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La strategia della paura

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La paura è uno stato mentale. Un’emozione. Purtroppo, essa è anche la più manipolabile tra le tante manifestazioni emotive che ci appartengono e indurre uno stato di paura significa provocare una reazione che, molto spesso, è facilmente prevedibile.
La paura genera ansia e viceversa, in un movimento vorticoso che domina l’individuo portandolo a perdere la propria razionalità, inducendolo a reagire d’impulso.
La percezione che si ha dei nostri tempi è che si stia creando uno stato di ansia continua, di paura costante, e nel momento in cui si pensa (o si spera) che il fondo sia stato toccato e ci si prepari a una seppur lenta risalita ecco aprirsi una nuova voragine. Un nuovo baratro di oscurità.

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Nel nostro occidente patinato e un po’ assonnato i sorrisi delle persone sono ancora presenti, ma meno decisi, meno spontanei; si notano spesso sguardi preoccupati, persi nel vuoto, volti cupi e impegnati a rimanere nel loro “cerchio ristretto”. Ognuno con i suoi inferni personali pressato dai macro-eventi del mondo che lo circonda: la crisi economica che non diminuisce, l’instabilità politica degli Stati, le piccole e grandi guerre che si combattono ovunque; la fanatica celebrazione della vendetta e dell’odio attraverso la distruzione di radicate abitudini e consuetudini in nome di un Dio; la distribuzione di democrazia e libertà a suon di cannoni e bombe.
Mondi lontani che si avvicinano, facendo tremare le nostre vite senza che si sia in grado di comprendere perché tutto questo accade. Perché noi, come i nostri simili altrove, siamo solo numeri sacrificabili sull’altare dell’egemonia.

Attentato di Bruxelles
Attentato di Bruxelles

La strage di Bruxelles è solo l’ultima, in ordine di tempo. Un terremoto che scuote le fondamenta di un continente, l’Europa, che pensava di aver lasciato indietro i fatti oscuri della Guerra, ma pare aver dimenticato in fretta, ad esempio, il bagno di sangue nella vicina ex Jugoslavia.
In realtà, le atrocità nel mondo non sono mai cessate e ora stiamo toccando con mano ciò che avevamo tenuto lontano.

Noi pensiamo ai terroristi e li immaginiamo intenti a pianificare azioni contro di noi, infedeli e a modo nostro invasori, ma la notizia di un attentato in uno stadio a 65 chilometri da Baghdad, durante una partita di calcio e rivendicato dall’ISIS, ci porta davanti un copione già visto ma che avevamo accantonato. Islam che attacca Islam. Musulmano contro musulmano.
La democrazia dell’odio, perché esso è rivolto contro tutti, a prescindere dalla bandiera.
Eppure i media ne accennano appena e quando lo fanno sono sempre intenti a farlo in maniera trasversale, perché i “nostri” morti e i “nostri” disastri sembrino (e così devono apparire) più importanti e lancinanti.
Eppure, mentre osserviamo le fugaci immagini di musulmani morti uccisi da altri musulmani ci sfiora il pensiero che, forse, quei fedeli predicatori di Allah non siano tutti uguali, che non siano tutti terroristi, che non siano tutti…cosa?
Sono esseri umani come noi, piaccia o meno. Figli di madri e padri.

Profughi in fuga dalla guerra
Profughi in fuga dalla guerra

Purtroppo, il Diverso è ancora oggetto di dubbio e quando esso appartiene malauguratamente (per fede, bandiera o lingua) a gente che si fa saltare in aria in un aeroporto o in una metropolitana, accade che la paura generi un’atroce giudizio nella frase «Sono tutti uguali. »
L’ansia creata dalla paura di essere sventrati da un’esplosione, di dover raccogliere il cadavere di un nostro congiunto è così massicciamente bombardata dai media che ci dimentichiamo di tutto, persino della ragione. Il Diverso, nella figura del musulmano, chiunque sia, con queste premesse diventa assassino anche se non lo è. Si crea una barriera nei confronti dell’Islam in generale, smettendo di distinguere tra chi pianifica e crea l’attentato e le persone indifese come noi.
Basta ascoltare la voce della gente come me, come te, su un autobus o in un centro commerciale, che alla vista di gente con il velo o la barba lunga inizia a sospettare, ad avere Paura, che possa trattarsi di kamikaze integralisti pronti alla strage.
È una normale reazione difensiva e anche se non è politicamente corretta è plausibile e comprensibile.

La grande manipolazione delle masse attraverso la strategia della paura è un punto cardine che non va dimenticato. Se è vero che ci siamo lasciati alle spalle le distruzioni apocalittiche delle due guerre mondiali è anche chiaro che da allora le cose sono peggiorate. Una graduale disintegrazione di utopie fondamentali come libertà e democrazia si è impadronita del mondo intero, portandoci sull’orlo di un baratro; finché pensavamo di poter appoggiare le nostre insicurezze su concetti che credevamo inossidabili abbiamo proseguito a vivere come se nel resto del mondo non accadesse nulla.
Qualche notizia qua, una là, ma sempre molto distanti da noi e, soprattutto, impossibili da verificare e toccare con mano, da qui.
Ma tutto cambiava, intorno a noi. E mentre la sicurezza economica e politica ci si sbriciolava tra le mani, “i mondi dimenticati” si avvicinavano alle nostre case spinti da politiche internazionali e tirannie economiche. Quei “mondi” fagocitati dalle follie di regnanti schiavisti e guerrafondai e da Poteri Di Sistema sfruttatori e sibillini si riversavano sulle strade della fuga per salvare il salvabile.

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L’emergenza dei profughi che stiamo affrontando non l’abbiamo mai veramente capita, noi persone della strada. E anche quando riusciamo a formulare un pensiero appena sopra la media dell’ignoranza, la terribile paura di essere macellati da un ordigno ci riporta a uno stato di primordiale brutalità. Reagiamo in modo scomposto volendo ricacciarli da dove sono venuti.
Immaginate che una situazione come quella della Siria si verifichi in Italia (speriamo mai, ma chi può dirlo…), dove o scappi o muori. Che cosa fareste voi? L’istinto umano è quello di sopravvivere e quindi si cercherebbe di trovare riparo da qualche parte, dico bene?
Il principio secondo il quale l’individuo cerca di proteggersi è uguale per tutti.

Va detto, e lo facciamo con estrema cautela, ma anche con triste fermezza, che questo “esodo” sta portando tanti problemi. Tra questi, ora più che in passato, c’è la questione dei terroristi che si mescolano tra i fuggitivi.
Noi non ci vogliamo credere, ma alla prova dei fatti questo rappresenta una logica che difficilmente può essere contraddetta. Come fai a distinguere chi scappa dal disastro da chi arriva per portarlo? Chi è il terrorista in mezzo a quella massa di persone?

Paura e ansia diventano perfetti strumenti per spostare le nostre conclusioni, riducendo la gente a una massa confusa e atterrita che aspetta solo di poter essere rassicurata e protetta. E così, ecco nascere l’idea di una Gendarmeria Europea, una sorta di corpo di polizia che, è facilmente ipotizzabile, possa trasformarsi ben presto in un vero e proprio Esercito. Quindi, armi, macchine belliche, per arricchire una lobby che è tra le più influenti del mondo e che non aspetta altro di veder nascere una nuova gallina dalle uova d’oro.
Le multinazionali traggono enormi profitti da queste situazioni ed è terrificante pensare che il denaro sia più importante di una qualsiasi vita umana, ma è così. L’evidenza dei fatti lo sta tristemente dimostrando.
Pace e armonia tra i popoli non sono di nessuna utilità per un sistema economico che deve la sua sopravvivenza all’egemonia e alla tirannide, in tutte le loro forme.

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La strategia della paura è un deterrente formidabile e cavalcato a più non posso.
Nessuno di noi è veramente razzista e pensare di odiare qualcuno per un credo religioso o per il colore della pelle è qualcosa ad appannaggio solo di poche schiere di malati psicotici, ma se la paura prende il sopravvento e l’ansia si impadronisce delle nostre facoltà intellettive (spinte dai media che bramano ogni goccia di sangue si possa versare) allora il rifiuto e il rigetto per il “diverso” diventa la normalità. Diventiamo “comprensibilmente razzisti”.

Se il mondo domani non avesse più guerre finirebbero le tristi e millenarie diatribe. Nessuno si sognerebbe di scappare, perché per nulla al mondo ti verrebbe voglia di abbandonare il tuo paese, dove stai bene. Ma guerre, divisioni, mantenimento dell’ignoranza sono necessari al Sistema per continuare il suo Dominio. Su tutti, noi compresi.
L’illusione di un cambio di rotta per innalzare il livello di coscienza delle persone è e rimane tale.
La paura e l’ansia e la strategia ad esse applicata è troppo importante per mantenere e rafforzare uno stato di cose necessario al Sistema per auto alimentarsi.
Le nazioni e i loro rappresentanti non hanno vero interesso a sotterrare l’ascia di guerra, è una delle tante bugie che ascoltiamo ogni giorno.

Più ci mantengono agganciati al terrore, più siamo manipolabili. Andando incontro a un futuro che non vuole nessuno, ma che è già cominciato.

di Sergio Tracchi e Rolando Cimicchi – Redazione Hackthematrix

Sergio Tracchi - Rolando Cimicchi
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2 comments

La strategia della paura | Misteri e Controinformazione - Newsbella marzo 26, 2016 at 5:29 pm

[…] La strategia della paura sembra essere il primo su Hack the […]

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La strategia della paura – Complottisti marzo 26, 2016 at 7:38 pm

[…] di Sergio Tracchi e Rolando Cimicchi –  Hackthematrix […]

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