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Il lavoro. Cronache dall’assurdo.

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Non ho voglia di arrabbiarmi. Anzi, facciamo così, la butto sull’ironia, va bene?

Alla fine di questa lettura potrete tacciarmi di razzismo, di estremismo, di populismo becero e ultranazionalista, solo vi chiedo di non darmi del fascista. Se lo dovete fare mi mandate un bel messaggio privato e ci vediamo di persona, così poi vediamo chi dice cosa a chi. Ok?

Sono tornato in Italia perché mi mancava casa mia, perché ho una compagna con la quale voglio condividere un po’ di strada insieme e non solo qualche settimana ogni sei, sette mesi. Bene, torno in patria carico come una molla e pieno di belle speranze e cosa succede? Non riesco a trovare uno straccio di lavoro neanche a pagarlo.

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Se fossi uno che non si mette in gioco, potrei capirlo. Tipo quelli che “le pulizie no, l’operaio no, il badante no, la fatica no” e ti mettono nelle condizioni di chiedergli: «Ciccio, esattamente cosa cazzo vuoi fare? »
Perché io parto dal semplice concetto che Uno è maggiore di Zero e, pertanto, se lavori e prendi Uno è sempre meglio che stare a casa percependo Zero.
Ma, appunto, ciò non sarebbe un problema se io fossi in grado di prendere Uno facendo qualsiasi cosa. Il dilemma è che pare che io, e tanti altri come me, si sia portatori di qualche strana ed esotica malattia: non solo non ci vuole nessuno, ma ci stanno pure alla larga!
Il “noi” è riferito a quella fascia di persone che hanno superato i quarant’anni e che non hanno lauree, master, specializzazioni particolari o esperienze come Web Designer, Marketing Specialist, Executive Management, Mobile Software Engineer, Software Developer Web Solution, Business Developer Rapresentative e altre robe che a leggerle ti passa la voglia di respirare.
Di più, l’assurdo si raggiunge con annunci dove è richiesta esperienza pregressa nei campi più disparati, dalla metalmeccanica alla sartoria, ma devi avere meno di trent’anni, essere militesente, automunito, disposto a trasferte, a turni, a questo a quello e anche a quell’altro. Manca solo la prova del DNA e siamo al completo!
Cerchiamo di capirci: quando si dice che per lavorare bisogna averne voglia, mi si trova d’accordo nella misura in cui si conceda la possibilità alla gente di lavorare. In Italia, adesso, se vuoi trovare un’occupazione è meglio se sei straniero o sotto i venticinque anni. Se ci sono entrambi i requisiti e sei anche una ragazza di bell’aspetto, tombola!

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Nelle agenzie dedicate alla ricerca di lavoro, e ce ne sono un sacco, ti fanno mille domande. Se sei disposto ai turni notturni, agli spostamenti, a fare il pendolare, a provare lavori mai fatti prima, al tempo determinato, al part-time, a contratti a chiamata, a fischio e anche alla schiavitù! E quando tu rispondi una serie infinita di sì che neanche il pentito in tribunale, ti aspetteresti che, porco cane!, un qualsiasi lavoro salti fuori.
No. Non succede, o succede molto raramente, se la tua età dice che sei sopra i quaranta, sei italiano e hai anche un po’ di esperienza in qualche campo.
Certo, non è colpa delle agenzie, loro che c’entrano! La colpa è delle imprese, mi duole dirlo ma è così. E se la colpa è loro è perché un sistema maledetto le ha messe nelle condizioni di potersi muovere in quella direzione.
Si pensi che io volevo andare a lavorare in campagna. Lavoro duro, si sa, raccogliere pere, mele, fragole, ortaggi e altro, ma leggenda (mica tanto) vuole che lì si prendano più stranieri che italiani. Perché accettano paghe da fame e perché, si dice, facciano meno storie. Sarà vero? Intanto io son qui che aspetto.

Io non ce l’ho con gli stranieri, ci mancherebbe, sono stato io stesso immigrato in Germania. Però, mi chiedo che senso abbia non fare in modo che un cittadino italiano possa rimettersi in gioco solo per dar più spazio a gente che arriva da lontano con storie terribili alle spalle. Nel nostro piccolo anche noi italiani abbiamo brutte storie da raccontare. Certo, non abbiamo un paese in guerra, non siamo alla mercé di malattie, di tiranni sanguinari, ma la fame ce l’abbiamo anche noi. E bollette da pagare che non puoi pagare e affitti da pagare che fatichi a pagare e servizi non gratuiti che non ti puoi permettere. Non si pretende il lusso o l’agio ma solamente la sostenibilità. Si deve sempre rischiare di andare in prestito da qualcuno? (Meglio un amico o un parente, ma ci sono, ahimè, pure gli strozzini. E sono tanti.)

Quando sento i ministri del governo (con la minuscola obbligatoria) dire che dobbiamo fare (noi) dei sacrifici, il desiderio è quello di far saltare in aria i palazzi del potere con loro dentro! Ecchecazzo! Ci riempiono di tasse, alzano i prezzi di qualsiasi cosa e poi, ciliegina amara sulla torta, ci impongono di dare spazio “alla povera gente che scappa da situazioni orribili”.
Fatemi capire, gentili mentecatti del governucolo, quando succederà che vi occuperete di chi, come me, sarebbe disposto ad andare a spalare merda per portare a casa una misera pagnotta?
Per la miseria, io ci credo ancora in questo paese. Se non ci credessi sul serio non starei qui a sbattermi bussando a tutte le porte disponibili, ma tra un po’ dovrò pensare a prostituirmi se voglio campare (e considerando che è un mercato in espansione, magari farei pure bene!).

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La mia non è una voce isolata. Siamo un esercito di (quasi) disperati che non chiedono altro che lavorare, solo quello. No, non è vero, ho detto una cazzata e rettifico.
Chiediamo di lavorare e di avere pari trattamento con gli stranieri. In tutto. Perché sembra che ci sia una diffusa credenza secondo la quale loro avrebbero agevolazioni che noi (cittadini italiani nati in loco) non abbiamo. Non vi porto dati, vi porto testimonianze. Pertanto, se qualcuno ha qualcosa da ridire, faccia pure.
Nelle graduatorie delle case popolari tra i primi della lista ci sono stranieri. Nelle graduatorie per gli asili, idem. Tra le assunzioni degli operai generici gli stranieri sono più degli italiani. Per fare il semplice cameriere (semplice un cazzo, un tempo era un lavoro altamente qualificato e io ne so qualcosa, dal momento che lo sono e lo so fare molto bene) non serve parlare un italiano perfetto, basta che ti adegui a paghe misere e orari da ricovero in psichiatria (beh, questi ultimi c’erano anche prima, ma almeno prendevi bei soldini).
Le imprese assumono gente sotto i trent’anni (e se stranieri è meglio) perché hanno agevolazioni fiscali, ma non c’è nessuna agevolazione governativa per il semplice fatto di ASSUMERE.
No, dico, non serve una laurea in economia per capire che se la situazione economica del paese è in stallo è perché girano pochi quattrini e se ne girano pochi è perché manca il lavoro e se manca il lavoro la gente non ha soldi da spendere! Se il governicchio si occupasse del problema lavoro in modo responsabile l’economia capitalista di questo minchia di paese si risolleverebbe in pochi anni.

Ma cosa parlo a fare…
Mi spertico in tempo e parole che non verranno ascoltate. I sindacati un tempo si preoccupavano dei lavoratori e anche dei disoccupati, mentre oggi il loro solo interesse è quello di prendere la paga a fine mese. Inutile dir di no, le battaglie di un tempo sono finite e si vede benissimo.
C’era una volta il Partito Comunista, il partito dei lavoratori, che malgrado abbia sicuramente fatto stronzate come gli altri, almeno si batteva come un leone per i diritti del lavoro. Oggi, tra i partitucoli presenti non ce n’è nemmeno uno degno di chiamarsi Partito. Sono accozzaglie di furfanti che vivono alle nostre spalle. Anzi, sulle spalle.

Diamo asilo a stranieri che approdano sulle nostre coste e gli offriamo un posto dove stare, una minima diaria giornaliera e ci occupiamo di trovar loro un lavoro e una casa.
Il governo prende i soldi delle NOSTRE tasse e li devolve a questi aiuti umanitari. E io sono d’accordo che si debba aiutare chi è in difficoltà ma vorrei sapere perché non lo si fa con tutti quelli che si trovano nella medesima situazione.

 

Avevo detto che non volevo arrabbiarmi, porca trota…
Vabbè, ormai il danno è fatto.
Ti presenti con il tuo bel curriculum, lindo e profumato. Sei sbarbato, pettinato, in ordine e pronto all’esame. I fogli che hai in mano la dicono lunga sul fatto che fino a ieri ti sei fatto un culo così senza tante storie.
Sai fare diversi lavori perché ti sei adattato e li sai fare pure bene. Parli anche una lingua straniera in modo fluente (il tedesco), l’inglese per te non è la bibbia, ma lo mastichi con noncuranza, e l’italiano lo snoccioli come un plurilaureato. Non ti spaventa niente, hai forza lavoro da demolire l’Uomo d’Acciaio (che ti fa una sacrosanta pippa), l’aspetto che porti in visita è giovanile quanto basta da far passare un trentenne per il tuo gemello.
Insomma, hai le carte in regola per beccarti il primo posto disponibile non subito, prima di subito!

E invece, invece…
«Le faremo sapere».
«Lei ha molta esperienza». (Che significa troppa, va a sapere perché).
«Ha un profilo interessante». (Che non significa un accidente, se non “ciao ciao”).
Tutto perché hai 48 anni, sei italiano e si crede (ma non è vero, come devo dirvelo?!) che non accetteresti un lavoro più semplice, qualsiasi cosa voglia dire, e una paga minore.

Ecco. Sfuriata finita.
State bene?
Io sto come prima.
Andate in pace.

di Rolando Cimicchi – Redazione Hackthematrix

Rolando Cimicchi
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