Home controinformazione Carife e le altre. Lannutti, il ‘nemico’ della Consob che aveva previsto tutto
Carife e le altre. Lannutti, il ‘nemico’ della Consob che aveva previsto tutto

Carife e le altre. Lannutti, il ‘nemico’ della Consob che aveva previsto tutto

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Nel 2011 l’ex senatore Idv richiese l’inserimento degli scenari probabilistici: “Da allora il 47% delle subordinate vendute a piccoli risparmiatori”

Non si placano le polemiche all’interno della Consob sorte dopo il servizio di Report di domenica sera, in cui la conduttrice Milena Gabanelli ha chiesto le dimissioni del presidente dell’ente di controllo, Giuseppe Vegas, che avrebbe impostol’omissione degli scenari probabilistici (la stima in percentuale del successo dell’investimento, ndr) dai prospetti

Elio Lannutti durante un’intervista rilasciata a Pandora Tv
Elio Lannutti durante un’intervista rilasciata a Pandora Tv

delle obbligazioni subordinate vendute dalle banche dal 2010 a oggi. Nonostante il comunicato stampa in cui la Consob sosteneva l’impossibilità di inserire tali dati, per via delle restrizioni dei regolamenti europei, la vicenda sembra destinata a complicarsi: martedì pomeriggio il collegio della Commissione Consob ha approvato a stragrande maggioranza la convocazione entro 10 giorni di una commissione, proprio per discutere della possibilità di inserire gli scenari probabilistici nei prospetti bancari. Un incontro in cui, secondo indiscrezioni del quotidiano Repubblica, potrebbe accadere di tutto: “Nessuno esclude nulla, in un clima da resa dei conti che si preparava dal crac delle quattro banche”. Nella Consob di Vegas, insomma, esistono posizioni anche molto diverse da quelle del presidente.

Nel frattempo entriamo in contatto con l’ex senatore dell’Italia dei Valori Elio Lannutti, noto anche per essere il fondatore dell’associazione per i diritti degli investitori Adusbef. Lannutti fu il primo, in tempi non sospetti, a lanciare l’allarme sui rischi per i risparmiatori dovuti all’omissione degli scenari probabilistici nei prospetti: a fine 2011, in qualità di senatore, inviò un’interrogazione al ministero dell’Economia e delle Finanze (al tempo presieduto ad interim dal neo-premier Mario Monti) per chiedere lumi sull’operato di Giuseppe Vegas, nominato nel novembre 2010 da Giulio Tremonti di cui fino a quel momento era viceministro. Sono settimane turbolente per l’economia italiana, schiacciata tra il mastodontico debito pubblico e la crisi degli investimenti privati che scontano la difficoltà a erogare credito dalle banche. Monti inserisce nel decreto ‘Salva-Italia’(all’art.8) la norma secondo cui, per un anno, lo Stato si farà garante delle obbligazioni emesse dalle banche, che possono così emettere gli strumenti finanziari per cercare nuovi capitali sul mercato. L’intenzione dichiarata è quella di riaprire il circuito del credito. Si apre così una nuova stagione di emissioni obbligazionarie e di compagne per il ‘reclutamento’ di risparmiatori.

Lo scenario descritto cinque anni fa da Lannutti, alla luce di quanto accaduto in seguito, è a dir pocoprofetico. Il senatore riportava che, secondo uno studio del docente Unibo Riccardo Cesari, “i costi dichiarati nei prospetti di emissione sono di gran lunga inferiori ai costi effettivi e che le percentuali di probabilità di rendimento negativo dei titoli sono molto alte“,  e che “tali dati tuttavia non appaiono più nei prospetti che accompagnano i collocamenti obbligazionari pur se in precedenza erano stati richiesti dalla Consob”. Un dettaglio quest’ultimo correttamente riportato dalla stessa Consob nella replica a Report, anche se le linee guida dell’ente mutarono molto repentinamente l’anno successivo con l’arrivo del nuovo presidente: secondo Lannutti infatti “nonostante l’evidente importanza per la sicurezza dei risparmiatori dei suddetti scenari di probabilità, all’inizio del 2011 la Consob, contestualmente all’arrivo alla Presidenza di Vegas, ha smesso di chiedere tali tipi di analisi agli emittenti dei bond.

Da quel momento, chi investe in nuove obbligazioni emesse da banche italiane si ritrova in un campo minato: secondo Lannutti “è di tutta evidenza che la Consob dovrà emanare raccomandazioni cogenti affinché tutti gli istituti di credito che emettono prestiti obbligazionari rivolti anche ai risparmiatori pubblichino nei prospetti informativi gli scenari di probabilità”, per evitare “il rischio per i risparmiatori e non solo di non ottenere vantaggi economici ma addirittura diperdere percentuali rilevanti di capitale“. E qua entra in gioco la norma inserita nel ‘Salva-Italia’ da Monti: “Ora che gli istituti bancari hanno ottenuto dal governo la garanzia per i prestiti obbligazionari, almeno a certe condizioni, è di tutta evidenza che la Consob dovrà emanare raccomandazioni cogenti affinchè tutti gli istituti di credito che mettono prestiti obbligazionari rivolti anche ai risparmiatori pubblichino nei prospetti informativi gli scenari di probabilità”.

Il presidente di Consob Giuseppe Vegas

Cinque anni dopo Lannutti non è più senatore, non è più nell’Italia dei Valori (si è iscritto al Movimento 5 Stelle) e risponde al telefono dagli uffici dell’Adusbef. Ma le sue opinioni riguardo a Consob e Vegas non sono mutate di una virgola: “Parliamo di un signore – sono le sue parole – che è passato attraverso un sistema di porte girevoli dal governo alla Consob, dal ministero all’economia all’autorità che dovrebbe controllare la neutralità dei mercati, che in passato è stato coinvolto in maxi-inchieste come quella Unipol-Fonsai. Un uomo che ha assunto tutti i suoi amici in Consob, da Gaetano Caputi a Francesca Amaduro, con provvedimenti che il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimi. Secondo noi dovrebbe essere incriminato e rinchiuso con la palla al piede, con contestuale confisca dei beni, e non certo a capo della Consob”.

Secondo Lannutti, la richiesta di omettere gli scenari di probabilità dai prospetti delle obbligazioni aveva come ‘mandante’ l’Abi (Associazione Bancaria Italiana) e come ‘esecutori’ Consob e Bankitalia, che per aiutare le banche nei processi di ricapitalizzazione avrebbero allentato le misure di controllo e di tutela degli investitori. E il risultato, secondo i dati di Lannutti, è stato catastrofico: “Dal 2010 a oggi su 67 miliardi di obbligazioni subordinate, e quindi ‘espropriabili’ con il bail-in, il 46,3% era in mano a piccoli risparmiatori e famiglie. Parliamo della tipologia di strumento finanziario in assoluto più rischiosa e che richiede un’altra preparazione finanziaria da parte del cliente. Bankitalia è sempre stata perfettamente a conoscenza del fatto che quei prodotti tossici non avrebbero reso nulla ma non è mai intervenuta”.

Il risultato, secondo Lannutti, è “la più grande truffa mai effettuata in Italia, tutta a scapito di piccoli risparmiatori che hanno pagato di tasca propria la ricapitalizzazione, con la promessa di futuri guadagni, e ora si ritrovano senza nulla in mano. Persone che con percentuali simili di guadagni avrebbe potuto e dovuto investire in titoli di Stato dal sicuro ritorno economico: in questo modo si è danneggiato anche lo Stato, che di certo avrebbe bisogno di investitori. Se fossi in Renzi e volessi recuperare credibilità dopo la batosta delle amministrative destituirei immediatamente Vegas dalla Consob e Visco da Bankitalia, e sinceramente non mi spiego come mai non l’abbia ancora fatto visto che ne avrebbe tutto l’interesse. Ai tempi di Berlinguer si difendeva la questione morale, ma ora il Pd è diventato un ogm, un ex partito di sinistra che a Roma viene votato solo al Parioli perchè non difende più la povera gente”.

Che fare allora? La buona notizia è che il caso sta venendo alla luce e che potrebbe rivelarsi un efficace asso nella manica dei risparmiatori in tribunale: “Ora – continua l’ex senatore – c’è la prova provata di un presidente Consob ossequiente verso le banche, che ha continuato a omettere dati che avrebbero messo in guardia i risparmiatori dagli investimenti rischiosi. Se ho fiducia nella magistratura? Dipende da quale magistratura: se parliamo di situazioni come quella di Vicenza, dove ho prodotto un dossier su un magistrato costretto a dimettersi perchè non voleva archiviare Zonin (ad di PopVicenza, ndr), direi proprio di no. Spero che anche il risultato delle elezioni di domenica sia un segnale e dia speranza e coraggio ai tanti magistrati che devono applicare la legge e che si ritrovano a fronteggiare i criminali seriali che hanno rubato il futuro all’Italia“.

di Ruggero Veronese

Articolo gentilmente concesso dalla redazione di ESTENSE.COM

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