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Multe, cani e Montesquieu

Multe, cani e Montesquieu

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C’è un modo molto semplice per far amare e rispettare le leggi: farne di sensate. Rispettare un insieme di regole condivise è la base della nostra convivenza civile e ci fa crescere come individui e come società. Al contrario, quando siamo sottoposti a divieti privi di significato o puniti per azioni che non hanno arrecato alcun fastidio né leso diritti, a rimetterci è il nostro senso delle istituzioni e la fiducia che riponiamo negli enti pubblici.

E’ per questo che giovedì prenderò cane e guinzaglio e mi unirò alla manifestazione contro lo spaccio in viale IV Novembre, organizzata da alcune persone che qualche giorno fa sono state multate dalle guardie zoofile. Il motivo? Ben pochi ne erano al corrente, ma a Ferrara in effetti esistono alcune zone di verde pubblico interdette ai cani, anche se provvisti di guinzaglio e museruola. L’origine di questo regolamento si perde nel nostro nebbioso passato: forse una premurosa tutela dei bambini che giocavano per i prati della nostra città, o forse la reminiscenza di epoche più formali e borghesi, quando le signore dell’alta società a passeggio si spaventavano di fronte ai labrador. Sinceramente non saprei, visto che a 34 anni conosco meglio la situazione attuale e so bene che i parchi ferraresi hanno un vitale bisogno di cani, famiglie, bambini, fontanelle, ciottole in terra e frisbee volanti. Ne hanno bisogno perchè – come ormai tutti sappiamo – la ritirata della società civile dai luoghi pubblici lascia spazio al degrado urbano, che dalle nostre parti significa spaccio, ubriachezza molesta e risse all’ordine del giorno.

Questa è la verità di Ferrara, più o meno innegabile. La manifestazione però viene già guardata un po’ storta da tanti, soprattutto da sinistra, nel solito miope gioco delle parti che ci rende ogni giorno più stupidi e ideologizzati. Questa – mi dicono – è una manifestazione di destra, o che verrà cavalcata dalla destra, o che finirà per ricadere nei soliti clichè razzisti del tizio col megafono. Una manifestazione per brocchi che si lasciano mobilitare contro il sindaco. Una manifestazione che non centra niente con i cani.

La China parteciperà con entusiasmo

Mah. Boh. Cosa volete che vi dica? In parte, può anche darsi. Le manifestazioni antispaccio a Ferrara non è che abbiano proprio una bella storia: se togliamo le biciclettate di Max Morini, ho sempre visto più razzismo e rabbia indistinta contro gli stranieri che un reale approccio ai problemi. Eppure i problemi continuano ad esistere e non sarà certo la mia condanna verso l’intolleranza, il populismo o l’ignoranza dei politici di destra a stemperarli: alle 17:30 di lunedì gli spaccini sono già all’acquedotto e da stamattina sui prati sono già ricomparse le solite bottiglie vuote di Ceres e le lattine di Finkbrau da 60 cent. La situazione fa un po’ schifo, obbiettivamente.

Girare con il cane al guinzaglio in un parco pulito non è né di destra né di sinistra, non è buonista o razzista e soprattutto non dovrebbe essere pro o contro alcun regolamento: è una sana abitudine che non fa male a nessuno e che perdipiù, nel nostro contesto attuale, favorisce la socialità nei parchi pubblici e di conseguenza le buone frequentazioni, che sono l’argine naturale contro ogni fenomeno di microcriminalità. Le norme non possono vivere in un mondo a parte rispetto al contesto in cui vengono applicate, e questo nostro contesto ha bisogno di regolamenti – e più in generale di una filosofia – molto diversi. A tre secoli e mezzo da Montesquieu, pochi sembrano aver capito che ciò che davvero importa nelle leggi è semplicemente il loro spirito: un divieto deve avere utilità pubblica, per non diventare una mera limitazione delle libertà e, di conseguenza, una prevaricazione. Se l’amministrazione di questa città spera che gli appelli più insensati dell’opposizione – dalla militalizzazione della città all’abbattimento dei grattacieli – cadano nel vuoto, forse potrebbe cominciare inserendo un po’ più di buon senso nelle proprie norme. Altrimenti, ragazzi, poi non stupitevi del prossimo Trump.

di Ruggero Veronese

Admin Indagatore dell'insolito e dei fenomeni inspiegabili.

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