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LA VALIGIA NAZISTA E I TESCHI ALIENI

LA VALIGIA NAZISTA E I TESCHI ALIENI

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L’Express, parla che i reperti sono stati rinvenuti da un team di esploratori russi guidati dallo scienziato Vladimir Melnikv, in una grotta sul monte Bolshoi Tjach sulle montagne del Caucaso occidentale, nella regione di Adygea, Russia.

L’emblema dell’Ahnenerbe (Forschungsgemeinschaft Deutsches Ahnenerbe e. V.) (Società di ricerca dell’eredità ancestrale traduz.).

Riporta immediatamente alle spedizioni di Himmler sparse in tutto il mondo, atte a cercare reliquie del cristianesimo come il santo Graal, la spada di Longino, ma anche tracce di vite extraterrestri, ufo o macchinari di altre civiltà evolute.

Ne è l’esempio la famosa Die Glocke (la campana) una specie di campana volante che in realtà non si sarebbe mai alzata dal suolo per più di qualche centimetro.

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Foto fatte più per propaganda che per un effettivo risultato, servivano anche per indurre i potenziali nemici a credere che i nazisti avessero armi non convenzionali per uccisioni di massa.

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Si parla che in effetti i nazisti avrebbero poi trovati nelle loro ricerche un ufo, caduto e danneggiato in maniera grave, ma basandosi sulla contro ingegneria, sarebbero riusciti a capire tante cose, ma non come fare a controllare il motore a corrente magnetica.

Questo avrebbe fatto si che non fossero in grado di farlo volare più in alto di un paio di metri, ma anche così la forza spaventosa che poteva muovere tonnellate di metallo, avrebbe spaventato tanto i capi della sezione di ricerca, da convincerli a distruggerlo per il bene della Germania.

Le uniche foto ritenute comunque veritiere e genuine sarebbero la numero uno e la due.

Le altre invece sarebbero se non false, per lo meno dubbie.

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Il mistero di questa valigia, invece sembrerebbe del tutto autentico, come il suo contenuto, comunque da interpretare in modo del tutto soggettivo.

Si pensa che Himmler avesse mandato questa spedizione, in cerca di meteoriti o altri aeroliti che avessero colpito il nostro pianeta come nel casi Tunguska del 1908.

O dove nella regione di Kishinski, vicinissima a dove venne trovata la valigia, si può registrare un’ alta radioattività naturale del tutto inspiegabile.

«Sono diversi rispetto a qualsiasi altra cosa l’uomo conosca», spiega il ricercatore russo. «Una delle caratteristiche più curiose è l’assenza della volta cranica e le mascelle, mentre le cavità oculari sono insolitamente grandi, da cui partono due lunghe escrescenze separate simili a corna. Tuttavia, le ossa facciali sono piatte, come negli ominidi».

«Il foro rotondo nella parte inferiore dei teschi è la base della colonna vertebrale», continua Melikov, «il che indica che queste creature si muovevano su due gambe. Anche se confrontato con il cranio di un orso, è difficile non pensare di avere tra le mani i resti di una creature aliena».

In queste frasi di Melikov è facile rimanere incantati dalla sua assoluta convinzione che i due teschi siano di origine non terrestre.

Il ritrovamento della valigetta e dei due teschi però potrebbe non essere il ritrovamento di una ricerca soltanto ma anche di due, il fatto infatti che la valigia e i due teschi fossero insieme, non presuppone assolutamente che fossero poi stati trovati allora sempre assieme, o magari diversamente, in due siti separati.

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Gli esami fin’ora fatti sui teschi non da una risposta soddisfacente, poiché non toglie passibilità che siano ossa di un grande animale e che sia stato poi inciso, modellato e modificato in modo da apparire non riconducibile ad un animale conosciuto, oppure c’è anche chi ipotizza che siano crani di pecore o animali simili, e che lasciti alle intemperie si sarebbero poi deformati in tal modo.

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di Maurizio Ganzaroli – HTM

Maurizio Ganzaroli
Maurizio Ganzaroli
Admin Indagatore dell'insolito e dei fenomeni inspiegabili.

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