimento di questa. E’ conosciuto come il primo Cyborg umano mai esistito prima. Egli fu il primo ad aver sottolineato l’importanza di questo apparecchio elettronico, poiché esso permetterebbe la localizzazione di ogni persona presente su questo pianeta e sarebbe utilissimo per rintracciare le persone scomparse.

Ma se un microchip permette ad una persona di superare i limiti di capacità dell’essere umano, potrebbe avere altre funzioni?

Dal 1998 siamo giunti ad oggi dove vengono dedicati spazi a questa nuova tecnologia. Secondo come ci prospettano la nuova idea, si tratterebbe di un’azione messa in atto per semplificarci la vita, per aumentarci la sicurezza, per poter controllare oggetti come cellulari, aprire porte o addirittura pagare senza necessitare più di soldi liquidi. Tutto perché può essere realmente “a portata di mano”, come dice questo detto che sembra calzare perfettamente.

Si fa appello alla magra consolazione di poter avere tutto a disposizione senza preoccuparci più di aver dimenticato qualcosa a casa inavvertitamente, come una chiave oppure un documento.

Inoltre, a seconda di notizie varie, necessiteremmo di questo dispositivo per proteggerci anche da ladri informatici e sarà fondamentale riguardo analisi mediche, per aiutarci a monitorare meglio la nostra salute.

Ma davvero siamo diventati così pigri da volere un sostituto nel nostro corpo che faccia tutto al posto nostro?

Una cosa che abbiamo sentito riguardo ai microchip parlandone con alcune madri è “così non possono più rapirli, li ritrovano subito”, ma davvero? L’esempio dei cani citato poc’anzi è palese, non saranno più al sicuro i bambini come non lo sono i cani.

Un fattore di cui a nostro parere bisognerebbe preoccuparsi è che non esisterà più privacy. Gia al giorno d’oggi difficilmente potremmo affermare il contrario per via della tecnologia che avanza. Ma avere questo micro aggeggino sottopelle significherebbe essere costantemente sotto controllo.

Diventeremmo una società composta da uomini Cyborg. Come tutte le nuove tecnologie, di certo saremmo agevolati per tante cose, ma siamo sicuri che non vi sia un prezzo da pagare per tutto questo?

Sul web ormai circolano notizie su eventuali scopi per il controllo mentale globale, una cosa è certa se avessimo microchip sottopelle saremmo monitorati costantemente e le relative informazioni finirebbero su computer. Se il segnale parte da noi e arriva a dei computer, non vi viene in mente l’idea che il meccanismo potrebbe funzionare anche al contrario?

Si parlò tempo fa dell’intenzione di installare un microchip nei neonati, quanti di Voi sarebbero disposti a questo?

Un giorno questo tipo di schiavitù potrebbe essere normale, potrebbe essere accettata da tutti come abbiamo fatto con i cellulari. Non saremo più individui ma numeri di serie, ci sarà qualcuno dietro lo schermo di un computer che dirà “il N°123456789101112 oggi non si è recato al lavoro perché…”, sapranno tutto ciò che fa ognuno di noi.

Non si potrà fare la spesa senza un dispositivo inserito sotto la pelle, non si potranno fare transazioni di nessun genere, saremo automi costretti a seguire il sistema deciso da altri. La libertà individuale non esisterà più.

E chi ci dice che non basterà un “click” per porre fine ad una vita?

Articolo di Rosy & Maya – Hackthematrix

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