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PRIMA DEL BIG BANG ESISTEVA GIÀ MATRIX

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Presso l’American Museum of Natural History di New York durante l’annuale Isaac Asimov Memorial Debate Il moderatore Neil deGrasse Tyson, direttore dell’Hayden Planetarium del museo, alla domanda di cosa ne pensasse che la nostra vita fosse un immenso programma di una matrice diretta da qualcun altro, ha risposto che: “Credo che la probabilità sia molto elevata, almeno 50 e 50 di possibilità.”

“ tra noi e le scimmie c’è un divario d’intelligenza incredibile, però dividiamo con loro il 98 per cento circa del nostro D.N.A.”

Ciò non ci rende però così simili e al nostro confronto sono soltanto animali, così “per le menti superiori che potrebbero governarci, noi sembreremmo degli idioti, e tutta la nostra vita non sarebbe altro che un intrattenimento puro e semplice, un po’ come un Truman show!”

Il caso della “Calling Card of God”

Nel giugno del 2001 la NASA lanciò nello spazio, in orbita intorno alla Terra, la sonda Explorer 80 conosciuta anche come la sonda WMAP, con lo scopo di misurare quanto fosse rimasto della radiazione fossile scaturita dall’immenso calore prodotto dal Big bang che ha prodotto l’universo, per fare quindi una mappa della sua estensione.

Dal recupero dei dati raccolti dalla sonda, gli scienziati si accorsero con sorpresa che la temperatura del campo di microonde non si presentava omogenea come credevano, ma manifestava una serie di minuscole fluttuazioni termiche, con un minimo scarto tra di loro sempre ripetuto e sempre di due punti caratteristici.

A molti ricercatori ricordò subito il codice binario usato dai computer per i loro programmi.

Una parte di questi ricercatori pensò che la mappa della radiazione fossile potesse contenere una sorta di messaggio.

Venne addirittura coniato il termine “Calling Card of God”, ovvero il biglietto da visita del Creatore, per definire questo strano fenomeno di manifestazione binaria della

radiazione fossile.

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La mappa della radiazione fossile lasciata dal Big bang secondo i dati raccolti dalla sonda WMAP della NASA

Pare che prima o poi ci dovremo tutti risvegliare dunque, dal torpore elettronico in cui siamo intrappolati a nostra insaputa gestita da una “matrix” come quella del film omonimo.

Sono usciti già parecchi libri, soprattutto in America che parlano non solo della possibilità che tutto il genere umano viva una realtà virtuale ed immaginaria al contrario di quanto sembri ci accada, ma addirittura danno spiegazioni pseudo logiche su questo, dove ognuno poi è libero di decidere su come e cosa credere.

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Una delle ipotesi più accreditate che farebbero pensare che la nostra realtà come la percepiamo non sia quella che effettivamente sta intorno a noi, sono i cosiddetti dejavù, ovvero quelle sensazioni di aver già vissuto un avvenimento che per altro dovrebbe essere impossibile aver già vissuto.

A chi non è mai successo di avere questa sensazione?

Il fatto dunque che questa sia una cosa che lega ogni abitante del nostro pianeta, questa sensazione appunto, viene spiegata come una sorta di bug nella matrice, che ogni tanto va in tilt e ci fa rivivere un pezzetto di una nostra vita passata ma di cui noi abbiamo soltanto un vago ricordo.

Si perché non solo saremmo delle batterie per questa matrice che come nel film si nutrirebbe della nostra energia ma i corpi una volta liquefatti sarebbero poi riclonati di continuo per poter continuare ad alimentare tutto il sistema, in questa maniera l’anima delle persone non trasmigrerebbe ma passerebbe semplicemente da un corpo al suo clone.

Ogni volta avremmo dunque un’identità differente, per paura che possiamorenderci conto di ciò che viviamo, ma alla fine come qualsiasi altra macchina, anche Matrix avrebbe dei limiti, che nel caso specifico diventerebbero dunque momenti di parziali consapevolezze di altre vite.

C’è anche chi si spinge oltre arrivando a dare come pretesto o pretenziosa spiegazione dell’esistenza di Matrix, quella che viene chiamata coscienza collettiva, che in psicologia sarebbe una sorta di banca dati a cui chiunque può accedere con la propria mente, che in continua espansione darebbe origine a quei fatti anche questi vissuti da tutti in cui si dice la classica farse: non so come, ma sapevo che doveva andare così.

Già teorizzata e in qualche modo spiegata da Karl Gustave jung, nei suoi studi, la coscienza collettiva collegherebbe ogni essere vivente della terra, sia umano che animale.

Con questa premessa c’è chi afferma dunque che questa sia la più grande prova che la matrice esista in quanto essendo lei che impartisce e spartisce i copioni della nostra vita, sempre per una sorta di falla nel sistema, a volte si potrebbe accedere alla coscienza di qualcun altro per errore.

Ancora più esagerata c’è la teoria che spiega i casi di ritorno dalla morte di alcune persone come un viaggio all’interno del disco rigido del sistema Matrix, quindi addio tunnel di luce, voci soavi e anime amiche, ma coockies e files temporanei che ci si presentano sotto altre forme.

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Fermo restando che queste sono e rimangono teorie, almeno finchè non ci sarà un Neo che si risveglierà dal torpore digitale, si lascia ogni commento e riflessione ai lettori.

di Maurizio Ganzaroli – HTM

Maurizio Ganzaroli
Maurizio Ganzaroli

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