Hack The Matrix
Aeramya

N.D.E. VIAGGIO ANDATA E RITORNO

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L’articolo che vi proponiamo oggi nella rubrica “Aeramya” di Hack the Matrix tratta la tematica delle N.D.E. ossia “Near Death Experience” (tradotto in italiano: Esperienza di pre-morte).

Sebbene questo argomento sia stato screditato dalla scienza, c’è chi crede fermamente nell’autenticità del fenomeno. Le spiegazioni scientifiche mettono in campo la neurologia affermando che l’esperienza sia il risultato di un’alterazione psicologica, ma le testimonianze sono talmente tante e i punti in comune di ognuna fanno pensare e lasciano confermarne la veridicità.

In questo articolo oggi racconteremo per voi anche delle esperienze.

Per i sostenitori del “paranormale”, la N.D.E. altro non sarebbe che un contatto anticipato con l’aldilà. Il soggetto sperimenta la separazione fra corpo materiale e Anima. Per chi conosce la tematica del viaggio astrale comprende in pieno il concetto che abbiamo espresso come “separazione”, anche se si tratta di due fenomeni completamente diversi.

Il bello di tutto questo è che a crederci non sono solo persone che amano il paranormale. Ci sono stati casi di persone che, da sempre scettiche, successivamente ad un evento di questo calibro si sono dovute ricredere rivalutando le proprie convinzioni.

Questo fenomeno è stato provato in prima persona anche da personaggi a noi noti, come Jung, e i resoconti di esperienze di questo tipo sono stati espressi anche negli scritti di Platone. La prima N.D.E. documentata risale al trattato “Anecdotes de Médecine” del 1740 del medico francese Philippe Charlier.

Jung racconta che nel 1944 ebbe un incidente che per svariati motivi lo portò in coma. Egli scrisse:

 

“Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente… Prima o poi, i morti diventeranno un tutt’uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d’essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell’eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo.”

 

Coloro che hanno vissuto una N.D.E. raccontandola hanno fatto emergere punti che sono comuni un pò in tutti i casi:

– Abbandono del corpo e possibilità di osservarsi dall’esterno;

– Vista del “tunnel” con luce bianca in fondo;

– Sensazione di pace e serenità mai provate prima;

– Difficoltà nella descrizione di ciò che si è visto e provato poiché nulla è riscontrabile sulla Terra;

– Incontro con “altri esseri”, in genere identificati come parenti o amici morti in precedenza;

– Incontro con “esseri” luminosi comunicanti sensazioni di “amore totale”;

– Life Review, accade che viene mostrata la propria vita terrena, comprendente anche di episodi dimenticati riguardo momenti successivi alla nascita;

– Ritorno alla vita terrena accompagnato da un sentimento di rimpianto per non essere rimasti nell’aldilà e “rientro” nel proprio corpo fisico;

– Scomparsa della paura della morte avendo avuto modo di vedere cosa viene dopo;

– Riconsiderazione dei veri valori della vita, Amore verso tutti gli esseri viventi e ricerca di armonia con essi.

Questa esperienza sarebbe sostanzialmente l’ingresso in un’altra Dimensione. Per chi non crede nella Vita dopo la morte è difficile da concepire questo fenomeno, però elencheremo per Voi alcune esperienze realmente accadute così potrete rifletterci su e farvi un’idea. Buona lettura.

PRIMO CASO:

Spesso i resuscitati sembrano serbare il ricordo della propria “morte” con particolare nitidezza ed in particolare la sensazione e la certezza “di essere morti”. Il trentacinque per cento dei rianimati in sala operatoria raccontano vagamente o con più chiarezza di essersi visti fluttuare sopra al proprio corpo. Ecco un caso di una giovane commerciante della Florida, investita da un auto in corsa nel 1994:

“Un uomo mi gridò qualcosa… Evidentemente cercando di avvisarmi, poi mi sentii colpire da dietro in modo violento. Questa è l’ultima cosa che ricordo, finché nn mi trovai ad una certa altezza a guardare la scena dell’incidente dal di fuori. Mi sentivo completamente distaccata e la cosa mi sorprendeva. Non ricordo nessun rumore e nessuna parola dettami degna di nota. Guardavo semplicemente la vicenda. Iniziai a fluttuare tra i tetti, sempre più su, mi sentivo completamente priva di emozioni. Come se fossi puro intelletto. Non ero affatto spaventata dalla cosa anzi era molto piacevole tutto quello che mi stava accadendo così inaspettato. Ricordo che vedevo le mie scarpe schiacciate dalla macchina e l’orecchino andato in frantumi. Ricordo che avevo indosso il vestito nuovo, che usavo per la seconda volta. Pensai al vestito rovinato appena comprato ma non al mio corpo, che giaceva in condizioni se non peggiori. Non credo avessi afferrato la gravità della situazione. La mia attenzione fu richiamata verso il mio corpo allorché il barelliere mi alzò per mettermi sulla barella. Analizzavo la situazione da più vicino ora, guardando come sollevavano il mio corpo malandato. Sembravo vicina alla scena ma al contempo lontanissima. i rianimatori mi controllarono le pupille dopodiché mi svegliai che ero nel mio corpo…”

Si parla quindi ricorrentemente di un punto di osservazione “fluttuante ed elevato” tanto che in seguito la protagonista, durante l’intervento chirurgico, sostenne di essere riuscita a distinguere benissimo la polvere che c’era sull’impianto di illuminazione della sala operatoria.

SECONDO CASO:

Nel 1988 un ingengnere elettronico di Bristol di nome David Ayre, durante una fase critica della sua vita a causa di un divorzio imminente, preso dalla tensione per gli avvenimenti, nelle settimane che seguirono pensò che l’unica soluzione fosse quella di suicidarsi. Persona di natura metodica e scientifica panificò la propria morte in modo che sortisse l’effetto massimo e non causasse danni a terze persone. Bevve una grande quantità di antidolorifici e sonniferi accompagnandoli al Whisky e aprì una grossa bombola di gas dopo aver staccato tutti gli impianti elettrici e sigillato la stanza più piccola della sua casa per permettere al gas di sortire il massimo effetto. Dopo aver detto alcune preghiere inspirò tanto gas da sentirsi esplodere:

“Sembrò come se qualcosa mi fosse scattato dentro, tipo un elastico troppo teso. Mi sentii immediatamente invadere da un grande senso di pace e di benessere e poi ricordo di aver capito di essere morto. Ne ebbi la certezza senza capire bene la situazione in cui ero. Uscii lentamente dal mio corpo accartocciato in un angolo come il fumetto di un personaggio dei cartoni animati e mi ritrovai a fluttuare da un angolo molto in alto della stanza. Guardavo il mio corpo laggiù nell’angolo con distacco, immerso nella pace. Ad un certo punto mi spaventai per la conseguenza che poteva portare il mio gesto appena compiuto e provai molta stizza e rabbia contro me stesso, che avendo sigillato la porta in maniera certosina non avevo la possibilità di andarmente da quel posto. Pensai che dovessi rimanere ancorato alla Terra sotto forma di spirito. Ma neanche il tempo di finire di formulare il pensiero “passai attraverso il muro” e cominciai a librarmi in aria molto in alto, sopra i tetti di Bristol affinché non notai un tunnel che sembrò risucchiarmi dentro.

Viaggiavo a velocità supersonica toccando le spire del tunnel con le mie mani. Arrivato in fondo, sorpresa, c’era mio padre ad attendermi, morto circa due anni prima, che stava lì fermo in piedi e mi guardava con amorevolezza, accompagnato da un essere che sembrava fatto di pura “luce”. Mi venne mostrata la storia della mia vita e in particolare vidi senza alcuna condanna apparente tutte le mie azioni e gli effetti che queste avevano avuto sugli altri. L’Essere che accompagnava mio padre ad una particolare scena non proprio edificante ebbe a commentare “Ecco, vedi che cosa hai fatto. Non sei stato granché utile qui. Eh?”

Dopodichè l’Essere mi comunicò “vuoi tornare indietro?” Neanche il tempo di realizzare la cosa e mi trovai disteso sul pavimento della stanzetta completamente svenuto, ma con valide motivazioni per vivere adesso. Riuscii frastornato a comporre il numero di soccorso e a far sì che la polizia e i lettighieri irrompessero a casa mia. Salvandomi”.

Abbiamo potuto notare che le esperienze citate hanno punti in comune con quelli elencati in precedenza.

“In quei giorni ho visitato un regno fatto di nuvole, entità superiori, mentre un vento divino mi diceva che ero amato e adorato, per sempre. Un lunghissimo viaggio, incalcolabilmente positivo. È stato come nascere in un mondo più grande e come se l’Universo stesso fosse un gigantesco utero cosmico. La sfera mi guidava attraverso questo spazio sterminato”. (Alexander Eben, neurochirurgo di Harward, descrivendo la sua esperienza di pre-morte nel libro L’esistenza del Paradiso: Viaggio di un neurochirurgo nell’aldilà)

Articolo di Aeran & Maya – Hackthematrix

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