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Prof. Guy McPherson: “la distruzione del nostro habitat ci sta portando verso la Sesta Estinzione di Massa. Non andremo oltre il 2030”

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L’espressione “estinzione umana a breve termine” o Sesta Estinzione di Massa, è relativamente recente nella letteratura scientifica, ma a differenza di altre realtà che le élite globale e i canali d’informazione dominanti sono riusciti a soffocare, questa continuerà a filtrare finché non inizierete a sentirla regolarmente.

Perché?  Perché questa verità è semplicemente troppo grande da poter essere soffocata in modo permanente e l’ambiente del nostro pianeta ce ne fornisce direttamente prove continue sotto forma di catastrofi naturali e ambientali e altro, indipendentemente da quanto ce ne diano notizia o meno i mezzi d’informazione.

prof. Guy McPherson

E’ opinione diffusa oggi che stiamo per vivere la sesta grande estinzione di massa nella storia del pianeta. L’ultima è avvenuta 65 milioni di anni fa, quando scomparvero i dinosauri.  Oggi stiamo perdendo la biodiversità a un ritmo simile ad allora. Ma questa estinzione la stiamo causando noi stessi. E noi ne saremo una delle vittime. L’unico dubbio è quando avverrà esattamente.

Quindi, che significa l’espressione “estinzione umana a breve termine?” In sostanza, secondo quegli scienziati che la usano, significa che gli esseri umani si estingueranno intorno al 2030. Per avere una sintesi di questa opinione, ascoltate l’intervista del prof. Guy McPherson (fatta dal quotidiano News Hub) sulla sesta estinzione di massa, ovvero “Crisi del clima ed estinzione umana a breve termine”.

Perché il 2030? Perchè, secondo McPherson, la “tempesta perfetta” di attacchi ambientali che stiamo attualmente infliggendo al clima del pianeta, compresi i 28 cicli ambientali autorigeneranti che già si sono instaurati, sono già molto ben oltre quello che la Terra possa sopportare e assorbire e che si verificheranno in successione dei crolli definitivi di sistemi e processi ambientali fondamentali – ovvero, perdita degli habitat – che darà il via all’estinzione dell’homo sapiens.

Ora, va detto anche che sono molti gli scienziati che non condividono i termini temporali di questa prospettiva. Ad esempio, il giornalista scientifico Scott K. Johnson espone la sua opinione in “’Dove sbaglia Guy McPherson.

E, recentemente, il dr Piers J Sellers, direttore esecutivo di scienze della Terra al Goddard Space Flight Center della NASA, ha affermato che: “E’ praticamente certo che assisteremo all’aumento di 2° gradi Celsius prima del 2100, ma anche possibile che siano 3° o più. Gli impatti in questo spazio temporale considerato saranno enormi. Più rimandiamo delle azioni correttive, più devastante sarà il quadro”.

Anche se Johnson e Sellers avessero ragione e McPherson torto sulle previsioni, ci sono tuttavia moltissimi altri scienziati convinti che oggi stiamo per raggiungere dei “punti di rottura”, superati i quali la sopravvivenza degli uomini diventerà molto problematica. Nel 2009, ad esempio, Johan Rockström, James Hansen e loro colleghi hanno spiegato che sono stati superati già tre dei nove limiti planetari interconnessi – relativamente al clima, alla perdità di biodiversità e ai cicli biogeochimici.

noltre, nel 2012, il Prof. Kevin Anderson, Vice Direttore del primario istituto britannico di modelli climatici, il Tyndall Centre for Climate Change Research, lanciò l’allarme che attualmente le emissioni sono fuori controllo e a questo passo andiamo verso un aumento della temperatura del pianeta di 6°C; aggiunse che anche l’ International Energy Agency e altre organizzazioni simili ad essa, prevedevano, all’attuale passo, un aumento di 4°C di temperatura globale (a livello pre-industriale) entro il 2040. Anderson accusò anche molti studiosi climatici di rimanere troppo inerti di fronte alle valutazioni poco realistiche fornite dai vari governi. Vedasi: ‘Quello che non ti diranno mai sulla catastrofe del clima”.

Quello che tali valutazioni non considerano necessariamente è l’impatto sinergico dei vari attacchi combinati al clima, compresi anche quelli non legati al clima. Questi comprendono gli attacchi all’ambiente causati dalla violenza militare (che spesso lasciano vaste aree inabitabili),  la distruzione delle foreste pluviali, l’agricoltura industriale, le attività minerarie, la pesca commerciale e la diffusione della contaminazione nucleare causata da Fukushima.

Stiamo anche distruggendo sistematicamente le già limitate riserve idriche di acqua del pianeta, il che significa che la scarsità di acqua sta già diventando oggi una realtà per una parte della popolazione del pianeta, e che entro il 2020 assisteremo al crollo dei sistemi idrogeologici.  Le attività umane attuali stanno già facendo estinguere ogni giorno circa 200 specie, tra mammiferi, pesci, uccelli e insetti;  l’80% delle foreste del mondo e il 90% dei grandi pesci degli oceani sono già stati distrutti.

Il punto è, semplicemente: potete pure analizzare da voi stessi le prove scientifiche  e fare le vostre valutazioni sulle tempistiche e il livello di gravità della minaccia. Forse l’estinzione umana non avverrà fino al prossimo secolo. Ma sia che parliamo di estinzione entro il 2030, o 2040 o anche per il prossimo secolo, resta il fatto che l’estinzione è una possibilità ben definita.  E dopo 200,000 anni di specie, sembra una cosa ragionevole chiamarla “estinzione a breve termine”.

Dunque, è inevitabile l’estinzione umana a breve termine?

Secondo me, l’estinzione è un’evenienza molto probabile.  Ma non solo perché stiamo infliggendo al nostro paese troppi colpi mortali. L’estinzione è inevitabile a causa delle paure umane, in particolare di quelle inconsce.  La paura in noi stessi e negli altri di cui non ci si rende conto, ma che spesso determina tre capacità di importanza vitale in qualsiasi contesto: il centro dell’attenzione, la nostra capacità di analizzare adeguatamente le prove (se cioè concentriamo o meno su di esse la nostra attenzione) e il nostro comportamento in risposta a tale analisi. Ad esempio, se tu non sai che è la tua paura che non ti fa vedere dei fatti sgraditi, allora non noterai neanche che la tua attenzione è rivolta altrove e hai già dimenticato quello che hai appena letto.  O la tua paura ti impedisce di analizzare adeguatamente le prove e/o rispondere ad essa in modo intelligente.

Dobbiamo essere realisti. Dobbiamo saper vedere olre e senza paura alcuna, perchè ci troviamo in una situazione molto delicata e che riguarda noi tutti.

Il Prof McPherson è convinto e come lui anche altri scienziati. Il cambiamento climatico è forse lil “più grande problema che l’umanità abbia mai affrontato”. Invece, il prof Renwick dice che spera che con la pretesa di 10 anni di vita che ci sono rimasti, di cui parla il Prof McPherson, incoraggerà la gente ad agire e subito.

“Questo è davvero un grande problema e le conseguenze potrebbero essere catastrofiche”, dice il prof Renwick. “Anche se certamente [gli esseri umani non tutti muoiono] in 10 anni o addirittura 1000 anni.”

Gli effetti dei cambiamenti climatici sono stati notati 30 anni fa e il Prof Renwick dice che la prima cosa da fare e imparare dal passato. Ma quesat volta la situazione è tragica e tanto meno ci sarà da fare, perchè appunto non vi è nulla da fare. Siamo entrati nel “Punto di Non Ritorno” e ci siamo andati con tutte le scarpe. La questione è molto seria e non va sottovalutata. Molti dei capi di governo si sono costruiti bunker sotterranei per salvarsi dalla fine del mondo, ma anche loro avranno grossi problemi”

I commenti del Prof McPherson arrivano pochi giorni dopo che il ministro Neozelandese Paula Bennett, responsabile del Climate Change Issues, ha nominato una squadra di 10 esperti molto bravi, per consigliare il governo su come la Nuova Zelanda può adattarsi ai cambiamenti climatici. Questo dovrebbero fare anche gli altri pesei occidentali, Europa e Stati Uniti in primis.

di Robert Burrowes

via Segnidalcielo

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