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“La porta magica”, articolo di vito ditaranto.

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“La porta magica”, articolo di vito ditaranto.

 

“Si sedes non is” (“Se ti siedi, non avanzi”). “Si non sedes is” (“Se non ti siedi, avanzi”).

 

Ci sono cose che era meglio lasciare velate di incertezza; tra queste la consapevolezza che, in un passato non meglio precisato, la nostra memoria aveva cessato di essere un servitore fedele e si era tramutata in un carceriere sadico che ci riserva continuamente orribili sorprese. Ho imparato ad apprezzare i rari giorni in cui non ho  rivelazioni sconvolgenti.

 

 

La Porta Alchemica, detta anche Porta Magica, è un monumento edificato tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Palombara marchese di Pietraforte nella sua residenza, villa Palombara, sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino quasi corrispondente all’odierna piazza Vittorio, dove oggi è stata collocata. La Porta Magica è l’unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara. Nel 1680, l’odierna Piazza Vittorio Emanuele II, era un semplice tratto di campagna fuori le mura della città, occupato per buona parte dalla tenuta della villa del marchese Massimiliano Palombara dei principi Rosacroce. Il marchese era un raffinato letterato, famoso come appassionato di occultismo e di esoterismo, praticava tali interessi anche ospitando e finanziando ricerche di altri presso il laboratorio presente nella sua villa. L’interesse del marchese Palombara per l’alchimia nacque probabilmente per la sua frequentazione sin dal 1656, della corte romana della regina Cristina di Svezia, a Palazzo Riario sulle pendici del colle Gianicolo.  Cristina di Svezia era un’appassionata cultrice di alchimia e di scienza (fu istruita da Cartesio) e possedeva un avanzato laboratorio gestito dall’alchimista Pietro Antonio Bandiera. In Palazzo Riario nacque un’accademia a cui si collegano i nomi di personaggi illustri del Seicento come il medico esoterista Giuseppe Francesco Borri, di nobile famiglia milanese, l’astronomo Giovanni Cassini, l’alchimista Francesco Maria Santinelli, l’erudito Athanasius Kircher. Il marchese Palombara dedicò a Cristina di Svezia il suo poema rosicruciano “La Bugia”, e secondo una leggenda la stessa Porta Magica sarebbe stata edificata nel 1680 come celebrazione di una riuscita trasmutazione avvenuta nel laboratorio di Palazzo Riario.

La leggenda racconta che uno degli ospiti del marchese, nel corso dei suoi studi, riuscì a trasformare il piombo in oro. Lo studioso fece presto perdere le sue tracce, ma lasciò la “ricetta” in alcuni suoi appunti che, però, risultarono incomprensibili al marchese, essendo scritti utilizzando, come era consuetudine fra gli alchimisti, arcane metafore e rebus difficili da decifrare un pò come il manoscritto Voynich. Il marchese pensò bene che ciò che per lui era stato incomprensibile, poteva essere facilmente interpretato da qualcun altro. Per questo motivo egli decise di “pubblicare la ricetta” sulla porta di ingresso del giardino della sua villa, cioè sulla così detta “porta magica”, o “porta alchemica”.

 

Numerose sono le frasi e le incisioni, per chi oltrepassa la porta: “Si sedes non is” (“Se ti siedi, non avanzi”): leggendola al contrario, cioè da destra a sinistra (in pratica…uscendo), si ottiene: “Si non sedes is” (“Se non ti siedi, avanzi”).

 

I simboli incisi sulla porta alchemica possono essere rintracciati tra le illustrazioni dei libri di alchimia e filosofia esoterica che circolavano verso la seconda metà del Seicento, e che presumibilmente erano in possesso del marchese Palombara.

Il disegno sul frontone della Porta Alchemica, con i due triangoli sovrapposti e le iscrizioni in latino, compare quasi esattamente uguale sul frontespizio del libro allegorico/alchemico “Aureum Seculum Redivivum di Henricus Madatanus”.

Sul frontone della porta alchemica è rappresentato inoltre il sigillo di Salomone circoscritto da un cerchio con iscrizioni in latino, con la punta superiore occupata da una croce collegata ad un cerchio interno e la punta inferiore dell’esagramma occupata da un oculus: il simbolo alchemico del sole e dell’oro. Il fregio rappresenta un simbolo della setta dei Rosa Croce riportato in molti testi del Seicento e compare forse per la prima volta sul frontespizio del libro “Aureum Seculum Redivivum”.

Il triangolo con l’oculus è molto simile ad un analogo simbolo della piramide con la punta occhiuta, che compare sulle banconote statunitensi da un dollaro, fra l’altro accompagnato da una scritta in latino “Novus Ordo Seclorum” che richiama la scritta sul frontone “Aureum Seculum Redivivum”. La specifica piramide usata nel simbolo americano è tratta dalla “Pyramidographia”, pubblicato nel 1646 a Londra da John Greaves dopo un viaggio in Egitto, e pertanto è ipotizzabile un’ispirazione comune dall’immagine in questo testo sia del frontespizio del libro “Aureum Seculum Redivivum”, come anche del simbolo che compare sulla banconota statunitense. Tale simbologia fu adottata dalla setta degli Illuminati di Baviera, che nacque circa cento anni dopo la pubblicazione del testo esoterico in Germania del 1677. Sia la setta degli Illuminati sia la simbologia della banconota da un dollaro alimentano tutta una corrente di ipotesi sulla teoria del complotto.

I simboli alchemici lungo gli stipiti della porta seguono la sequenza dei pianeti associati ai corrispondenti metalli: Saturno-piombo, Giove-stagno, Marte-ferro, Venere-rame, Luna-argento, Mercurio-mercurio. Tale sequenza viene forse ripresa dal testo “Commentatio de Pharmaco Catholico pubblicati nel Chymica Vannus”. Ad ogni pianeta viene associato un motto ermetico, seguendo il percorso dal basso in alto a destra, per scendere dall’alto in basso a sinistra, secondo la direzione indicata dal motto in ebraico “Ruach Elohim”. La porta si deve quindi leggere come il monumento che segna il passaggio storico del rovesciamento dei simboli del cristianesimo verso il nuovo modello spirituale che si stava sviluppando nel Seicento.

 

“L’essenziale è invisibile agli occhi” (“Il piccolo principe”di A. de Saint Exupéry).

 

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

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