Hack The Matrix
Riflessioni

Uno sguardo alla semplicità

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Io che.. quando uscivo e facevo miscela al motorino era sempre al 2% , io che.. per alcuni anni ho vissuto i momenti quando il casco non era obbligatorio, io che.. quando penso alle cabine telefoniche mi viene la pelle d’oca, con i gettoni cambiati al bar per poter telefonare a casa dei miei amici, io che.. quando uscivo di casa non esistevano i cellulari e non riuscivo a trovarmi con i miei compagni , e allora giravo come un matto e a volte finivo esausto per ritornare a casa senza aver visto nessuno, però vivevo di immaginazione e correvo esplorando la città, io che.. i cartoni animati visti alla tv erano lenti ma lasciavano spazio alla fantasia, io che.. i video giochi per la televisione erano in bianco e nero , io che.. si viveva di gioco e di spazi naturali, io che.. la fantasia era la più grande atmosfera che si potesse condividere, io che.. alle feste di compleanno si giocava alla tombola , si saltava la corda e si correva all’aperto, io che.. gli alberi erano case e capanne in cui arrampicarsi e vivere di fantasia, io che.. al carosello andavo a letto e mi arrabbiavo , io che.. vedevo un’orda di bimbi con i brufoli e con i nasi grandi , ma tutti erano semplici e naturali , io che.. compravo le caramelle sciolte al bar per dieci lire, io che.. ho vissuto la generazione della Graziella con la carta da gioco nella ruota per fare rumore, le manopole di spugna e i parafanghi eliminati per fare le impennate più veloci, io che.. ho visto i Ciao truccati , io che.. sono nato con i cassonetti dell’immondizia giganteschi dove si mescolavano cose di ogni tipo, io che.. a merenda si mangiava il pane con il burro e lo zucchero, io che.. le sveglie erano gigantesche e facevano un rumore incredibile, io che.. per chiamare con il telefono di casa impiegavo un sacco di tempo, dovevo ruotare il disco e sentivo lo scatto del numero, io che.. nelle cabine telefoniche potevo chiamare i numeri utili come il 118, io che.. insieme ai miei amici facevamo scherzi nelle cabine e chiamavamo un numero qualsiasi dall’elenco, io che.. l’elenco era attaccato alla cabina e quando ti serviva un numero strappavi la pagina da tutto il blocco, io che.. i giochi erano il Das, il Pongo e il Lego ed erano tutti nati per sviluppare l’immaginazione, e se non ne avevi finivi per arrotolare palline e fare case senza finestre, io che.. i giochi li buttavo tutti nei fustini cilindrici del Dash, e ogni volta che li spargevo sul pavimento era una sorpresa, io che.. ero povero ed uscivo senza soldi ma di amici ne avevo tanti perchè ero ricco dentro, io che.. la mia nonna andavo a trovarla per chiedere la mancia e mi ricordo che aveva i capelli azzurri come le fate, e quando è morta ho appreso che era veramente una fata , ed io mi sono smarrito perché ho capito che era un bene prezioso, io che.. durante l’inverno si aspettava la neve per scendere con i cartoni e si tornava a casa congelati ma contenti,…. io che mi sono trovato a crescere dentro un mondo vuoto, in cui ho trovato tutto quello di cui non ho bisogno, e con il tempo ho smarrito la necessita del vivere , la semplicità della ricerca , il magnifico della condivisione , la bellezza e la complicità della fantasia , la spontaneità dell’amicizia , il valore di sporcarsi dentro qualcosa che ha sporcato la mente di tutti.
Io sono quello che ritrova la semplicità di una vita semplice , anche dopo anni , anche se il tempo ha reso schiava la servile virtù umana.
Io mi siedo sul mio vecchio motorino e riprendo il cammino verso un mondo di povertà .

Filippo Celati – Staff Hackthematrix

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Uno sguardo alla semplicità | Misteri e Controinformazione - Newsbella dicembre 29, 2015 at 9:19 am

[…] Uno sguardo alla semplicità sembra essere il primo su Hack the […]

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