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Aeramya

I FANTASMI DELL’ISOLA DI POVEGLIA

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L’articolo che vi proponiamo oggi nella rubrica “Aeramya” di Hack the Matrix si tinge ancora una volta di paranormale. Si tratta del mistero che avvolge l’isola di Poveglia.

Poveglia è un’isola posta a sud della laguna veneziana, di fronte a Malamocco, lungo il Canal Orfano. Punto di collegamento tra il porto di Malamocco e Venezia. Un piccolo canale denominato Mandracchio divide l’isola in due parti separate, la parte ottagonale dalla parte edificata.

Un tempo era l’isola più amata dai veneziani. Negli ultimi anni invece l’incuria ha preso il sopravvento e ladri nonché cacciatori di souvenirs hanno fatto man bassa della zona. Inoltre è diventata anche una triste discarica per materiali e oggetti di ogni tipo, dai materassi ai vecchi condizionatori. L’edera ha fatto il resto del lavoro e tutto adesso è in balia della natura.

In alcuni punti la vegetazione è così fitta che districarsi appare impossibile. La Chiesa di San Vitale, l’edificio più prestigioso architettonicamente dell’isola, con il suo inconfondibile campanile, si ritrova completamente stretto dalla morsa dei rovi. E quelli che una volta erano complessi ospedalieri ora sono reperti di archeologia dell’epoca industriale.

I soffitti degli edifici si stanno sfaldando e intorno le ceramiche sono state spaccate lasciando un cumulo di cocci dappertutto. Un arco di mattoni rosso scuro con un mascherone bianco al centro ricorda l’ingresso al Lazzaretto, mentre tra la fitta boscaglia si intravede la “torre piezometrica”, utilizzata negli ultimi tempi di vita dell’isola come cisterna.

L’isola è menzionata per la prima volta nelle cronache del 421, quando molte persone si rifugiarono a Poveglia per sfuggire alle invasioni barbariche. La popolazione, in seguito, mise radici e crebbe di numero fin quando il posto non fu governato da un Podestà.

In seguito, nel 1379, un attacco della flotta genovese costrinse gli abitanti a trasferirsi alla Giudecca. Da lì in poi l’isola rimase disabitata e il governo veneziano fece edificare cinque fortezze ottagonali per proteggere e controllare le incursioni nemiche in laguna. Ad oggi ne sopravvive soltanto una.

Nel 1776 Poveglia era un punto di controllo per tutti i beni e le persone che arrivavano a Venezia in nave, e pochi anni dopo diversi casi di peste furono segnalati sulle imbarcazioni che arrivavano al punto che l’isola venne man mano trasformata in una stazione di reclusione temporanea per i malati. A più riprese l’isola venne utilizzata come centro di quarantena, ma nel 1922 gli edifici esistenti ebbero funzione di asilo psichiatrico e cure a lungo termine.

Dal 1968, quando l’ospedale venne chiuso, l’isola di Poveglia fu completamente abbandonata. L’esistenza di un manicomio sembra essere dimostrata da un cartello che indica “Reparto Psichiatria” ancora visibile tra gli edifici lasciati incustoditi. Alcuni testimoni parlano di aver anche intravisto i resti di quella che, all’epoca, veniva utilizzata come una prigione. Il luogo veniva usato anche come sede per giustiziare decine di assassini.

L’isola nel tempo è stata scavata in più punti per contenere svariate fosse comuni. Alcune stime suggeriscono che centinaia di migliaia di persone morirono di peste sull’isola. I cespugli di mora, troppo cresciuti, nascondono ora tumuli che un tempo erano delle fosse nelle quali venivano gettati i morti di peste. Ancora oggi nei carnevali veneziani molti sono soliti indossare le maschere del Medico Della Peste, copricapi distintivi dal lungo becco ad uncino usati dai medici a Poveglia come forma di protezione. Sebbene sia sbagliato, ormai le maschere sono diventate intrinsecamente correlate a quest’area, poiché si dice che il numero dei malati di peste era talmente alto che il deficit nella popolazione decretò la caduta della Repubblica di Venezia.

Ma ora entriamo nel vivo dell’argomento. Vi sono leggende che parlano di strani avvenimenti e presenze spettrali aggirarsi senza pena sull’isola. Una di queste storie racconta che nell’ospedale psichiatrico il dottore facesse esperimenti di lobotomia grezza sui pazienti e altri esperimenti terribili sulle decine di ricoverati. I pazienti dell’ospedale tuttavia sostenevano di essere tormentati dalle anime inquiete dei morti di peste e numerose furono le richieste di trasferimento presso altri istituti che arrivavano alla scrivania del direttivo.

Trattandosi di individui con distrurbi psichici, i loro racconti non vennero presi troppo sul serio, anzi funsero da pretesto aggiuntivo per la smania di esperimenti clinici del direttore. I mezzi adoperati nel manicomio di Poveglia per la cura dei malati di mente sembra fossero atroci e primitivi, per le conoscenze odierne. La lobotomia è una pratica che non si esegue più da decenni, eppure per un certo periodo fu particolarmente in voga e considerata come rimedio estremo per le malattie psichiatriche irreversibili, “cura” che però trasformava i pazienti in veri e propri “zombie”.

Alla fine lo stesso direttore iniziò ad essere tormentato dagli spiriti (alcuni sostengono si trattasse degli spiriti dei suoi ex pazienti) finché diventò pazzo anche lui e si suicidò gettandosi dal campanile. Un’infermiera che assistette all’accaduto raccontò che il dottore non morì con l’impatto al suolo, ma soffocato da una strana nebbiolina che improvvisamente si era propagata dal terreno fino a raggiungerlo, lasciandolo esanime.

La storia è suggestiva ma, sebbene le prove dell’istituto di salute mentale esistano e siano concrete, sul suo fantomatico direttore invece non sembra esserci molto materiale sul quale lavorare. Alcuni arrivano anche a negarne l’esistenza, come successe per lo stesso manicomio da lui gestito. Curioso il fatto che la struttura di Poveglia per un certo periodo venisse spacciata per una casa di riposo per anziani, come se la verità su ciò che effettivamente avveniva sul posto non dovesse arrivare all’esterno.

La chiusura della struttura segnò anche la fine della storia ufficiale dell’Isola di Poveglia. Tutt’ora disabitata, i pochi visitatori che nel corso degli anni hanno deciso di esplorarla impavidi sono tornati indietro con raggelanti storie di voci, lamenti e apparizioni di strane figure.

Negli anni sessanta una famiglia benestante l’acquistò e vi si stabilì, per poi sbarazzarsene dopo qualche mese dall’acquisto, terrorizzata anch’essa dalle presenze sinistre.

Anche solo attraccando direttamente al porticciolo, senza mettere piede sulla terraferma, è sufficiente per cogliere la natura sovrannaturale del posto. Ci si accorge subito che a Poveglia qualcosa non va per il verso giusto.

La troupe televisiva di “Ghost Adventures” dedicò una puntata all’isola di Poveglia. Giunserò sul posto e provarono sulla loro pelle i fenomeni. Lo stesso regista, Zachary Alexander Bagans rischiò di non portare a termine l’avventura a causa dell’energia spaventosa che avvertì. Suoni da brivido e manifestazioni improvvise contrastarono la buona volontà della troupe. Tuttavia il lavoro fu completato.

Articolo di Aeran & Maya – Hackthematrix

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