Hack The Matrix
Ufo e Misteri

“Esistono i demoni? La storia della Dybbuk box che ha ispirato il film –POSSESSION-”

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“Esistono i demoni?la storia della Dybbuk box che ha ispirato il film –POSSESSION-”

La mia storia:
Una pallida luna pendeva bassa nel cielo notturno, mentre la città cedeva il passo alla nebbia strisciante dal basso verso l’alto. Improvvisamente scomparve.
L’antico edificio e il tetro campanile incombevano sull’intruso intento a scavare: una nera fossa davanti, tenebre. Erano a quasi due metri di profondità e aveva raccolto solo poche ossa di vario genere e dimensioni, alcune delle quali ancora con i resti essiccati di materia organica. Un cofanetto, una scritta: Dybbuk.

La storia reale:
Havela, una giovane ragazza ebrea, fugge in Spagna braccata dai nazisti. Qui trova e acquista un apparente armadietto per vini. Anni dopo la donna si trasferisce in America e porta con se l’oggetto. Una volta collocato l’armadietto nella nuova casa Havela ordina ai suoi familiari:
“…nessuno deve toccare l’oggetto, ne aprirlo e alla mia morte l’oggetto dovrà essere sepolto con me…”.
Raggiunta l’età di 103 anni Havela muore, ma ai suoi familiari non è permesso seppellire l’armadietto con lei. La famiglia della donna vende l’oggetto su Ebay.

Kevin Mannis, proprietario di una piccola azienda di restauro mobili, acquista l’oggetto. Kevin contatta la famiglia di Havela, che gli racconta la storia della scatola. Kevin capisce il valore sentimentale che lega quell’armadietto agli ex proprietari, ma non restituisce l’oggetto perché non lo rivogliono indietro. Così decide di restaurarlo e di donarlo a sua madre per il suo compleanno.
Ma ora iniziano i problemi.
Il primo evento strano accade nel magazzino dell’azienda di Kevin. Dopo che la Dybbuk box fu collocata al suo interno tutte le lampadine saltarono. L’evento non venne preso seriamente, dato che nessuno si fece male ed il danno fu minimo. Ma poco dopo l’intera famiglia di Kevin iniziò a soffrire di incubi e strane malattie. Dopo poco la madre di Kevin ebbe un ictus. La donna non era più in grado di parlare e poteva solo comunicare indicando delle lettere con gli occhi. A Kevin rimasero per sempre impresse le parole che sua madre compose con gli occhi nel suo letto d’ospedale:
“ODIO REGALO”.
Kevin con l’aiuto di un rabbino verificò che la scatola apparteneva a un Dybbuk. Forse il sogno di Kevin è cominciato allora, e non prima. Come possiamo saperlo?
Nella mia allucinazione, siamo stati aggrediti da una creatura enorme, simile a una sfinge vivente, in carne ed ossa, che prima è ingigantita, poi è rimpicciolita, poi è ingigantita ancora.
Secondo le credenze ebraiche, il Dybbuk o dibbuq (cosa che aderisce, conosciuto anche come Dibbuk, al plurale dybbukim, che significa “attaccamento”) è lo spirito di un defunto che entra nel corpo e in rari casi in un oggetto, prendendone possesso, è perciò uno spirito maligno o un’anima in grado di possedere.

Kevin tentò allora di liberarsi della scatola. Così decise di rivenderla a sua volta su Ebay passandola, dopo averlo debitamente informato sulla sua storia, a un certo Iosif Neitzke. Da allora la scatola è scomparsa.
Ma cosa conteneva quell’armadietto dei vini?
Due penny risalenti al 1920 circa;
Una ciocca di capelli biondi legati con uno spago;
Una coppa d’oro;
Una ciocca di capelli marroni legati ad una tavoletta nera;
Una statuetta intagliata con incisa la parola shalom;
Un bocciolo essiccato di rosa;
Un candeliere con la parte inferiore a forma di tentacoli di polpo.
Sul retro dell’armadietto vi sarebbero incise delle parole in ebraico di cui non si conosce il significato.

Quale significato hanno questi oggetti? Qual’è il loro legame con i Dybbuk della tradizione ebraica?

In casi come questi è sempre difficile capire dove finisce la realtà e inizia l’incredibile.
La mia storia:
Allora sono stato soffocato dalle ombre: non ho più visto né sentito niente. Avete placato i vostri demoni?
Come dicono tutti i sogni veritieri a coloro che sanno ascoltare, esso suggerisce con estrema chiarezza che possiamo essere noi stessi a liberarci dal male: dobbiamo soltanto avere il cuore e la mente per tentare.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…

di Vito Ditaranto – Hackthematrix

 

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