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Aeramya

IL MISTERO DELL’IPOGEO DI HAL SAFLIENI

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L’articolo che vogliamo condividere con Voi nella rubrica “Aeramya” di Hack the Matrix si tinge di Archeologia antica. Questa volta si tratta dell’Ipogeo di Hal Saflieni.

IPOGEO DI HAL SAFLIENI

Al mondo esistono specifici luoghi creati da gente vissuta lontano nel tempo, luoghi sacri e di potere dove simboli e architettura sono serviti da marchingegno per ampliare lo spirito. Uno di questi è sicuramente l’Ipogeo di Hal Saflieni, a Malta, un’enorme caverna sotterranea piena di labirinti che sembra perdersi nelle viscere dell’arcipelago.

Secondo certi studiosi sarebbe anteriore al 3000 a.C. Alcuni credono sia interamente opera dell’uomo mentre altri propendono per l’idea di cavità naturali in seguito plasmate e ampliate dall’ingegno umano. Tuttavia certi tratti architettonici fanno pensare che a guidare la creazione di questa grande struttura scavata nel basamento di roccia, sia stata una mente umana eletta piuttosto che l’azione semplice dell’acqua marina.

L’Ipogeo è molto discusso e ancora oggi al centro di numerose controversie. Ma su un dato gli studiosi sembrano essere giunti ad una conclusione unanime. A modellare l’enigmatica serie di grotte furono gli stessi individui che eressero anche i grandi templi in superficie, su tutti Ggantija e Hagar Qim.

Ciononostante di questa gente, risalente all’incirca al 4000 a.C. (in base alla datazione ottenuta da certo vasellame) nn si sa niente di preciso. Non hanno lasciato alcunché di scritto e non sappiamo nulla sui loro usi e costumi o quale furono le loro credenze religiose. L’unico indizio certo è che fossero devoti al culto della Dea Madre.

DEA MADRE

Gli spazi interni dell’Ipogeo, come gli antri di un cuore umano, creano un’atmosfera accogliente di grembo materno, rivestiti come sono da cima a fondo di ocra rossa che ne esalta l’aspetto organico, come un gigantesco utero. Numerosi sono i dipinti murari che raffigurano immagini di spirali, dischi, figure di animali e impronte di mani. Tali pitture richiamano alla mente le figure trovate a Lascaux o Altamira. Addirittura un’immagine mostrerebbe un bisonte, membro di una specie animale estintasi durante l’ultima Era Glaciale, fatto che porta a riconsiderare notevolmente la datazione del sito. In seguito la figura venne parzialmente rimossa da alcuni archeologi ponendo fine ad ogni contestazione e mantenendo al sicuro i paradigmi ufficiali.

All’interno del labirinto, disposto su tre livelli, sono state individuate in tutto trentatré grandi “sale”, in larga parte dotate di entrate e uscite multiple e l’impressione che se ne ricava è quello di un mondo surreale di scale, vani, gallerie e pozzi, come in un gioco dell’oca tridimensionale. Per realizzare l’opera è stato stimato che probabilmente gli antichi muratori avevano dovuto rimuovere più di duemila tonnellate di pietra dal sottosuolo. Un’impresa pressoché proibitiva se si considerano i mezzi tecnologici e gli arnesi in dotazione a quel tempo.

L’Ipogeo fu scoperto per caso nel 1902 da operai che lavoravano a delle cisterne di acqua, i quali si erano ritrovati ad un tratto nei locali principali del monumento rompendo uno dei soffitti. Il luogo, una volta visionato, pieno di rifiuti e inondato dall’acqua, fu giudicato di scarsa importanza. Fortuna volle che l’anno dopo il governo, dopo aver valutato alcuni memo sulla scoperta, fece espropriare il terreno che entrò a far parte del demanio statale. Da quel momento iniziò la storia ufficiale di Hal Saflieni.

IPOGEO DI HAL SAFLIENI

Il primo a visitare per intero l’Ipogeo fu il medico ed erudito maltese A. A. Caruana, che senza eseguire scavi si limitò ad ispezionare il sito. La sua descrizione fa riferimento al livello inferiore come stracolmo di una “quantità di ossa e teschi umani, accumulati alla rinfusa gli uni sugli altri”. Il gesuita Emmanuel Magri, del Museo della Valletta, diede inizio agli scavi ufficiali nel 1903 segnalando tonnellate di “terra scura e umida” e un deposito pieno di “frammenti di ossa disarticolate, vasellame e altri piccoli oggetti”, risalenti ad un periodo imprecisato dell’antichità.

Il vasellame e i piccoli oggetti vennero recuperati mentre le ossa vennero accumulate e fatte sparire e nessuno ne seppe più niente. Ebbe così inizio una vicenda di incuria, disguidi e bizzarre perdite di prove archeologiche importantissime che scomparvero dall’Ipogeo, una vicenda che dura ancora oggi. Magri fu improvvisamente destituito dall’incarico e trasferito a convertire anime all’estero, tanto che morì improvvisamente in Tunisia poco tempo dopo.

Non aveva ancora pubblicato un rapporto completo sul lavoro condotto nel labirinto e dopo la sua morte i suoi taccuini sparirono misteriosamente. Si trattava di documenti che erano in grado di confutare l’età convenzionalmente attribuita al sito?

Fu poi la volta di Sir Themistocles Zammit, padrino dell’archeologia maltese, che riuscì a liberare tutto l’Ipogeo dai detriti e si accorse anche lui della misteriosa e fitta massa di “terreno e ossa” con più di trentamila scheletri umani apparentemente smembrati e gettati alla rinfusa, mescolate ad altre ossa di animali. Nessuna di queste ossa preistoriche fu preservata dagli esperti, una perdita inspiegabile ed irreparabile per l’archeologia. Furono conservati soltanto undici teschi originali e nel 2001 il loro numero si ridusse a sei, molti dei quali con caratteristiche dolicocefaliche naturali, ossia senza sutura sagittale.

Quest’ultimo particolare è stato considerato “impossibile” da medici e anatomisti in quanto non esistono precedenti nella letteratura medica internazionale. Si tratta di una caratteristica che rafforza l’ipotesi che a provocare l’allungamento del cranio nella zona occipitale nn siano stati bendaggi molto stretti o tavole come in altri casi.

In sintesi le esplorazioni portarono alla luce i resti di migliaia di persone sepolte in uno strato di strano terriccio rosso scuro. Di quel ritrovamento non è rimasto pressoché niente e nessuno oggi è in grado di spiegare che fine abbia fatto il resto dell’ingente mole di reperti. Le ossa così apparentemente gettate alla rinfusa potevano testimoniare il passaggio di un cataclisma marino di vaste proporzioni e la sparizione pilotata delle prove incontrovertibili, a cominciare dalla cancellazione del “bisonte”, che permette alla datazione ufficiale di rimanere ben salda e indiscussa.

Alcuni esami al radiocarbonio, condotti su reperti raccolti nel vicino sito archeologico di Ghar Dalam, sembrano confermare in maniera concreta una presenza umana a Malta intorno al 5200 a.C., in pieno periodo Neolitico, testimoniando quindi l’esistenza del luogo già in quel periodo così lontano.

A cosa serviva l’Ipogeo di Hal Saflieni? Era un luogo di culto? Oppure un santuario che venne in seguito adibito a necropoli intorno al 3000 a.C?

In una delle sale principali, circolare, è stata rinvenuta la statuetta celebre di una donna dalle forme giunoniche, la “dea dormiente”, forse a rappresentare il culto della Dea Madre o un qualche altro rito d’incubazione. Altri vani come ad esempio la “Camera dell’Oracolo” hanno forme singolari con proprietà acustiche altrettanto peculiari. Tutto ciò che viene pronunciato in una di queste stanze viene amplificato e udito in tutto l’Ipogeo, forse per migliorare le esperienze mistiche durante certi non meglio specificati rituali, come forse accade nelle piramidi d’Egitto.

Tuttavia, come accennato, uno degli aspetti più eclatanti emersi dalle indagini nell’Ipogeo risiede nella scoperta tra la miriade di vasellame e ossa, di un svariato numero di teschi allungati, dei quali i pochi sopravvissuti sono conservati oggi al Museo della Valletta. I restanti sono scomparsi senza lasciare traccia, senza essere mai più trovati, forse tenuti al riparo nei magazzini o nei depositi sotterranei della struttura maltese.

L’unica testimonianza di questi reperti e della loro interessante anomalia si trova nelle foto del dottor Anton Mifsud e del suo collega il dottor Charles Savona Ventura, i quali pubblicarono un libro dove spiegarono nel dettaglio le anomalie dei teschi, tra cui: allungamento, partizioni temporali sviluppate in modo anormale e ossa occipitali abnormi.

CRANIO DELICOCEFALO

Da un esame eseguito sugli scheletri dell’età della pietra, sembra che i primi abitanti di Malta fossero una popolazione di persone dal cranio allungato e dall’altezza media maggiore. Un interessante parallelismo in tal caso riguarda l’Egitto, con la scoperta, da parte dell’Egittologo Walter B. Emery, a Saqqara, di numerosi resti di individui vissuti in epoca predinastica, dal cranio dolicocefalo e più voluminoso rispetto a quello dell’etnia locale, i capelli chiari, la corporatura più robusta e un’altezza superiore.

Emery dichiara che questo ceppo non era originario dell’Egitto ma aveva svolto in questo paese un ruolo sacerdotale e governativo di prim’ordine. Un ceppo tenutosi a distanza dalla gente comune, unitosi solo con le classi aristocratiche e che lo studioso associava ai leggendari Shemsu Hor, i “Seguaci di Horus”, che avevano regnato in Egitto fino al 3100 a.C., quando con Menes, salirono al trono i faraoni comunemente noti e i regni dell’Alto e del Basso Egitto furono unificati.

MENES

La casta di semidei è menzionata nel Papiro di Torino e in altre liste faraoniche importanti quali la Lista dei Re di Abido.

I crani ritrovati ad Hal Saflieni sono dunque le ultime tracce enigmatiche di uno strano ceppo sacerdotale, che sembra aver popolato le isole maltesi e l’Egitto fino almeno al 2500 a.C. per poi rifarsi vivo ancora nella Valle del Nilo all’epoca di Akhenaton e Ramses II?

AKHENATON

Furono loro ad innalzare i grandi monumenti megalitici, i templi di Malta e le piramidi di Giza? È possibile che i progettisti dell’Ipogeo in fatto di acustica, conoscessero qualcosa che gli scienziati moderni stanno riscoprendo soltanto oggi?

RAMSES II

Nessuno si è mai preso la briga di far analizzare al C-14 i teschi dolicocefali maltesi, forse per mantenere in voga il paradigma accettato. In seguito al cataclisma ipotizzato l’isola rimase disabitata per circa trecento anni fin quando i Fenici nn vi approdarono. Alcune zone costiere sprofondarono sotto il livello delle acque tanto che opere megalitiche costruite dall’uomo si trovano oggi sotto il livello del mare.

Allo stesso modo gli scheletri dell’ipogeo di Hal Saflieni furono trascinati in loco dalle acque su una matrice di terriccio scuro, insieme a carcasse di animali e ogni altro genere di detriti.

Tutto ciò era successo durante l’ultima glaciazione? Hal-Saflieni era già presente sul posto dodicimila anni fa?

Il passaggio di questo cataclisma lasciò l’isola deserta ma tale ipotesi risulta eretica alla visione storica insegnata nelle scuole secondo la quale prima del 3100 a.C. nessuna civiltà apparentemente sviluppata poteva essere venuta alla ribalta. Ciononostante gli incompresi e ingombranti crani conservati al Museo della Valletta rimangono una testimonianza unica e straordinaria e testimoniano l’esistenza di un evoluto ceppo razziale sconosciuto che forse aveva dato il via formando quel substrato religioso e culturale comune alle prime civiltà storiche come quella dei Sumeri e quella degli antichi Egizi.

Alcuni membri continuarono a sopravvivere in Egitto e tra i Mitanni muovendosi nell’ombra, fin quando il faraone Akhenaton nel 1351 a.C. non decise di ripristinare l’antico culto solare delle origini.

Articolo di Aeran & Maya – Hackthematrix

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