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L’incidente del passo Dyatlov, il più inquietante caso irrisolto del secolo scorso

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Una storia tanto strana e in certi punti inesplicabile , tanto da venir archiviata come “incidente in cui la spedizione di nove persone è morta per cause di una forza misteriosa.

9 escursionisti, si apprestarono a scalare la parte settentrionale dei monti Urali, che nella lingua del luogo significava “montagna dei morti”, che venne poi ribattezzata “montagna Dyatlov” prendendo il nome di un membro della squadra.

L’impossibilità di avere dei testimoni oculari della vicenda e che tutti gli appartenenti alla spedizione siano morti ovviamente ha fatto sorgere diverse storie ed ipotesi su cosa possa essere successo.

Anche perché le indagini non durarono a lungo e venne presto chiuso il fascicolo dando la responsabilità ad una energia naturale non bene identificata.

L’incidente venne dato alla stampa e divulgazione europea, ma anche della gran parte dell’ex Unione Sovietica soltanto nel 1990, quindi questo ha precluso la possibilità di fare ulteriori indagini.

La zona venne comunque preclusa a chiunque per tre anni.

Quando arrivarono al campo base, trovarono la tenda lacerata dall’interno, come se qualcosa di orribile li avesse spinti a strapparla con le mani e le unghie in fretta per poter fuggire, con una temperatura di meno 30 gradi, completamente scalzi, e alcuni erano malamente vestiti.

Vennero trovate sui corpi un altissimo tasso di radioattività che all’epoca venne tenuto sotto silenzio ridimensionando fortemente questo aspetto tanto da farlo quasi sparire.

Due delle vittime vennero trovate con forti traumi cranici ed una senza la lingua.

Il dottore che fece le analisi dichiarò che i traumi che non avevano riportato lividi o ferite superficiali sui corpi, doveva essere stata data da una forte pressione, simile a quella di un investimento da parte di un’automobile o di un camion.

Alcuni degli escursionisti erano neo diplomati e laureati.

Igor Alekseevič Djatlov (Игорь Алексеевич Дятлов), capospedizione, 13 gennaio 1936, di anni 23

Zinaida Alekseevna Kolmogorova (Зинаида Алексеевна Колмогорова), 12 gennaio 1937, di anni 22

Ljudmila Aleksandrovna Dubinina (Людмила Александровна Дубинина), 11 gennaio 1936, di anni 22

Aleksandr Sergeevič Kolevatov (Александр Сергеевич Колеватов), 16 novembre 1934, di anni 24

Rustem Vladimirovič Slobodin (Рустем Владимирович Слободин), 11 gennaio 1936, di anni 23

Jurij Alekseevič Krivoniščenko (Юрий Алексеевич Кривонищенко), 7 febbraio 1935, di anni 23

Jurij Nikolaevič Dorošenko (Юрий Николаевич Дорошенко), 12 gennaio 1938, di anni 21

Nikolaj Vasil’evič (Vladimirovič?) Thibeaux-Brignolles (Николай Васильевич (Владимирович?) Тибо-Бриньоль), 5 giugno 1935, di anni 23

Aleksandr Aleksandrovič Zolotarëv (Александр Александрович Золотарёв), 2 febbraio 1921, di anni 35

Jurij Efimovič Judin (Юрий Ефимович Юдин), 1937, di anni 22

L’obbiettivo era di raggiungere l’Otorten un monte lntano alcuni km, rispetto a dove avvenne l’incidente.

Tutti avevano alle spalle diverse escursioni in montagna, con vari livelli di difficoltà, sia in gruppo che da soli, quindi la marcia che avrebbero dovuto fare di livello tre, a loro non risultava una sfida nuova.

Il gruppo arrivò il 25 gennaio in una cittadina a dieci km dal monte Otorten, ed era l’ultimo avamposto prima del nulla che avrebbero dovuto affrontare.

Il giorno successivo subito prima di apritore però Jurij Judin fu costretto a rinunciare e a tornare indietro, in quanto uno strano malessere lo aveva preso.

Rimasero così in nove.

Le macchine fotografiche ritrovate nel campo diedero la possibilità di ricostruire tutto il loro percorso sino al giorno prima dell’incidente. Il 31 gennaio raggiunsero un posto isolato e perfetto dove lasciare le provviste e gli arnesi in eccesso che sarebbero poi serviti per il viaggio di ritorno, e il 1 febbraio si misero in marcia con l’intenzione di valicare il passo e fermarsi poi dalla parte opposta.

Una sopraggiunta tempesta di neve rese talmente difficile se non impossibile la visuale, che li fece d’orientamento e procedere in direzione errata verso il vertice della montagna, una volta che si accorsero dell’errore, decisero di accamparsi, per poi riprendere il giorno dopo nella giusta direzione.

Si era concordato che una vo0lta raggiunto l’obiettivo, Djatlov avrebbe subito informato la loro associazione sportiva, e ciò sarebbe dovuto succedere intorno al 15 di febbraio. Ma anche quando tale data passò, nessuno pensò fosse succceso qualcosa, in quanto non si può essere tanto precisi in questi casi, ma quando il 20 di febbraio ancora non giunsero notizie, le famiglie cominciarono a telefonare continuamente alla polizia perché venissero fatte delle ricerche, che nel caso venne anche organizzate delle ricerche aeree oltre che via terra, in quanto la quantità di neve era davvero elevata e le tormente appena passate potevano aver cancellato le tracce dei loro spostamenti.

Il 26 febbraio venne ritrovata la tenda sul Cholatčachl’ e trovarono che fosse stata strappata dall’interno, poi una serie d’impronte che si dirigevano verso il vicino bosco dove furono trovati i resti di un falò e le prime due vittime: Jurii Krivoniščenko e Jurij Dorošenko, entrambi sotto un albero di cedro, vennero trovate vestite solo degli indumenti intimi e scalzi.

Djatlov, Zina Kolmogorova e Rustem Slobodin vennero trovati poco lontani e la loro posizione faceva pensare che stessero tentando di tornare verso il campo.

 

Gli altri 4 rimasti, vennero trovati solo il 4 di maggio a mezzo km da lì.

I primi cinque, presentarono solo una ridottissima copertura, che considerato gli oltre 30 sotto zero, non era di certo adatta, e la morte venne associata all’ipodermia.

Mentre per i 4 corpi rimasti e ritrovati in una gola seppelliti dalla neve, in parte, la temperatura mite però aveva dato ugualmente luogo alla decomposizione, rendendo ancora più difficile capirci qualcosa.

Il medico legale dichiarò che le schiacciature e fratture alle costole di due dei corpi e le fratture craniche degli altri due, sembrassero fatte come se sottoposti ad un enorme pressione che però non aveva lasciato tracce evidenti sui tessuti.

La donna poi venne trovata senza la lingua, gli occhi e parte della mascella e la conclusione fu che il deperimento del corpo fosse stato tanto avanzato che le parti mancanti si fossero staccate da sole.

Si penso che i Mansi, gli antichi abitanti di quei luoghi potessero aver attaccato la squadra ritenendoli degli intrusi nella loro terra sacra, ma la mancanza di segni di una lotta e la presenza unica delle impronte solo degli escursionisti, tolse ogni credibilità a questa ipotesi.

Alcuni di loro portava una sola scarpa, oppure non le portava affatto.

Una possibile spiegazione è in una sindrome che prende chi sta passando da uno stato d’ipodermia moderato al congelamento vero e proprio, chiamato andressing paradossale.

Durante questo passaggio il, soggetto, sente la perdita dell’orientamento, diventa aggressivo, perde la lucidità ed inizia a sentire una falsa sensazione di calore che lo può portare a svestirsi completamente, accelerando così il processo di congelamento.

Dal momento che alcuni corpi vennero trovati rozzamente coperti con brandelli di vestiti non appartenenti a loro, venne da pensare che mentrealcuni siano impazziti e si siano strappati i vestiti di dosso, chi invece era ancora lucido abbia cercato di coprirsi, non avendo più le forse per tornare indietro.

Dopo pochi messi tutto venne archiviato, ma alcune cose vennero poi rese note e rendono ancor apiù inesplicabile ciò che successe, facendolo diventare ciò che resta di un esperimento governativo o addirittura un rapimento alieno andato male.

Il dodicenne Jurij Kuncevič (Юрий Кунцевич), che in seguito diventò il capo della Fondazione Djatlov disse che i corpi della spedizione avevano tutti una strana colorazione bruna molto scura, come se fossero stati esposti radiazioni o ad un forte calore.

Ciò che contaminò in maniera così elevata di radioattività ai corpi, non fu mai trovata.

Nelle notti che precedettero l’incidente furono avvistate delle strane luci rotonde e arancioni, molto grandi proprio n prossimità del campo degli escursionisti, ed infine in tutta la zona vennero trovati numerosi pezzi di metallo, appartenenti a qualche genere di velivolo, (non identificato) che avrebbe

potuto precipitare nella zona o danneggiarsi, nell’intento di abbassarsi sulla zona.

Il caso rimane un mistero sotto molte forme, ma un’altra teoria potrebbe spiegare l’incidente: una massiccia dose di microonde, da sempre studiate sia dallo stato Americano, che quello Russo, nel tentativo di creare la super arma.

Di Maurizio Ganzaroli – Staff Hackthematrix

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