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Gli Universi Paralleli e la Ragnatela Cosmica

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Il nostro Universo potrebbe essere veramente grande, immenso ma finito, oppure potrebbe essere infinitamente grande. Entrambi i casi sono possibili ma se è vero il secondo caso allora ciò potrebbe implicare l’esistenza di tanti modi con cui la materia può esistere e aggregarsi. Ma se l’Universo è infinitamente grande, può ospitare un numero infinito di universi paralleli.

L’idea di universi paralleli nella fisica fu estrapolata dalla meccanica quantistica diversi anni fa, ma non è ancora stata dimostrata, almeno a livello macroscopico.

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Infatti alcuni anni fa è stato prodotto il cosiddetto “gatto di Schrodinger”, ossia “uno stato sovrapposto di due realtà”, uno in cui un gatto è vivo e contemporaneamente un altro in cui lo stesso gatto è morto.

In verità si potrebbe dire che si trattava, più che altro, di un “gattino” di Schrodinger, in quanto nell’esperimento si trattava di un atomo di rubidio, ergo ciò si applicava solo a livello microscopico.

Comunque sia, questa scoperta è stata un importante tassello per lo studio degli universi paralleli. Infatti si è riusciti a rilevare per la prima volta lo sdoppiamento di un singolo atomo ad una distanza rilevante fra i due “doppi” risultanti. Ciò è stato possibile a temperature vicino alla zero assoluto, poiché solo rallentando lo sdoppiamento esso poteva essere osservato prima che l’atomo di rubidio diventasse uno solo, sopprimendo in tal modo dal nostro universo l’altra realtà inizialmente scaturita per lasciarne in esistenza una sola.

Ma che dire di un sistema non quantistico?

Purtroppo è ancora impossibile per la nostra scienza osservare lo sdoppiamento di un oggetto macroscopico perché ciò avverrebbe così velocemente da non poter neanche essere rilevato in alcun modo. Infatti il “doppione” di un essere umano andrebbe a trovarsi in un altro universo parallelo situato ad una distanza incalcolabile dal nostro universo.

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Fino a qualche anno fa, scienziati pensavano che tutti gli universi paralleli erano in effetti collegati fra loro da particelle ancora non osservate ma nondimeno teorizzate e denominate “tachioni” (dal greco “tachis” che significa “veloce” e “ioni”, ovvero particelle), ossia corpuscoli che viaggiano più veloci della luce nel vuoto, possiedono energia negativa e vanno “indietro nel tempo”. In effetti era solo una teoria, ma oggi, grazie al telescopio Keck I nelle Hawaii è stato possibile osservare un quasar è un nucleo galattico attivo che emette radiazioni intense, alimentate da un buco nero gigantesco al centro di una galassia e che illumina come un faro una rete di filamenti di gas che si estende per circa 2 milioni di anni luce.

LA RAGNATELA COSMICA

La ragnatela cosmica che collega fra loro le galassie è stata osservata per la prima volta, grazie alla luce diffusa da un quasar distante che ha illuminato i filamenti. Descritta sulla rivista Nature, la scoperta si deve allo studio coordinato dall’astronomo italiano Sebastiano Cantalupo, che lavora negli Stati Uniti presso l’università della California a Santa Cruz.

Come già detto sopra, il risultato è stato possibile grazie al telescopio Keck I nelle Hawaii. Il quasar è un nucleo galattico attivo che emette radiazioni intense alimentate da un buco nero gigantesco al centro di una galassia e illumina come un faro la rete di filamenti di gas che si estende per circa 2 milioni di anni luce. “Si tratta di un oggetto molto eccezionale: è enorme, almeno due volte più grande di qualsiasi nebulosa rilevata prima, e si estende ben oltre l’ambiente galattico del quasar” ha rilevato Cantalupo.

Il modello cosmologico standard, che descrive la formazione delle strutture nell’universo, prevede che le galassie siano incorporate in una ragnatela cosmica di materia, la maggior parte della quale (circa l’84%) sarebbe costituita da materia oscura invisibile.

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La ragnatela risulta dalle simulazioni al computer sull’evoluzione della struttura dell’universo, che mostrano la distribuzione della materia oscura su larga scala, compresi gli aloni di materia oscura in cui le galassie si formano e la rete cosmica di filamenti che le collegano. La gravità fa in modo che la materia ordinaria segua la distribuzione della materia oscura, in modo che i filamenti di gas diffuso e ionizzato siano tenuti a seguire un modello simile a quello visto nelle simulazioni.

Finora, tuttavia, questi filamenti non erano mai stati osservati. “Abbiamo studiato altri quasar in questo modo senza rilevare tale gas esteso”, ha detto Cantalupo. “La luce del quasar – ha aggiunto – è come un fascio luminoso e in questo caso siamo stati fortunati che la torcia sia rivolta verso la nebulosa e illumini il gas”. I ricercatori pensano che il filamento osservato possa essere ancora più esteso e di aver visto solo la parte che viene illuminata dalla emissione del quasar.

Potrebbe esistere un metodo per verificare anche a livello macroscopico se vi siano universi paralleli?

Be’, forse noi potremmo osservare questi universi paralleli “durante ed attraverso i sogni”. Un precursore di tale idea è stato, nella prima metà del Novecento, l’inglese Dunne, autore del classico “An Experiment with Time”.

In effetti essa potrebbe spiegarci, al di là della cosiddetta ESP (“Extra-Sensory Perception”, la “Percezione Extra-Sensoriale”) e del cosiddetto “Paranormale” oggetto degli studi della parapsicologia, i tanti sogni che si avverano nei minimi particolari, perché in un universo parallelo il tempo potrebbe scorrere alla rovescia e quindi ciò che nel nostro universo è il futuro nell’altro universo sarebbe il passato, facendo quindi parte dei nostri ricordi. Un’altra caratteristica atta a confermare tale ipotesi sarebbe costituita da “déjà vu” e cioè il “già visto”, in quanto alcuni luoghi sarebbero già stati visitati durante i sogni in altri universi.

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Anche la sensazione di cadere nel vuoto, oppure l’impressione di uscire da corpo (la cosiddetta OOBE o Out Of Body Experience, l’esperienza extra-corporea), potrebbe in realtà essere dovuta a viaggi in altri universi. Ciò potrebbe collegarsi altresì all’esistenza dell’ “anima”, un po’ come il film “Ghost”, perché i neutrini possiedono la proprietà di attraversare la materia come se nulla fosse, persino se si trattasse di una parete di piombo spessa 100 anni-luce, ed è per questo che sono ufficialmente chiamate “particelle fantasma”.

Chi scrive, ad esempio, è sicurissimo di aver sognato sua moglie prima di conoscerla, e sicuramente fenomeni del genere saranno accaduti pure ad alcuni lettori, anche se certi scettici alla Piero Angela e di obbedienza Cicap non saranno naturalmente d’accordo.

Ad ogni modo il concetto logico che ne scaturisce è che se lo sdoppiamento avviene a livello quantistico esso dovrebbe verificarsi anche a livello macroscopico, in quanto ciò che ci circonda è pur sempre fatto di ioni. In quest’ottica potrebbero allora esistere universi paralleli “ucronici” (dal greco “non-tempo”) in cui, per esempio, Hitler ha vinto la Seconda Guerra Mondiale, ovvero in cui i Giapponesi hanno sganciato bombe su Washington e New York. In effetti, di questi Universi Ucronici, ne parlavano anche il Popolo dei Maya che appunto raccontavano storie sul Tempo del Non Tempo, ovvero di un periodo di transizione, caratterizzato da profondi cambiamenti cosmici.

Vi potrebbero così pure essere universi in cui non esiste la luce oppure in cui non esiste materia ma solo energia.

Potrebbero perfino esistere universi formati esclusivamente da un buco nero (anche se magari in realtà anche noi potremmo vivere in un buco nero) ovvero da neutrini.

In universi di questo tipo si potrebbe essere immortali, poiché come abbiamo già detto i neutrini sono per così dire “eterei” e quindi indistruttibili.

Una cosa che si potrebbe verificare è che i neutrini viaggino più velocemente della luce nel vuoto. Ciò si potrebbe costatare nel corso dell’esperimento in programma fra alcuni anni nel Gran Sasso, in cui si produrranno a Givevra dei neutrini mediante l’acceleratore di particelle. Il tempo che impiegheranno ad attraversare la distanza Ginevra-Gran Sasso sarà cruciale per stabilire la loro velocità. Se infatti si osservassero i neutrini prima della loro produzione a Ginevra si avrebbe allora la prova inequivocabile che i neutrini sono davvero tachioni e quindi che viaggiano tra universi paralleli.

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